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Tutti a bordo appassionatamente cambiare vita con “Vela Social”

GENOVA. La prima lezione è che per stare a galla non serve conoscere il nome di tutte le vele, e che non sempre il vento è a favore. C’è chi su una barca non c’è nemmeno mai salito, tra i ragazzi che arrivano per la prima volta sul mare di Prà, per le uscite a vela gratuite dell’associazione sportiva dilettantistica Il Pontile, circolo storico dal ’68, quasi duecento soci che si conoscono da una vita. Ci sono adolescenti difficili, seguiti dalle cooperative sociali. Giovani delle periferie, molti stranieri, e poi ragazzi disabili, giovani non vedenti. Ma qui, con addosso la maglietta del Pontile e il vento che ti schiaffeggia, non fa niente da dove vieni: conta solo la direzione che vuoi prendere. Si chiama “Vela social”, il progetto di uscite in barca gratuite che ha già ricevuto oltre cento richieste in pochi giorni. Provenienti da tutta Italia: e per tutta la giornata di oggi, al Pontile, ci sarà una grande festa. Per presentare l’iniziativa: e raccogliere nuove adesioni. “Le richieste ci arrivano da reparti ospedalieri che fanno riabilitazione, dall’associazione X Fragile, dai reparti di psichiatria, da associazioni di non vedenti racconta Lidia Schichter, ex campionessa di vela che da anni si occupa di attività sociali e culturali con i disabili perché l’idea è di uscire in mare per stare insieme. I soci mettono a disposizione le loro imbarcazioni, non solo a vela ma anche a motore: cinque barche ogni venti persone. Spesso i proprietari sono milanesi o bresciani, che nel fine settimana vengono a Genova. Questo incontro li colpisce profondamente: è uno scambio reciproco”. Nelle settimane scorse un ragazzo marocchino, immigrato a Genova da poco, ha chiesto di poter portare sua madre che era venuta a trovarlo. Lei all’inizio era timorosa, è salita sulla barca con il Chador, tenendosi stretta al figlio. “Quando è scesa ricorda Lidia era raggiante”. A salire a bordo, oggi, ci saranno anche i ragazzi seguiti dai servizi sociali. Che vengono da quartieri difficili, famiglie disagiate, hanno lasciato la scuola. Eppure, non hanno nessuna difficoltà a seguire la disciplina del mare. Perché quando il vento e le onde si alzano, le regole sono ferree e non puoi sbagliare. “Le reazioni sono tutte di grande entusiasmo racconta ancora Lidia Schichter molti ragazzi chiedono di ritornare, per loro è un’occasione incredibile. A cosa può servire? Per queste persone non è solo una bellissima gita: ti porta lontano dai tuoi problemi. Per questo stiamo pensando di estendere questa attività anche chi soffre di demenza senile e di Alzheimer. Io sto frequentando un master sperimentale a Milano dedicato a queste patologie. E le ultime frontiere sono proprio approcci terapeutici non farmacologici, per far riaffiorare frammenti di memori”. Per i più portati, l’esperienza non si ferma qui. “L’istruttore il primo giorno dà qualche rudimento raccontano Mauro Cavani e Raffaele Zini del Pontile poi chi vuole provare segue la barca su un gommone. E sale a bordo. Chi davvero ha stoffa, entra nella nostra squadra agonistica. Ma deve prendere la cosa sul serio”.

di Enrica Manna

 

PressIN anno VII / n. 1439 La Repubblica del 21062015

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