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Tennis inclusivo: la sfida di Atlha La presidentessa? E’ Naomi Campbell

TRENNO. Se siete interessati al tema della disabilità, è altamente probabile che abbiate già sentito parlare di Atlha. Il suo nome è formato dall’acronimo “Associazione Tempo Libero per Handicappati” e la sua attività è cominciata nel lontano 1986, grazie al compianto fondatore Lino Brundu. Sono molti i personaggi famosi che hanno sostenuto i suoi progetti: basti dire che la presidentessa onoraria è una certa Naomi Campbell…

Dal 1992, Atlha gestisce la Cascina Bellaria, al Parco di Trenno, e in questi trent’anni ha sviluppato diverse tipologie di attività, dall’organizzazione di viaggi per disabili in Australia e Giappone ad uno splendido parco giochi accessibile a tutti, proprio nel cuore del parco. A pochi metri di distanza, al confine con il celebre centro sportivo Harbour Aspria, Atlha gestisce anche tre campi da tennis e calcetto, che negli ultimi mesi sono stati rilanciati grazie ad un interessante progetto legato allo sport inclusivo. La ragione sociale non ha molto a che vedere con lo sport, quindi negli scorsi anni Atlha si è anche interrogata sull’opportunità di proseguire con la concessione degli impianti, di proprietà comunale. L’ingresso di nuovi soci e collaboratori ha portato ad un nuovo filone di attività, con un entusiasmo che si è riflesso anche negli interventi strutturali che hanno permesso di rimettere a nuovo i campi. La vera novità è però su come essi vengono usati e la tappa del 1 maggio della Festa dello Sport, organizzata con il Consiglio di Zona, ha messo in luce le potenzialità del tennis inclusivo, ovvero quello che permette la partecipazione di persone in carrozzina, non vedenti o ipovedenti. Il tennis in carrozzina è sbarcato in Italia nel 1987 e sostanzialmente non presenta differenze regolamentari rispetto a quello per normodotati. L’unica discrepanza sta nel fatto che la pallina può essere colpita dopo il secondo rimbalzo, ma nella pratica sono pochi i giocatori che si avvalgono di questa facoltà. Il problema di fondo è ovviamente la mobilità sul campo e quindi è determinante il tipo di carrozzina che viene usato: quello ideale ha le ruote scampanate, i ruotini antiribaltamento e una maneggevolezza superiore a quella che si usa nella vita quotidiana. Il costo è rilevante, ma la federtennis ha stipulato un interessante accordo con l’azienda che la produce, grazie al quale i circoli che intendono sperimentare questa attività ne ricevono un esemplare in comodato gratuito per tre mesi. Il “wheelchair tennis” prevede l’uso delle braccia sia per utilizzare la racchetta, sia per muovere la carrozzina, ma per chi ha una disabilità anche agli arti inferiori c’è la categoria “quod”, con il movimento elettrico delle ruote e la racchetta che solitamente viene legata alla mano.

Ancora più stupefacente è il tennis per non vedenti, che evidentemente ha bisogno di modifiche più corpose rispetto a quello tradizionale. Il campo è più piccolo, ma soprattutto si usa una pallina sonora, che permette ai giocatori di individuarne la posizione grazie al rimbalzo. Per questo motivo, è vietato il gioco al volo. Anche in questa specialità, la pallina può essere colpita dopo uno o due rimbalzi, ma soprattutto serve assoluto silenzio a bordocampo. In base al grado di vista residua, i giocatori si distinguono in B1, B2 e B3 e, per evitare scontri impari, chi vede meglio dell’avversario viene bendato con una mascherina del tutto simile a quella che si usa per dormire senza essere disturbati dalla luce del sole. Nata vent’anni fa in Giappone, ad opera di un ragazzo non vedente che voleva giocare con i proprio fratelli, questa disciplina sta gradualmente espandendosi in vari paesi e la speranza dei suoi cultori è che entro il 2020 possa approdare alle Olimpiadi, anche solo a scopo dimostrativo. Intanto, va accolta con grande favore la decisione di Atlha di puntare su queste forme di sport inclusivo per aprire una nuova fase nella gestione del centro sportivo affidatole. Attraverso queste attività, i disabili interagiscono con i normodotati, sviluppano le abilità residue e, come ognuno di noi, sfidano costantemente loro stessi, nel tentativo di superare i propri limiti.

Affari Italiani del 02­05­2016

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