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Menu nella lingua dei segni in pub, ristoranti e birrerie

Parte da Trieste il progetto pilota rivolto alla comunità delle persone non udenti. Inserite nei listini immagini che aiuteranno a ordinare birre, bibite e caffè.

TRIESTE. A partire dai prossimi giorni verranno distribuiti in circa 500 locali della provincia depliant e locandine con grafica e foto curate da Barbara Cova. La stampa dei menù speciali, realizzati in lingua dei segni, nasce dall’intesa stipulata da Ente nazionale sordi, Comune e Federazione pubblici esercizi. All’interno dei menù sono presenti 14 rappresentazioni che fanno riferimento all’ordinazione delle bevande più diffuse, dalla birra alla spina al calice di vino. di Francesco Cardella Piccoli gesti e simboli semplici per una nuova comunicazione. Si chiama “Ascoltare con gli occhi, parlare con le mani” e non è il titolo di uno spettacolo ma un progetto curato dall’Ente nazionale sordi in collaborazione con l’assessorato alle Politiche Sociali del Comune e la sezione provinciale della Fipe. L’iniziativa si basa sulla creazione di menù speciali perché redatti nella lingua dei segni. Si tratta di listini con immagini di “ordinazioni” codificate tramite la manualità: un vademecum visivo per agevolare sia i non udenti sia camerieri ed esercenti. I menù nella lingua dei segni verranno realizzati sotto forma di depliant e locandine, con grafica e fotografie a cura di Barbara Cova, e distribuiti dalla Fipe entro pochi giorni in almeno 500 locali della provincia. Si tratta di un progetto pilota che vede Trieste all’avanguardia in Italia, come dimostrato anche dal recente avvio del sistema di contatto “Salvavita” (il Pedius) e dalle novità, questa volta in ambito museale, che dovrebbero decollare a partire dal mese di ottobre. La gestualità descritta all’interno degli innovativi menù Lis non appare poi così complessa, anzi. Le modalità illustrate appaiono dirette, a volte persino elementari. È il caso della procedura da seguire per ordinare un caffè: due dita che reggono una virtuale tazzina. Al momento la nuova iniziativa si traduce complessivamente in 14 raffigurazioni che fanno riferimento all’ordinazione della gamma delle bibite più popolari: dal caffè, appunto, alla birra (alla spina oppure in lattina) fino all’amaro e al vino. In prospettiva, però, lo stesso metodo potrebbe essere applicato anche ad tipologie di prodotti, e non solo a carattere alimentare: «Vorremmo soltanto che le persone normodotate potessero rapportarsi con i non udenti in maniera più lineare, senza troppo imbarazzo – ha suggerito Barbara Cova, rappresentante dell’Ente nazionale sordi e tra le ideatrici del progetto. E tutto questo pur rispettandone il limite, superabile proprio con la conoscenza della lingua dei segni». L’uso di questo tipo di linguaggio, peraltro, è condizionato da una serie di limiti, trisyemente noti a chi deve fare i conti con una disabilità diffusa, ma invisibile, come la sordità. Il codice Lis infatti esiste ed è adottato, ma non gode in Italia del riconoscimento ufficiale, concesso invece ad esempio nella vicina Croazia dallo scorso luglio. Proprio la battaglia per il riconoscimento assilla da tempo i vertici dell’Ente nazionale sordi, alle prese sia con iniziative di sensibilizzazione che abbracciano le caratteristiche di questo tipo di disabilità, sia con progetti che puntano alla piena integrazione sociale e della comunicazione. Temi, questi ultimi, che almeno a Trieste sembrano aver trovato piccoli spazi di accoglienza e ascolto. Un esempio proviene dall’iniziativa degli “Aperitivi Silenziosi”, tappe da consumare in compagnia all’interno di esercizi pubblici, dove poter respirare la convivialità con la forza di antichi segni e nuovi simboli di aggregazione. Il nuovo appuntamento degli “Aperitivi Silenziosi” è in programma proprio oggi, dalle 20.30, nel locale “Primo” di via Santa Caterina, teatro della vernice dei menù che invitano ad ascoltare con gli occhi e a parlare con le mani.

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