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La vita con un figlio autistico

ORISTANO. Il primo passo è prendere consapevolezza della malattia, dicono gli specialisti. Poi bisogna accettarla e non vergognarsi «se tuo figlio urla o si butta in terra in un locale» racconta Graziano Masia da vent’anni è in prima linea per i diritti dei ragazzi con autismo e delle loro famiglie. Un percorso lungo e difficile fatto di piccole ma grandi conquiste. L’ultima è il centro diurno aperto in via Cimarosa grazie a una sorta di colletta tra genitori, con i fondi per le disabilità gravi della legge 162. Ma tanto si fa anche a scuola, grazie allo Sportello autismo provinciale aperto un anno fa dall’Ufficio scolastico.

LA STORIA. La diagnosi era stata fatta quando Nicola aveva tre anni. «Non parlava e non ci guardava negli occhi – racconta – era troppo strano per un bambino di tre anni e così abbiamo iniziato i vari controlli». Dopo la diagnosi, lo smarrimento e la paura per il futuro. «Poi grazie a un’associazione nazionale abbiamo intrapreso un percorso di consapevolezza e abbiamo iniziato a guardare nostro figlio con occhi diversi». Nessuna vergogna, nessun atteggiamento eccessivamente protettivo per una persona che ha bisogno di aiuto ma che ha anche «ha diritto ad uscire – spiega Masia – alla sua autonomia e a costruirsi un futuro».
Ed ecco che Nicola va a scuola, ha seguito programmi specifici, oggi frequenta l’ultimo anno dell’istituto d’arte e «ama tantissimo le attività manuali, soprattutto lavorare il legno». Un percorso faticoso anche per i genitori: «Per me e mia moglie è stato fondamentale il confronto e la condivisione con altre famiglie che vivevano i nostri stessi problemi». Ed è così che è nata l’associazione Autismo Sardegna , di cui Masia è presidente e da alcuni mesi il nuovo progetto. «Con altri genitori abbiamo pensato che sarebbe stato più efficace utilizzare i fondi della legge 162 per creare un centro diurno piuttosto che per pagare un educatore e tenere i ragazzi a casa» spiega. Una vera scommessa: al centro i ragazzi sono seguiti da un gruppo di psicologi, e monitorati costantemente dagli specialisti. «Al momento ci sono sette ragazzi dai 13 ai 40 anni – va avanti – possono fare laboratori di cucina, ma anche imparare ad andare a fare la spesa».

I DATI. Nelle scuole della provincia si registrano complessivamente 130 casi. «Nella scuola dell’infanzia tra i nuovi alunni disabili il 73 per cento ha la diagnosi di disturbo dello spettro autistico», spiega Emilio Chessa , dell’Ufficio scolastico provinciale. «Su 26 alunni disabili nuovi iscritti nelle scuole dell’infanzia, 19 sono affetti da autismo». La settimana prossima si terrà un corso di formazione organizzato in collaborazione con l’istituto Othoca e il Centro Victor dell’Ufficio scolastico.

di Valeria Pinna

L’Unione Sarda del 04-03-2017

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