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Io, madre di un Asperger sola nella terra di mezzo

La testimonianza. Obbligata a uscire dalla provincia, diagnosi dopo 12 anni. Bello, sano, 10
punti di indice Apgar alla nascita, ok tutto a posto. Comincia nel migliore dei modi la nostra
vita insieme. «Ehi! Hai quasi due anni! Mamma? Papà ? Pappa? Non li dici?». Sguardi intensi,
indicazioni con il ditino, ma nemmeno una parola. Quasi tre anni. Nulla. «Rimanga a casa con
lui, non parla perché è arrabbiato per il suo rientro al lavoro». Fatto. Inizia a parlare molto bene,
anzi legge perfettamente. «Ma scusi signora come ha fatto a insegnare a leggere a un bimbo di
tre anni?». No, no, ha fatto tutto da solo. Impressionante! Conosce tutta la geografia, capitali di
ogni stato, bandiere, mari, monti , fiumi. Incastra puzzle alla velocità della luce, ma cosa è
quello strano modo di sventolare le manine? Perché si mordicchia le maniche incessantemente?
Perché è inconsolabile se non si trova subito un Gormita dei suoi 130 che conosce uno a uno?
«Signora, non è niente, ma ci vuole della psicoterapia». Sei anni. Scuola primaria, nessun
problema scolastico. Ma si fa troppo gli affari suoi, esplode di rabbia se una maestra si
contraddice, se la matita sparisce. La psicoterapia continua. E continua anche il mistero.
Iniziano le medie, continuano i successi ma lui non tollera alcun imprevisto, nemmeno il
castigo di classe, perché lui «non ha fatto niente». Nervosismo per ogni sciocchezza, tanta
ansia. Mi dicono che a Verona ci sia un’ottima neuropsichiatria infantile. Andiamo a Verona.
Sei volte, test, prove scritte, neuropsichiatra più psicologa, colloqui, immagini da decifrare.
«Signora si rende conto del grado di intelligenza di questo ragazzino (ormai dodicenne)?». Beh
sì, ma non è sereno, a volte è bizzarro. «Certo signora, suo figlio è Asperger». Ah. Che sarebbe,
scusi? «È una sindrome dello spettro autistico, una neuro diversità. Diciamo che ha delle
difficoltà nelle competenze sociali. Non ha il naturale istinto sociale a sentire le emozioni
altrui». E cosa devo fare? «Guardi, lui è poco compromesso, sono in tanti ad essere così, famosi
sa? Quindi per ora se nessuno a scuola si fa vivo non faccia nulla e non dica nulla. Si faccia
aiutare dalla famosa neuropsichiatra delle sue parti, amica del nostro dottore e tanti saluti». La
famosa neuropsichiatra è molto brava e davvero onesta: «È inutile che lo porti qui, quel che ha
lui non è nulla rispetto ai disturbi autistici seri. Se la caverà». E a lui? Cosa dico a lui? «Si
regoli da sola, veda lei». Allora via con la navigazione selvaggia. Associazione nazionale,
Spazio Asperger , libri su libri, forum con ragazzi Asperger, un incubo. Arriva il momento delle
superiori. Dio mio che succederà? Già a fine medie, alla festa di chiusura urla in mezzo a tutti :
«Sono invisibile per voi? Sono un puntino in bianco e nero in un mondo a colori!». «Mamma
aggiustami!». «Amore non sei rotto….funzioni in un altro modo, ma sei sano!». Ma io capisco
che è giunto il momento della verità. Pian piano spiego a lui la sindrome, lascio che sbirci i siti
che consulto e naturalmente, dato che non gli sfugge nulla, ecco la domanda: io sono Asperger
vero? Sì. «Come Sheldon Cooper di Big Bang Theory»? Intanto trovo un centro a Crema con
gente davvero esperta in fatto di Asperger e lì lui prende atto pian piano della cosa. Arriva il
momento di iniziare la scuola superiore e lui sceglie il liceo scientifico, ma dove? Decido di
preparare il terreno, per la prima volta scelgo di dichiarare la sua particolarità seppur senza
alcuna certificazione (perché ancora oggi non sembra necessaria ed è forse anche
controproducente), basta una relazione del neuropsichiatra di Crema, del resto non gli serve
nessun sostegno scolastico. Grazie al cielo trovo una grande accoglienza all’Isis Majorana di
Seriate dove da poco era nato anche il liceo scientifico. La dirigente mi ascolta, coinvolge il
responsabile dei famosi Bes, e comincia la nuova avventura. I risultati sono sempre eccellenti,
responsabile dei famosi Bes, e comincia la nuova avventura. I risultati sono sempre eccellenti,
ma la cosa più importante è la grande collaborazione dei suoi insegnanti, sempre pronti ad
ascoltare e a confrontarsi per il bene di mio figlio. I compagni però sono perplessi e allora
decido di far intervenire la psicopedagogista che lo segue a Crema. Mini conference in classe
che in una mattina chiarisce le caratteristiche dell’essere Aspie, riesce ad affascinarli tutti, lui
partecipa coraggiosamente alla spiegazione e risponde a tutte le loro domande. L’adolescenza
avanza ed è un mare in cui lui vorrebbe tanto nuotare, ma non ce la fa. Fuori dalla classe è solo,
tanto solo. I ragazzi a questa età cambiano, sperimentano, lui non tiene il passo. La sua rigidità
non glielo permette o meglio richiede più tempo e come si fa? Non esistono centri di
aggregazione per ragazzi Asperger, esistono centri per « curare», ma lui non è malato.
Fortunatamente ha conosciuto un ragazzo Aspie che vive vicino a noi, è già un mezzo miracolo.
Essere madre di un Asperger è difficile, tremi al pensiero del suo futuro, ma sai che merita
tanto. Ti piange il cuore ogni volta che lo vedi uscire da scuola senza nessuno che gli cammini a
fianco, ogni volta che scopre che i compagni sono in giro e a lui nessuno lo dice. Tu ci provi a
suggerire: «Ma perché non lo dici ai tuoi compagni quando gli passi i compiti? Ehi! Per i
compiti mi cercate, ma per far qualcosa insieme non esisto?». «Mamma! Voi vivete nel mondo
degli ideali, noi in quello delle verità. Se mi chiedono un favore e scelgo di farlo, io lo faccio
senza un altro scopo». Questa è la verità. Che dire? Chapeau ragazzo mio! Ragazzi della «Terra
di mezzo», non disabili, senza diversità visibili agli occhi, ma fragili e sperduti in un mondo
che troppo spesso non comprendono. Nessuno se ne fa carico e nessuno di noi lo vorrebbe fra
l’altro, non chiediamo pensioni o sussidi, ma nemmeno aspettare 12 anni una diagnosi,
nemmeno spostarsi di provincia una volta a settimana per farli parlare con qualcuno competente
perché qui in Bergamasca le liste d’attesa sono lunghissime, nemmeno dimenticare di esistere
per immergersi in un mondo che si è costretti a imparare da autodidatta, perché non esiste nulla
per chi sta nella terra di mezzo.
Stefania

 

L’Eco di Bergamo del 13­-06­-2016

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