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I sarcofagi per i non vedenti

Resi fruibili alcuni tra i beni archeologici più importanti della Cattedrale di Salerno. SALERNO. Nasce così l’ambizioso progetto che ha visto la collaborazione della Soprintendenza per le Belle arti di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, con l’Università di Salerno, la Curia diocesana, il Rotary Club Salerno e l’Unione ciechi salernitana, per la realizzazione di un nuovo apparato didattico­ esplicativo. I sarcofagi del Duomo sono stati corredati di apposite tabelle in plexiglass riportanti, in aggiunta alle didascalie in lingua italiana ed inglese, anche le scritta in braille per i non vedenti. Inoltre, per i sarcofagi più importanti è stata prevista, oltre alla scritta, anche la lettura tattile dell’opera, ovvero la rappresentazione in rilievo di immagini dell’opera stessa, in modo che i non vedenti possano averne anche una percezione formale. In aggiunta è stato previsto un sistema di app che mette a disposizione di ciascun visitatore informazioni aggiuntive cui accedere attraverso il proprio smartphone. Questa iniziativa, promossa dal Rotary club di Salerno, con la presidenza di Vittorio Salemme, è stata curata dalla Soprintendenza, attraverso l’istituzione di un gruppo di lavoro diretto da Antonio Braca. La realizzazione è stata affidata alla cooperativa salernitana “Leggere chiaro” collegata con l’Unione ciechi di Salerno. «Si tratta di un esperimento unico in Italia fino a questo momento –spiega Vittorio Salemme, presidente del Rotary club Salerno – perché iniziative del genere hanno sempre riguardato singole opere, mentre il nostro è un intervento diffuso che ha interessato ben diciotto sarcofagi. Sono contento di aver potuto realizzare un’idea a cui tengo molto e che, da presidente, ho potuto mettere in atto». «Quando si entra nel quadriportico del Duomo di Salerno si incrociano numerosi sarcofagi di età romana – spiega Antonio Braca, storico dell’arte della Soprintendenza per le belle arti e paesaggio di Salerno ed Avellino – quasi sempre ci si passa davanti senza alcun interesse. Ciò è dovuto all’assenza di conoscenza anche delle informazioni più elementari. In realtà si tratta di uno straordinario patrimonio archeologico che, finalmente, viene restituito alla città con un apparato che tende ad includere e non ad escludere i disabili visivi». La presentazione del nuovo sistema si terrà domani alle 17,30 nella Cattedrale di Salerno alla presenza dell’arcivescovo Moretti, della aoprintendente Casule, del sindaco Napoli, del presidente del Rotary club Salerno Salemme, con la partecipazione del professore Luca Cerchiai dell’Università di Salerno e di Francesco Cafaro, presidente dell’Unione ciechi di Salerno. È prevista un’illustrazione delle opere a cura di Antonio Braca, che in quest’occasione presenta un catalogo sui sarcofagi del Duomo, pubblicato dalla Gaia Edizioni. Il nuovo apparato didattico del Duomo di Salerno segna un importante traguardo: l’abbattimento delle barriere percettive deve essere posto al centro dell’interesse di chi progetta gli spazi ed ambienti culturali, perché diventino spazi vitali per chi li frequenta. Ed è importante che tale iniziativa parti da beni così importanti come i sarcofagi. I sarcofagi romani presenti nella cattedrale di Salerno raccontano la pagina più antica della storia del complesso. La pratica di utilizzare sarcofagi romani, provenienti dalle città imperiali, per la sepoltura di uomini illustri è infatti collegabile alla fondazione stessa della Cattedrale ed in particolare alla sepoltura del papa Gregorio VI. Si distinguono diverse tipologie di sarcofagi: quelli destinati agli ecclesiastici sono aniconici, ovvero non contaminati da raffigurazioni mitologiche pagane, mentre quelli prescelti per alti dignitari o personaggi illustri sono vere e proprie casse istoriate caratterizzate dalla presenza di immagini e di sculture ad altorilievo, che quasi sempre raffigurano un mito o significati allegorici. A questa seconda tipologia appartiene il sarcofago di Guglielmo d’Altivilla. Una volta perso l’utilizzo per la sepoltura a partire dal ‘700, resta comunque intatto l’importantissimo valore di testimonianza archeologica e documentale dell’arte romana.

di Larisa Alemagna

La Citta’ di Salerno del 15­06­2016

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