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Dove sono i disabili? Tutti in handbike

«Ma i disabili dove sono?» si chiede con non celato scoramento Lorenzo Borghi, vicepresidente della Lipu durante il convegno Parchi naturali e didattici: una bella storia da comunicare organizzato, lo scorso 24 giugno, presso il Parco di San Rossore (Pi) da Cerpa Onlus (Centro europeo di ricerca e promozione dell’accessibilità. «Fino a 4 anni fa avevamo una barca accessibile per far visitare un’oasi faunistica (l’Isola bianca) nel delta del Po a Ferrara e l’abbiamo dovuta restituire al Comune per inutilizzo. Anche il centro di recupero avifaunicolo Il giardino delle capinere (accessibile e dotato di scooter elettrico per le persone con ridotta mobilità) – prosegue – non è frequentato da persone con disabilità. Su 4 mila visitatori all’anno, nessuno con disabilità. Perché?». Una prima risposta, l’ha data il presidente del Cerpa, l’architetto Gaetano Venturelli: «Giudicando da tutti gli amici che postano foto su Facebook, sono tutti in handbike». Un guizzo ironico che però dice molto. Già, fuor di metafora, spiega che anche le persone con disabilità, come ogni essere umano, sono alla ricerca di sensazioni ed esperienze che li vedano tra i protagonisti. Una pedalata all’aria aperta, un po’ di sport… e, perchè no, il “sollevamento della forchetta” in qualche ristorante lungo il percorso. Troppo spesso togliamo le barriere, ma non diamo un’anima ai luoghi, ci dimentichiamo del lato umano, della sfera emotiva. Si rispettano le leggi, ma poi? Una scatola vuota. Già il più accessibile degli edifici non mi regalerà mai quelle sensazioni che cerco se non è riempito di contenuti, di esperienze da vivere, di oggetti da ammirare, toccare. Di attività che valorizzino ciò che so fare. O mi aiutino a impararne di nuove. La società è cambiata, da spettatori ci si è trasformati in attori, quasi bulimici, in perenne movimento. Si salta da un corso, oggi sarebbe meglio parlare di workshop, ad un altro, da una sensazione ad un’ altra. E con la società sono cambiate anche le persone con disabilità. E non poteva essere diversamente essendone naturalmente parte integrante. Anche il disabile vuole fare. Così diventa evidente lo scollamento tra l’aspettativa di chi abbatte le barriere architettoniche e i desiderata di chi vuole usufruire di quell’accessibilità. Troppo spesso si pensa che abbattere la barriere fisiche che impediscono l’accesso alle persone con disabilità garantisca di per sé un fattore di attrazione. Come se questa operazione garantisse immediatamente l’arrivo di centinaia di disabili. Il risultato è una delusione e un freno a proseguire verso l’eliminazione di barriere fisiche. Non è così e non lo sarà mai fino a quando continuiamo a pensare che il problema sia solo fisico. Fino a quando si continuerà a pensare che “loro”, i disabili, cercano qualcosa di diverso da “noi” gli abili. Voi andreste in un luogo dove l’unica cosa che si può fare è stare seduti? L’Expo, a cui personalmente non ho lesinato critiche, ha avuto il merito di rendere i contenuti fruibili. L’accessibilità era uno strumento non l’obiettivo. Attraverso un design per tutti oltre 35 mila persone con disabilità hanno potuto vivere l’esposizione universale, mescolarsi tra la folla, perdersi tra gli stand, imparare, provare… assaggiare. Alla risposta di Venturelli, sostituirei, dopo una riflessione, la frase: «I disabili vanno dove sanno di vivere un’emozione». Personalmente, per esempio, non conoscevo l’accessibilità del centro di recupero della Lipu e la possibilità di fare i “volontari” per un giorno magari vivendo l’attimo in cui a un uccello curato viene restituita la libertà. Il sito non specifica l’attività che può essere vissuta e l’accessibilità si “perde” nel testo di descrizione. E ancora non sapevo della fruibilità del parco di San Rossore (Pisa) dove si è svolto il convegno. Non c’è traccia sul materiale in distribuzione al visitor center dei percorsi ad hoc che sono stati studiati per i visitatori con problemi di mobilità. Questa ex tenuta del Quirinale e ancor prima dei Savoia (hanno soggiornato qui numerosi presidenti della Repubblica da Gronchi in poi sino al 2000, anno in cui la proprietà passa alla Regione) di 5 mila ettari, coperta di boschi, che degrada sul mare offre un incredibile varietà di flora, un immenso patrimonio che comprende ben 5 riserve naturali. I sentieri stabilizzati consentono diverse passeggiate in sedia a rotelle e in handbike, mentre una meravigliosa passerella in legno che scavalca una duna consente di affacciarsi su un tratto di costa incontaminata (tanto incontaminata che ci depositano le uova persino le tartarughe Carretta Carretta). A sera poi, sui prati della tenuta, pascolano daini e animali selvatici e non mancano nemmeno i dromedari. E queste, se volete, chiamatele emozioni.

Blog Invisibili ­ Corriere della Sera del 04­07­2016

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