Blog

Con le vibrazioni a colori il concerto e’ anche per sordi

PERUGIA. «I l mondo è innanzitutto vibrazione », spiega Stefano Bollani. «Noi stessi vibriamo ad una certa velocità e riceviamo informazioni in continuazione. Per un musicista, quindi, è affascinante confrontarsi con un mezzo capace di trasmettere ai sordi la parte migliore della sua musica, le frequenze positive che essa emana; insomma, il suono spogliato da ogni possibile orpello». Una nuova esperienza sensoriale sta infatti prendendo piede quest’estate sui palchi del jazz, rendendo accessibile la musica neroamericana anche a una categoria solitamente tagliata fuori da esperienze acustiche, quella dei sordi. Sì, sordi e non «non udenti » ci si ostina spesso a chiamarli in nome di un “politically correct” che non esiste. «La fruizione è molto semplice», spiega l’architetto Gregorio De Luca Comandini dello Studio Nebula, creatore con lo studio di design Noidea Lab delle “Sensitive Spheres” che integrano la percezione uditiva con stimoli tattili e visivi per regalare ai sordi l’esperienza della musica. «Ritmo e tonalità sono dati dal tipo di vibrazione delle sfere, la frequenza dall’intensità luminosa, mentre il “mood” dal colore della luce. Insomma, sonorità dolci producono tonalità rosse, arancio, viola, mentre sonorità fredde tendono verso il ciano, il blu, il verde elettrico. L’idea è stata sviluppata sui palloncini volanti che i sordi portano ai concerti per entrare in relazione con lo spettacolo attraverso la vibrazione prodotta delle onde sonore sulla superficie del gonfiabile tesa dal gas. Noi imitiamo quell’impulso attraverso dei trasduttori cablati, realizzando la sinestesia tra aria e superficie attraverso dispositivi elettromagnetici ». Presentato al Torino Jazz Festival in occasione del concerto di Fabrizio Bearzatti, il progetto Spheres ha fatto un salto di qualità la settimana scorsa ad Umbria Jazz incontrando la musica di Stefano Bollani, in scena con il tributo a Frank Zappa di “Sheik yer Zappa”, e quella del “Brass Bang!” di Paolo Fresu. «A Perugia abbiamo introdotto un’innovazione capace di affinare ancora di più l’esperienza percettiva con l’introduzione di una manopola attraverso cui l’utente può far riprodurre dalla sfera anche un solo strumento o una sola tipologia di strumenti evitando la confusione fra le varie fonti di suono », prosegue De Luca Comandini a proposito del progetto finanziato dal colosso giapponese Toyota. «Ora stiamo ci guardando attorno per trovare un artista che sposi questa innovazione togliendogli la sporadicità che ha avuto finora. Il futuro delle Spheres, comunque, non è vincolato al jazz perché fra le più pressanti richieste della comunità non udente c’è quella di per utilizzare le Spheres per ballare». Appoggiando le mani sullo strumento all’audioleso come all’udente si apre un mondo concorda Giuseppe Petrucci, presidente dell’Ente Nazionale Sordi. «Si tratta di un progetto che sfrutta appieno le potenzialità delle nuove tecnologie e non crea divisioni, ma unisce le persone in un’esperienza musicale ricca e realmente paritaria». Insomma la sordità, se non superata, può essere almeno aggirata. Prova ne sia il fatto che da tempo ormai nelle scuole di musica inglesi i disabili non vengono più giudicati sulla base dei loro impedimenti fisici ma su quella delle loro capacità artistiche. «Prendiamo il caso di Evelyn Glennie, la famosa percussionista scozzese sorda», prosegue Bollani. «Suona la classica gli strumenti più vicini alla vibrazione che ci sono, percependone fino in fondo l’energia. Quindi innovazioni come le Sensitive Spheres servono non solo alle persone affette da sordità, ma pure a noi per capire come fanno le persone affette da danni all’apparato uditivo a sentire musica e a lasciarsi emozionare da essa».

di Alessio Gatto.

Press-In anno VII / n. 1800 Avvenire del 04-08-2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Skip to content