Category: Tempo libero ed esperienze lavorative

La natura sempre piu’ accessibile

Tra le varie iniziative di Federtrek – Escursionismo e Ambiente, Ente di Promozione Sociale nato per promuovere l’escursionismo come conoscenza del territorio e tutela dell’ambiente, vi sono anche quelle rivolte a persone con diverse disabilità, per far vivere loro splendidi scorci naturalistici del nostro Paese, senza problemi di accessibilità. Ed è in questo àmbito che il 10 luglio si è svolta in diversi territori la prima edizione della manifestazione “Natura senza barriere”

Promozione dell’escursionismo come conoscenza del territorio e tutela dell’ambiente a vari livelli: è sostanzialmente questo il motivo per cui è nato nel 2010 l’Ente di Promozione Sociale Federtrek – Escursionismo e Ambiente, che tramite le numerose organizzazioni affiliate, declina le proprie proposte tra escursioni, gite e corsi durante tutto l’anno, rivolgendosi a diversi destinatari. La manifestazione più visibile è certamente la Giornata Nazionale del Camminare, giunta ormai alla sua quinta edizione, che anche quest’anno, il 9 ottobre, porterà a camminare tante persone in varie città e non solo.

Tra le varie iniziative, poi, è certamente degna di nota anche l’organizzazione di escursioni rivolte alle persone con disabilità (motoria, sensoriale e intellettiva), tramite Associazioni di settore, come, per citarne solo una, Il Cammino Possibile di Roma, già organizzatrice per lungo tempo dell’evento Montagna senza barriere. Vanno ricordati in tal senso Insieme si può, che nel mese di maggio si articola su dibattiti, escursioni e spettacoli, all’insegna della solidarietà e della condivisione dell’esperienza escursionistica, ma anche la partecipazione, nel 2014, al Festival del Camminare di Bolzano e nel 2015 alla Montagna per tutti in città, organizzata dal CAI di Torino o al raduno nazionale di joelette, lo speciale “ausilio da montagna”, organizzato a Lama dei Peligni (Chieti) dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Majella Sporting Team.

Proprio quale naturale evoluzione della citata iniziativa Montagna senza barriere, si è svolta con successo, il 10 luglio scorso, la prima edizione di Natura senza barriere, che ha consentito a numerose persone con disabilità di vivere sino in fondo alcuni splendidi scorci naturalistici del nostro Paese. Per capirlo, basti solo pensare a coloro che hanno aderito e ai territori in cui hanno promosso in contemporanea le rispettive escursioni: il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino (Trento); il Parco Naturale dei Monti Lucretili, con sede a Palombara Sabina (Roma); la Riserva Regionale Sorgenti del Pescara, con sede a Popoli (Pescara); l’Associazione Ethnobrain di Avezzano (l’Aquila); l’Associazione Ti Aiuto Io di Candelo (Biella); l’Associazione Sportiva Dilettantistica Majella Sporting Team di Lama dei Peligni (Chieti); il CAI di Gavardo “Il sentiero di Cinzia” (Brescia); l’Associazione Mo.V.I.S. di Vittoria (Ragusa); e naturalmente la citata Il Cammino Possibile. Chiaramente, come in tutte le “prime”, si sono dovuti scontare alcuni piccoli problemi legati all’emozione dell’esordio, ma grande piacere e soddisfazione è stato espresso da parte di tutti i partecipanti, con la certezza che il prossimo anno – l’appuntamento è per il 9 luglio 2017 – la manifestazione crescerà ancora. (S.B.) manifestazione crescerà ancora. (S.B.)

Superando.it del 16­07­2016

La chance dei Trisome Games “Chiamateli atleti non disabili”

FIRENZE. «Non chiamateli disabili, sono sportivi». È questo il refrain dei Trisome Games, una sorta di Olimpiade per atleti con sindrome di Down, in programma da oggi al 22 luglio a Firenze. Un evento unico al mondo, che si ripeterà ogni quattro anni in nazioni diverse e che, in questa edizione pilota, porterà a Firenze quasi mille tra atleti, allenatori e dirigenti provenienti da 36 nazioni. Quasi tutto sarà concentrato nella zona di Campo di Marte, tra stadio Ridolfi, Affrico, piscina Costoli e palestra Barbasetti. E poi la palestra di Sorgane. In programma gare di atletica, nuoto, nuoto sincronizzato, ginnastica, judo, calcio a 5, tennis e tennis tavolo. Un grande evento sportivo e un’occasione per far conoscere Firenze e la Toscana agli atleti e alle loro famiglie che arrivano dai 5 continenti.A gareggiare saranno loro, i giovani con la sindrome di Down. Disabili, ma campioni di sport. C’è chi studia e chi lavora, ma tutti sono accomunati dalla grande passione per l’attività sportiva. Ragazze e ragazzi che si allenano tutti i giorni per rincorrere medaglie. Tra loro ci sarà anche Nicole Orlando, testimonial dell’evento, una delle più note atlete paralimpiche italiane, campionessa sui 100 e 200 metri, nel lancio del giavellotto, nel salto in lungo e nel triathlon. Madrina del mondiale è Matilde Renzi, sorella del premier e madre di Maria, bambina con sindrome di Down adottata alla nascita. «Nostra figlia dice ci ha insegnato le priorità della vita, non dobbiamo fermarci davanti alla disabilità, perché queste persone hanno tante abilità affettive, sportive, intellettive, lavorative. I Trisome Games sono una grande occasione per dire a tutto il mondo che i nostri ragazzi sono abili». L’evento, organizzato dal Comitato Italiano Paralimpico nazionale, insieme alla Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e promosso in collaborazione con Regione Toscana e Comune di Firenze, è stato assegnato all’Italia da «Sport Union for athletes with Down Syndrome», l’organismo internazionale che sovrintende lo sport per atleti con sindrome di Down. «È un evento del quale ciascun italiano dovrebbe andare fiero sottolinea il presidente del comitato organizzatore, Alessio Focardi finora non esisteva la possibilità, per i ragazzi Down, di avere un evento multidisciplinare interamente ed esclusivamente loro dedicato». Uno degli obiettivi dell’evento, spiega il presidente della Fisdir Marco Borzacchini, è quello di «dare un nuovo approccio culturale, ancora prima che sportivo, al tema della disabilità». E l’invito è quello di «considerare questi ragazzi come sportivi, e soltanto successivamente va semmai analizzata la tipologia della loro disabilità». Tanti i volontari che hanno reso possibile questo grande evento, tra loro anche un gruppo di richiedenti asilo ospitati dall’Aics all’Ostello Camerata. Per partecipare come volontari è possibile iscriversi direttamente sul sito web www.trisomegames2016.org. Oggi è previsto l’arrivo degli atleti a Firenze, domani alle 18 cerimonia di apertura in piazza Signoria con un corteo lungo via Calzaioli da Palazzo Sacrati Strozzi. E domenica il via ufficiale alle gare, tutte a ingresso libero. Nell’ambito dell’evento, martedì 19 luglio, si terrà, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, un convegno medico­scientifico internazionale che tenterà di definire l’importanza dello sport per atleti con sindrome di Down.

di Jacopo Storni

Il Corriere della Sera del 15­07­2016

 

A Firenze le prime Olimpiadi per atleti con sindrome di Down

FIRENZE. Sono ormai giorni di vigilia, a Firenze, per i Trisome Games 2016, prima edizione delle Olimpiadi per persone con sindrome di Down, che dal 15 al 22 luglio porterà nel capoluogo toscano oltre 600 atleti, provenienti da 34 Paesi e da 5 diversi continenti, pronti a sfidarsi in gare di atletica leggera, nuoto, nuoto sincronizzato, ginnastica, judo, tennis, tennis tavolo e calcio a cinque. A scegliere Firenze per questa “prima mondiale assoluta” dello sport praticato da persone con sindrome di Down, è stato l’organismo internazionale SU­DS (Sport Union for Athletes with Down Syndrome), il cui responsabile Geoff Smedley dichiara: «Questa prima edizione dei Trisome Games unirà tutti gli sport attualmente praticabili dagli atleti con sindrome di Down a livello internazionale. Firenze è una città unica e affascinante, con strutture sportive di primo livello, che faranno da cornice a questo importantissimo evento. Ci apprestiamo dunque a vivere un evento esaltante».

«Oggi più che mai – sottolinea Alessio Focardi, presidente del Comitato Organizzatore – “lo sport è di tutti” e dev’essere di tutti. Dev’essere il luogo del fair play, dell’eticità, del rispetto e della correttezza, ma soprattutto dev’essere anche il luogo del benessere e della cultura. Tra Olimpiadi e Paralimpiadi non possono essere più ammesse differenze, ma solo un unico sentimento, “la voglia di vincere”, ovvero quel comune denominatore che lega tutti gli atleti. Trisome Game 2016 rappresenta la possibilità di dare a tutti una pari dignità e pari opportunità ed è in nome di quel comune denominatore, di quell’amore, di quell’eticità che dev’essere presente in ogni luogo, oltre che in ogni campo, che il nostro Gruppo ha deciso di sostenere questa iniziativa». «L’Italia – aggiunge – è molto avanti nell’àmbito dello sport praticato da persone con disabilità, è infatti prima nel ranking mondiale in più di una disciplina e sta facendo, con altri Paesi, da traino per un salto culturale verso l’affermazione e il riconoscimento di questi atleti e delle loro competizioni. L’evento che sta per incominciare, dunque, dovrà rendere fiero ogni italiano, anche perché finora non esisteva la possibilità, per i giovani con sindrome di Down, di avere una manifestazione multidisciplinare interamente ed esclusivamente dedicata a loro».

Per quanto riguarda la logistica delle gare, esse si svolgeranno allo Stadio Ridolfi (atletica leggera), alla Piscina Costoli (nuoto e nuoto sincronizzato), alla Palestra Sorgane (ginnastica), alla Palestra Generale Barbasetti (calcio a cinque), e presso la Polisportiva Affrico (judo, tennis e tennis tavolo), mentre il Trisome Village verrà allestito nell’area della Firenze Marathon, ovvero nei pressi dello Stadio Ridolfi. Una doverosa nota a sé, infine, per la Nazionale Italiana, che sarà composta da 127 elementi di cui 86 atleti, 12 componenti dello staff, 4 dello staff medico e 25 dello staff tecnico (ripartiti tra le varie discipline). (S.B.)

Superando.it del 12­07­2016

Un orto, il legno e l’autismo: per un nuovo modello di welfare

Progetti di agricoltura sociale e di riciclo del legno non utilizzato, come quelli promossi dall’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino), non sono solo iniziative utili ad auto­sostenere economicamente le proprie strutture, ma anche proposte per un nuovo modello di welfare, all’insegna dell’inclusione con la comunità circostante e consentendo alle persone con autismo di imparare un mestiere, in sinergia con altri giovani, e sviluppandone il senso della cittadinanza attiva.

Ente accreditato con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, l’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino) si occupa di autismo a trecentosessanta gradi, seguendo cioè le persone con questo disturbo – dopo la diagnosi presso il Presidio Ospedaliero Villa Igea di Trento – nella riabilitazione, nell’àmbito scolastico, nel sociale e in ogni altro momento dell’esistenza, cercando di creare per loro un progetto di vita individualizzato. L’Associazione opera in rete con numerosi altri enti e si avvale esclusivamente di personale specializzato in disturbi dello spettro autistico, formatosi presso la Cooperativa Sociale Autismo (CSA) Trento.

Da circa un anno, oltre al Centro Riabilitativo di Via Maroni a Trento, l’ANGSAT ha avuto in gestione dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari anche la bella struttura di Maso Zancanella, con un attiguo terreno di circa 4­5 ettari, oggi curato in gran parte dalla Fondazione Mach. «Ovviamente – spiega Sabrina Dalpiaz, direttore organizzativo dell’AGSAT – le dimensioni di questa struttura offrono la possibilità di pensare a molte attività, ciò che appare in linea con i nostri obiettivi a medio­lungo termine, tra i quali vi è quello di rendere sempre più sostenibile da un punto di vista economico la gestione di un centro di questo tipo, anche grazie all’idea che le persone che lo frequentano possano essere, ognuno con le proprie risorse e limiti, dei lavoratori che producono beni di qualità spendibili sul mercato, su tutto il territorio del Trentino». In tal senso, dunque, sono stati promossi due progetti, il primo dei quali, avviato nella primavera scorsa, assieme a CSA Trento e alla Cooperativa Arianna, è centrato sull’ agricoltura sociale e si chiama Coltiviamo il senso.

«Tale iniziativa – spiega Dalpiaz – consiste nella coltivazione di un orto, che vuole diventare un’occasione per fare sinergia tra il mondo dell’autismo con altri giovani, cogliendo e accogliendo la sfida di ampliare il concetto stesso di integrazione sociale. Coltiviamo il senso, dunque, avrà l’obiettivo di realizzare un orto sociale condiviso attraverso il coinvolgimento della comunità tutta, e in particolare dei giovani, sviluppando nei ragazzi competenze lavorative che permettano loro non solo di coltivare fattivamente i prodotti dell’orto, ma di acquisire un set di competenze trasversali, utili anche a favorirne l’ingresso nel mondo del lavoro e nello sviluppare forme di cittadinanza attiva». «Si parla quindi di agricoltura sociale come nuova frontiera di cultura – aggiunge l’esponente «Si parla quindi di agricoltura sociale come nuova frontiera di cultura – aggiunge l’esponente dell’AGSAT ­, di promuovere progetti di riabilitazione e di futuro inserimento lavorativo, un tema molto delicato, ma secondo il nostro parere “affrontabile”; e dev’essere un’opportunità non solo per i singoli, ma per il territorio, per un welfare a più ampio raggio, un nuovo modo di fare agricoltura, il prendersi cura della persona».

Parimenti interessante e su linee concettuali analoghe, marcia anche l’altro progetto, chiamato Mobili in pallets e basato proprio sui pallets, ovvero le note attrezzature utilizzate per l’appoggio di vari tipi di materiale, destinate a essere immagazzinate nelle industrie e movimentate con specifiche attrezzature. «L’idea – spiega ancora Dalpiaz – è molto semplice: prendiamo del materiale di recupero, i pallets inutilizzati, e costruiamo dei mobili da arredamento per interni e per esterni. Il legno viene prima levigato e trattato, verniciato con colori atossici dai nostri ragazzi e i vari pezzi vengono montati per creare dei “pezzi unici” di arredamento. In questo modo stiamo costruendo sedie, tavoli, panche, cassette multiuso (si possono comporre librerie, armadietti, portabottiglie ecc.), che poi vendiamo. Ovviamente il ricavato va ad essere “reddito” per i ragazzi che lavorano e per questo vengono creati progetti ad hoc, quali uscite in montagna, al mare, serate in pizzeria o al cinema, a prezzo ridotto o “gratuito” per loro e per le relative famiglie, in quanto viene “pagato” dal loro stesso lavoro. Anche qui l’ottica è la stessa: proporre un nuovo modello di welfare, attraverso il quale un centro socio­sanitario come il nostro si possa auto­sostenere, grazie appunto a progetti come questi». Complimenti AGSAT e buon lavoro! (S.B.)

Superando.it del 07­07­2016

 

Gli Itinerari Culturali d’Europa e l’accessibilita’

STRASBURGO. Si è tenuto recentemente a Strasburgo un importante incontro organizzato dall’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali (European Institute of Cultural Routes), in collaborazione con il CAST (Centro di Studi Avanzati sul Turismo dell’Università di Bologna) e con il contributo degli studenti del Corso di Laurea ITALI (International Tourism and Leisure Industries) dell’Università di Bologna (Campus di Rimini), operanti nell’àmbito dei progetti continentali Erasmus e Hector. Durante le giornate di lavoro, cui hanno partecipato oltre cento persone, erano presenti i manager dei venticinque Itinerari Culturali già riconosciuti dal Consiglio d’Europa e i rappresentanti dei nove Cammini candidati anch’essi a questo importante riconoscimento. Attraverso metodologie interattive e lavori di gruppo, si sono affrontati temi relativi alla comunicazione (nuovi media, comunicazione istituzionale, come arrivare ai diversi tipi di pubblico ecc.) e si è tenuto tra l’altro anche il workshop intitolato Cultural Routes of the Council of Europe and Accessibility (“Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa e accessibilità”). Per affrontare dunque in quest’ultimo incontro il tema dell’accessibilità nell’àmbito dei Cammini d’Europa, sono state invitate alcune organizzazioni provenienti da alcuni Stati europei, come la francese Association Braille & Culture, la tedesca Via Regia, la britannica In the Footsteps of Robert Louis Stevenson e, per il nostro Paese, la Cooperativa Sociale valdostana C’era l’Acca e l’Associazione lombarda Free Wheels, selezionate per le loro esperienze svolte in questi ultimi anni relativamente alla Via Francigena e al Cammino di Santiago di Compostela, come riferito a suo tempo anche su queste stesse pagine.

La Via Francigena, lo ricordiamo, è l’antica strada dei pellegrini che, avviandosi da Canterbury in Inghilterra – da dove ne partì nel X Secolo l’Arcivescovo Sigerico – attraversa la Francia, la Svizzera e l’Italia, per arrivare fino a Roma e poi proseguire fino alla Terra Santa. Nella fattispecie, il progetto sperimentale cui si fa riferimento si chiama Via Francigena per tutti e riguarda la realizzazione di interventi su un tratto della Valle d’Aosta di circa 2 chilometri, dal Monastero Mater Misericordiae al Castello di Quart, nei pressi del capoluogo della Regione. Proposta dai Lions Club locali, l’iniziativa ha un duplice obiettivo e ricaduta, ovvero da una parte coinvolgere nei lavori di adeguamento persone in difficoltà economica, dall’altra realizzare interventi finalizzati al miglioramento della fruibilità, in particolare per persone con disabilità sensoriale, lieve disabilità motoria e persone con disabilità intellettiva. Dal canto suo, la Cooperativa C’era l’Acca ha collaborato all’analisi e all’individuazione dei diversi adeguamenti (elementi guida, staccionate, corrimano e un’audioguida a supporto della visita di persone con disabilità visiva o con lievi disabilità motorie), che si stanno realizzando proprio in questo periodo lungo il percorso. Inoltre, sempre C’era l’Acca, in collaborazione con l’Associazione Girotondo, anch’essa di Aosta, sta terminando la prima guida elaborata nella Regione ad alta comprensibilità, indirizzata soprattutto a persone con disabilità intellettiva.

Per l’esperienza, invece, dell’Associazione Free Wheels di Somma Lombardo (Varese), fondata da Pietro Scidurlo e particolarmente impegnata in questi ultimi anni proprio sui Cammini, bisogna fare riferimento a quello, celeberrimo, di Santiago di Compostela, vale a dire il lungo bisogna fare riferimento a quello, celeberrimo, di Santiago di Compostela, vale a dire il lungo percorso che i pellegrini intraprendono fin dal Medioevo, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al Santuario della città iberica presso cui vi sarebbe la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Su di esso, lo stesso Scidurlo, insieme a Luciano Callegari, ha realizzato la Guida al Cammino di Santiago per tutti, edita da Terre di Mezzo, e ora intende farlo anche per la Via Francigena.

Partendo dunque dalle esperienze delle organizzazioni presenti a Strasburgo, è stato chiesto loro di condividere quelle già realizzate o in fase di realizzazione con i manager dei diversi Itinerari, per arrivare a definire una serie di standard comuni sull’accessibilità, ma soprattutto per individuare buone prassi da diffondere e promuovere. Si è trattato quindi di un primo positivo confronto su questi temi, basato sull’interesse comune di qualificare maggiormente il patrimonio esistente attraverso la chiave dell’accessibilità. Gli Itinerari Culturali, del resto, anche se molto diversi fra loro, sono legati da uno stesso obiettivo, che è quello di valorizzare la memoria, la storia e il patrimonio europeo, mettendo in evidenza le diversità culturali di ogni Paese. Tutto ciò è parte integrante del nostro patrimonio europeo ed è quindi quanto mai importante che il tema della fruizione e dell’accessibilità riguardi anche i Cammini e gli aspetti culturali ad essi collegati, operando così nella direzione dell’effettiva partecipazione e pari opportunità per tutti i cittadini ed evidenziando – ciò che non è da meno – l’opportunità di sviluppo economico connessa al turismo accessibile, che permette di accrescere, qualificare e diversificare l’offerta complessiva. (Maria Cosentino e Stefano Borgato)

Superando.it del 07­07­2016

Lo sport che va oltre ogni barriera

ASCOLI PICENO. «Vogliamo che le famiglie con i bambini vengano ad assistere a questo match. Lo sport, infatti, può e deve superare ogni barriera e una persona con disabilità non è discriminata se può praticare liberamente un’attività sportiva, questo dev’essere il messaggio. Siamo giunti alla decima edizione di questa iniziativa e ne siamo molto orgogliosi». Così Roberto Zazzetti, presidente dell’Associazione La Meridiana, oltreché referente delle Marche per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presenta la nuova edizione di una bella iniziativa sportiva, in programma per giovedì 7 luglio nella centralissima Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, organizzata in collaborazione con il Comune della città marchigiana. Si tratta dell’incontro di minibasket in carrozzina che alle 19 avrà per protagoniste le squadre A e B, degli Amicuccioli, gruppo sportivo di Giulianova (Teramo). «Sarà una bellissima manifestazione – dichiara Massimiliano Brugni, assessore allo Sport del Comune di Ascoli – che andrà oltre il profilo sportivo. Nella nostra città il mondo della disabilità è davvero vario e noi, come Amministrazione, abbiamo sempre un occhio attento sotto questo punto di vista. Ad esempio, nel bando per la nuova gestione degli impianti sportivi, ci sono dei progetti specifici proprio per le persone con disabilità. Ringraziamo quindi tutti coloro che hanno reso possibile l’organizzazione di questa importante e lodevole partita di minibasket in carrozzina». A precedere il “momento clou” della giornata, vi saranno altre iniziative, a partire dalle 16, con il raduno dei giocatori e degli accompagnatori, per una visita ai monumenti e ai musei della città, insieme ad alcuni giovani impegnati nell’attività di ceramisti, in un percorso cittadino accessibile. Successivamente (ore 18), il riscaldamento e la presentazione degli atleti e, dopo la gara, la premiazione e la cena presso il Caffè Lorenz. (S.G.)

Superando.it del 06­07­2016

Dove sono i disabili? Tutti in handbike

«Ma i disabili dove sono?» si chiede con non celato scoramento Lorenzo Borghi, vicepresidente della Lipu durante il convegno Parchi naturali e didattici: una bella storia da comunicare organizzato, lo scorso 24 giugno, presso il Parco di San Rossore (Pi) da Cerpa Onlus (Centro europeo di ricerca e promozione dell’accessibilità. «Fino a 4 anni fa avevamo una barca accessibile per far visitare un’oasi faunistica (l’Isola bianca) nel delta del Po a Ferrara e l’abbiamo dovuta restituire al Comune per inutilizzo. Anche il centro di recupero avifaunicolo Il giardino delle capinere (accessibile e dotato di scooter elettrico per le persone con ridotta mobilità) – prosegue – non è frequentato da persone con disabilità. Su 4 mila visitatori all’anno, nessuno con disabilità. Perché?». Una prima risposta, l’ha data il presidente del Cerpa, l’architetto Gaetano Venturelli: «Giudicando da tutti gli amici che postano foto su Facebook, sono tutti in handbike». Un guizzo ironico che però dice molto. Già, fuor di metafora, spiega che anche le persone con disabilità, come ogni essere umano, sono alla ricerca di sensazioni ed esperienze che li vedano tra i protagonisti. Una pedalata all’aria aperta, un po’ di sport… e, perchè no, il “sollevamento della forchetta” in qualche ristorante lungo il percorso. Troppo spesso togliamo le barriere, ma non diamo un’anima ai luoghi, ci dimentichiamo del lato umano, della sfera emotiva. Si rispettano le leggi, ma poi? Una scatola vuota. Già il più accessibile degli edifici non mi regalerà mai quelle sensazioni che cerco se non è riempito di contenuti, di esperienze da vivere, di oggetti da ammirare, toccare. Di attività che valorizzino ciò che so fare. O mi aiutino a impararne di nuove. La società è cambiata, da spettatori ci si è trasformati in attori, quasi bulimici, in perenne movimento. Si salta da un corso, oggi sarebbe meglio parlare di workshop, ad un altro, da una sensazione ad un’ altra. E con la società sono cambiate anche le persone con disabilità. E non poteva essere diversamente essendone naturalmente parte integrante. Anche il disabile vuole fare. Così diventa evidente lo scollamento tra l’aspettativa di chi abbatte le barriere architettoniche e i desiderata di chi vuole usufruire di quell’accessibilità. Troppo spesso si pensa che abbattere la barriere fisiche che impediscono l’accesso alle persone con disabilità garantisca di per sé un fattore di attrazione. Come se questa operazione garantisse immediatamente l’arrivo di centinaia di disabili. Il risultato è una delusione e un freno a proseguire verso l’eliminazione di barriere fisiche. Non è così e non lo sarà mai fino a quando continuiamo a pensare che il problema sia solo fisico. Fino a quando si continuerà a pensare che “loro”, i disabili, cercano qualcosa di diverso da “noi” gli abili. Voi andreste in un luogo dove l’unica cosa che si può fare è stare seduti? L’Expo, a cui personalmente non ho lesinato critiche, ha avuto il merito di rendere i contenuti fruibili. L’accessibilità era uno strumento non l’obiettivo. Attraverso un design per tutti oltre 35 mila persone con disabilità hanno potuto vivere l’esposizione universale, mescolarsi tra la folla, perdersi tra gli stand, imparare, provare… assaggiare. Alla risposta di Venturelli, sostituirei, dopo una riflessione, la frase: «I disabili vanno dove sanno di vivere un’emozione». Personalmente, per esempio, non conoscevo l’accessibilità del centro di recupero della Lipu e la possibilità di fare i “volontari” per un giorno magari vivendo l’attimo in cui a un uccello curato viene restituita la libertà. Il sito non specifica l’attività che può essere vissuta e l’accessibilità si “perde” nel testo di descrizione. E ancora non sapevo della fruibilità del parco di San Rossore (Pisa) dove si è svolto il convegno. Non c’è traccia sul materiale in distribuzione al visitor center dei percorsi ad hoc che sono stati studiati per i visitatori con problemi di mobilità. Questa ex tenuta del Quirinale e ancor prima dei Savoia (hanno soggiornato qui numerosi presidenti della Repubblica da Gronchi in poi sino al 2000, anno in cui la proprietà passa alla Regione) di 5 mila ettari, coperta di boschi, che degrada sul mare offre un incredibile varietà di flora, un immenso patrimonio che comprende ben 5 riserve naturali. I sentieri stabilizzati consentono diverse passeggiate in sedia a rotelle e in handbike, mentre una meravigliosa passerella in legno che scavalca una duna consente di affacciarsi su un tratto di costa incontaminata (tanto incontaminata che ci depositano le uova persino le tartarughe Carretta Carretta). A sera poi, sui prati della tenuta, pascolano daini e animali selvatici e non mancano nemmeno i dromedari. E queste, se volete, chiamatele emozioni.

Blog Invisibili ­ Corriere della Sera del 04­07­2016

Estate “accessibile” in Europa con gli itinerari di “Le Vie del Nord”

Si amplia ulteriormente la programmazione de “Le Vie del Nord” che mette a disposizione le proprie competenze nell’organizzazione di pacchetti di viaggio personalizzati per persone con disabilità. L’operatore organizza, infatti, 5 nuovi tour in strutture accessibili, dotate di tutti i confort. “I cinque itinerari che abbiamo creato – spiega Maria Teresa Omedè, Program Manager ­ sono di livello, non standard, già sperimentati per viaggiatori diversamente abili”. Norvegia accessibile, Isole Lofoten e Vesterålen: durata 8 giorni con quote da 2.255 euro, compresi voli aerei, noleggio auto, pernottamenti, crociera e safari fotografico. Norvegia accessibile, il sud e la regione dei fiordi ­ Fly&drive: durata 11 giorni con prezzi da1.430 euro, compresi voli aerei con SAS, noleggio auto, crociere sui fiordi e pernottamenti. Islanda accessibile ­ meraviglia della natura: durata 9 giorni con prezzi da 2.910 euro, compresi voli aerei con Air Berlin, noleggio auto e pernottamenti. Irlanda verde accessibile: durata 9 giorni con prezzi da 1.545 euro, compresi voli aerei, noleggio auto e pernottamenti. Russia accessibile: San Pietroburgo e Mosca: durata 8 giorni con prezzi da 3.145 euro, compresi voli aerei, pernottamenti, trasporto in auto privata “accessibile” con autista, visite e guida in italiano come da programma.

Travelnostop del 04­07­2016

I templi di Paestum senza piu’ alcuna barriera

PAESTUM. I templi di Paestum senza barriere: ieri è stato inaugurato il percorso integrato per disabili. Il primo a percorrerlo è stato il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel il giorno prima del taglio del nastro.

«Nei mesi scorsi a Paestum ci siamo confrontati con le norme in materia di accessibilità – afferma Zuchtriegel ­ per creare il primo percorso integrato che va all’interno di un tempio greco ancora in piedi, la cosiddetta Basilica. Ma non volevo aprire questo percorso senza sperimentare in prima persona se è effettivamente praticabile. Il mio grande rispetto a tutti coloro che si muovono in carrozzella in un mondo che deve ancora fare tanto per l’accessibilità».

Dopo essere stati chiusi al pubblico per 20 anni, i templi di Paestum vengono dunque riaperti a tutti i visitatori. La Basilica, il tempio più antico dei tre monumenti dorici di Paestum, sarà accessibile senza barriere architettoniche tramite un percorso sperimentale, sviluppato, grazie all’autonomia concessa al parco archeologico di Paestum nell’ambito della riforma del ministro Dario Franceschini, con il supporto scientifico della Soprintendenza archeologica della Campania. Una novità assoluta, considerato che la Basilica non è solo l’unico tempio greco di VI secolo a.C. conservato così bene, ma ora è anche l’unico monumento di questo tipo in tutto il Mediterraneo dotato di un percorso che assicura l’accessibilità a tutti i visitatori. In contemporanea, si apre il tempio di Nettuno, edificato nel V sec. a.C. e tra i meglio conservati di quel periodo. I visitatori potranno di nuovo camminare tra le colonne dell’edificio monumentale che incantò già artisti e scrittori come Piranesi e Goethe. Il tempio sarà aperto in alternanza con quello di Athena, posto sul lato più alto della città antica di Paestum. «Questa volta – conclude il direttore – si tratta di una apertura stabile». Ieri sera in occasione della prima serata di apertura al pubblico della Basilica, dalle 21 alle 22, si è tenuto un evento di musica elettronica tra i templi con il deejay TY1. Oggi si affronterà il tema della difesa del patrimonio con la mostra “Possessione – trafugamenti e falsi di antichità a Paestum”, aperta fino al 31 dicembre 2016, a cura del direttore Zuchtriegel. Il biglietto di ingresso al Parco è di un euro.

di Angela Sabetta

La Citta’ di Salerno del 03­07­2016

Paralimpiadi: “Scarp de tenis” racconta la storia di Bebe Vio campionessa di scherma

MOGLIANO VENETO. “Non ce ne vogliano Federica Pellegrini e Tania Cagnotto, ma per noi il più bel sorriso della Rio de Janeiro olimpica sarà il suo: Beatrice Maria Vio, per tutti Bebe, 19 anni da Mogliano Veneto, provincia di Treviso. La sua è una storia che merita di essere raccontata, anzi, che deve essere raccontata”. È sulla copertina del nuovo numero di “Scarp de’ tenis” (giornale di strada della Caritas, edito a Milano) la fotografia di Bebe, raccontata da Alberto Rizzardi. A partire dal motto della ragazza: “Io posso fare tutto quello che io voglio fare”. Bebe “ora è un’adolescente come molte altre: va a scuola (quest’anno è l’anno della maturità), ama uscire con le amiche, optare ogni tanto per un paio di scarpe col tacco e, da buona veneta, concedersi pure uno spritz. Ma Bebe è anche una ragazza unica e straordinaria: lo diciamo una sola volta, perché, ecco, se c’è una cosa che la infastidisce, è proprio sentirsi dare continuamente della persona eccezionale”. Bebe ama lo sport e lo pratica fin da piccolissima: la scherma, in particolare, scoperta quasi per caso. Ma il racconto torna a una data: 20 novembre 2008. “Bebe ha 11 anni e viene colpita da una meningite fulminante: sopravvive, ma un’infezione provoca necrosi in varie parti del corpo e porta all’amputazione degli avambracci e delle gambe. Stop, potrebbe essere la parola fine ai sogni di gloria di una promessa della scherma italiana e una mazzata alle aspettative di una ragazzina solare, curiosa ed energica”. Bebe passa tre mesi e mezzo in ospedale, poi torna a scuola e, nel giro di due anni, riprende a gareggiare. “Di solito, nel corso di un incontro o di un’intervista – scrive Beatrice nella sua recente autobiografia – della meningite dico solo che l’ho avuta e che mi sono salvata, ma che hanno dovuto amputarmi le braccia e le gambe: non mi piace parlarne. Io non sono la mia malattia e la mia vita non è finita con quei 104 giorni che ho passato in ospedale. È vero, oggi non sarei come sono se non avessi avuto la meningite, ma io sono soprattutto una che ce l’ha fatta grazie allo sport”. A settembre, chiusi i giochi olimpici, il Brasile ospiterà anche le Paralimpiadi: Beatrice Bebe Vio è una delle atlete della nazionale italiana e difenderà i colori proprio nelle gare di scherma. Sarà a Rio a modo suo: “Con le mie due paia di gambe, le mie mani da Robocop e le mie cicatrici sul viso. Sono stata in televisione e mi hanno messo così tanto fondotinta in faccia che non si vedevano più: a me le mie cicatrici piacciono, fanno parte di me. Io il fondotinta lo uso per coprire i brufoli, mica le cicatrici. Non riesco a immaginarmi senza cicatrici e nemmeno a fare scherma con le gambe”. Bebe è stata campionessa mondiale nel 2015, due volte campionessa europea (2014 e 2016) e ora è giunto il pass staccato per Rio 2016, dove sarà l’atleta da battere.

SIR ­ Servizio Informazione Religiosa del 01­.07.­2016

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