Category: Sociale

Centro diurno per ragazzi autistici al Sacro Cuore di Fasano

FASANO. Il “Sacro Cuore” di Fasano dell’Opera Don Guanella sta perfezionando le pratiche presso la Regione Puglia per l’accreditamento di un centro diurno rivolto a minorenni con difficoltà di natura psicopatologica di socializzazione e di comportamento, tra i quali anche bambini e ragazzi affetti da autismo. Il centro diurno, pertanto, offrirà un servizio assistenziale e riabilitativo a pazienti e famiglie del comprensorio, in primo luogo ai residenti nel distretto sociosanitario compreso tra i comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino. Sulla scorta di questa nuova iniziativa dei guanelliani è stato organizzato un Corso di Formazione Introduttivo ai Disturbi dello Spettro Autistico “Proprio per venire incontro” come sottolinea don Piero Lippoli, Superiore della Casa Sacro Cuore “ad un bisogno di presa in carico di questa problematica che, purtroppo, va sempre più diffondendosi”.
L’evento formativo, sotto la Direzione Scientifica dello psicoterapeuta Bruno Marchi, avrà la durata di 25 ore e rilascerà 24 Crediti Formativi ECM alle seguenti figure professionali: Medici Chirurghi, Psicologi, Infermieri Professionali, Educatori Professionali, Terapisti della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva, Logopedisti, Terapisti Occupazionali, Terapisti della Riabilitazione Psichiatrica e Fisioterapisti. Comunque, potrà frequentarlo chiunque altro fosse interessato alla problematica che riceverà un attestato di partecipazione. Il titolo dell’iniziativa formativa è emblematico: “Autismo: tra normalità e patologia, trattamento e inclusione” e vedrà avvicendarsi al tavolo dei relatori specialisti altamente qualificati: Grazia Di Bella, Neuropsichiatra Infantile, già Direttore Sanitario della Asl Brindisi; Cesare Porcelli, Neuropsichiatra, Responsabile Npia Area Metropolitana della Asl Bari; Giovanni M. Guazzo, Senior Behavior Analyst dell’Irfid di Napoli; Elisa Maiorano, Terapista della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva della Asl Bari e Marisa Valenzano, Educatrice Professionale della Asl Bari. Le lezioni, nei fine settimana che andranno dal 13 al 28 maggio prossimi, si terranno nella sala convegni del Sacro Cuore.

Osservatorio Oggi.it del 30-04-2017

Autismo, riunite le associazioni di quattro regioni

VERONA. A Verona si sono ritrovati tutti coloro che in quattro regioni italiane si occupano di una delle forme nelle quali si può manifestare l’Autismo. E’ accaduto sabato scorso negli Istituti biologici dell’università, dove si è riunita l’assemblea dell’associazione nazionale Onlus Gruppo Asperger. Un’assemblea che per la prima volta, nei quindici anni di vita del sodalizio, si è svolta in Veneto, dove l’associazione, sino ad allora presente in Lombardia, Lazio e Liguria, si è costituita nel luglio scorso.Pur essendo piuttosto giovane, il Gruppo Asperger Veneto, al quale ha aderito in breve un’ottantina di famiglie, ha sinora messo in campo diverse attività. Fra di esse, sono risultati molto frequentati gli incontri formativi rivolti a familiari ed assistenti di persone con Asperger. Questa, è una sindrome che si differenzia dalle altre per il fatto che a chi ne è affetto serve un aiuto inferiore rispetto a quello necessario per altre situazioni legate all’Autismo, ma, nonostante con l’Asperger non si rilevi una disabilità cognitiva significativa ed esso non impedisca una discreta autonomia personale, è importante che la diagnosi arrivi il più precocemente possibile, in modo da mettere in campo adeguati interventi psicologici ed educativi. Si stima che in Veneto vivano diverse migliaia di persone con questa sindrome, anche se spesso la loro condizione non è riconosciuta, data la disinformazione esistente. Le associazioni del Gruppo Asperger, insieme alle altre che si occupano di Autismo, promuovono iniziative volte a migliorare le condizioni di vita di chi è affetto da questi problemi. In questo senso nell’incontro veronese sono state annunciate due importanti novità. La prima è l’istituzione di un tavolo di coordinamento degli Sportelli Autismo presenti nelle scuole del Veneto, all’interno dell’Ufficio scolastico regionale. La seconda è l’avvenuta redazione, con il concorso anche del Gruppo Asperger, di una prima bozza in merito all’applicazione delle norme relative all’Autismo, con particolare riguardo alle persone adulte, che ora verrà presentata al Ministero della Sanità. (L.F.)

L’Arena del 26-04-2017

Diversita’ che si incontrano. L’autismo parla attraverso l’arte

BERGAMO. La mostra I lavori realizzati nel corso degli anni dall’Atelier Cse dal 21 aprile in esposizione nell’ex chiesa della Maddalena in città. Tra i progetti anche case per la residenzialità leggera Può l’arte aiutare a raccontare le storie, i vissuti e le emozioni? Può far parlare chi fatica ad esprimersi attraverso parole e testi? La risposta a queste domande è racchiusa nelle opere che fanno parte della mostra «Collegamenti. Diversità che si incontrano» curata da Lianne Schreuder, arteterapeuta che da anni lavora con persone che soffrono di autismo. La mostra espone alcuni dei numerosi lavori realizzati nel corso degli anni dall’Atelier Cse (Centro socio educativo) per l’autismo dell’Associazione Spazio Autismo e dal Gruppo Arteterapia Cha psichiatria di Bonate Sotto (in collaborazione con la Cooperativa Serena), insieme a quelle di Stefano Caglioni e Laura Fieschi.

Il ruolo dell’arteterapia.
«Il laboratorio di arteterapia durante il quale sono state realizzate le opere esposte è uno dei progetti attivato quando ancora il Cse non esisteva ma venivano realizzate attività sostenute dall’associazione con il contributo degli enti e delle amministrazioni – spiega Tino Manzoni, presidente di Spazio Autismo -. L’arteterapia, così come gli altri progetti, ci ha sempre permesso di riuscire a valorizzare le capacità dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico. L’arte permette, in particolare di rendere visibile quello che ciascuno di loro vive, sente ed è in grado di produrre».Guidati dall’arteterapeuta Lianne Schreuder i ragazzi hanno potuto creare nel corso degli anni dei veri e propri capolavori, di cui ciascuno di loro è artefice primario. «La mostra raccoglie i lavori realizzati nel corso degli anni, perché dietro a ciascuno di questi quadri c’è un lungo lavoro che richiede tempo e dedizione – prosegue Manzoni -. È una forma d’arte che sviscera quello che c’è dentro l’anima di ciascuno. L’aspetto straordinario di queste opere è che ognuno le può leggere a modo suo, trovando contenuti differenti e provando emozioni diverse a seconda della propria sensibilità». Un percorso che è nato molto tempo fa: i primi tentativi di costruire interventi strutturati rivolti alle forme di autismo risalgono al 1994-95, grazie ad un lavoro attivato dall’allora Provveditorato agli studi per dare una risposta alle famiglie «quando ancora parlare di autismo era una cosa un po’ aleatoria». Da questo lavoro nel 2000 è nata l’associazione Spazio Autismo, fondata da genitori, operatori e volontari impegnati su questo fronte, che ha poi portato alla costituzione del Cse per l’autismo di Bergamo e alla valorizzazione del Centro di San Colombano, dove si svolgono tutte le attività per i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni. «Il Cse per l’autismo di Bergamo è stato il primo Cse per l’autismo in Italia, punto di arrivo straordinario per la nostra associazione ma allo stesso tempo punto di partenza per pensare interventi che diano risposte concrete alle famiglie, soprattutto pensando all’età adulta e a quando i genitori non ci saranno più. Questa è la grande sfida dei nostri giorni, ed è un vero salto nel buio», racconta Manzoni: «Lavorando in questa direzione, oggi siamo impegnati nella costruzione di una casa in città per l’autismo nell’ambito di Città Leggera e dei progetti realizzati con Senzacca, e dovrebbe essere pronto nel giro di qualche mese un appartamento in via San Tommaso a Bergamo, che ospiterà un progetto di residenzialità leggera per persone autistiche».

Il programma.
La mostra «Collegamenti» sarà esposta nell’ex chiesa della Maddalena in via Sant’Alessandro 39/D a Bergamo, e sarà inaugurata venerdì 21 aprile alle 17 alla presenza dell’assessore Maria Carla Marchesi del Comune di Bergamo, della dott.ssa Messina e di Lianne Schreuder. Resterà poi aperta nei giorni 22, 23, 25, 28, 29, 30 aprile e 1 maggio dalle 10,30 alle 19. Nei due sabati di esposizione verranno realizzati momenti di approfondimento: sabato 22 alle 14,30 si parlerà di «Collegamenti tra società e autismo» con Lianne Schreuder, dell’arte di Stefano Caglioni con la dott.ssa Eleonora Canali e di quella di Carlo Zinelli con la dott.ssa Michela Brivio; sabato 29 interverranno la dott.ssa Alessia Frigerio sull’evoluzione artistica di Louis Wain e la dott.ssa Annalisa Bonalti sull’arte di Tarcisio Merati. Tutte le iniziative sono promosse da Spazio Autismo, CasAutismo, Coop. Serena e con il patrocinio del Comune di Bergamo. Per maggiori informazioni visitare il sito www.spazioautismobergamo.org.

 

L’Eco di Bergamo del 19-04-2017

In Power Rangers il primo supereroe gay e il primo con disturbo autistico

Il reboot della serie anni ’90 è destinato a rompere molti tabù, parlando di identità Lgbt e autismo. I film e le serie tv di questo periodo ci stanno abituando a una più ampia e realistica rappresentazione della diversità sullo schermo. Molti primati li sta raccogliendo in questo senso Power Rangers, il reboot della serie anni ’90 in arrivo ad aprile, che si apre a un racconto più sfaccettato della realtà giovanile.

Qualche giorno fa, infatti, è stato annunciato che la pellicola vedrà fra i protagonisti il primo supereroe Lgbt del grande schermo: si vede la Yellow Ranger Trini (interpretata da Becky G) alle prese con la propria sessualità, discutendo con gli altri personaggi dei suoi “problemi coi ragazzi” ma anche “con le ragazze“. Il regista Dean Israelite lo considera un momento fondamentale del film, dichiarando a Hollywood Reporter: “È un piccolo momento ma cruciale, Trini mette in discussione chi è veramente“.

Ma un’altra prima volta nel film è rappresentata dal Blue Ranger Billy. Il suo interprete RJ Cyler ha infatti raccontato a ScreenRant che il suo personaggio si colloca nello spettro autistico: “Volevo mostrare un punto di vista differente sull’autismo,” ha detto.
“Il mio compito è di far vedere come siano assolutamente normali, perché questo significa molto per un sacco di persone. Ha aggiunto onestà al film“.

La notizia arriva pochi giorni dopo un altro annuncio riguardante la rappresentazione dell’autismo nei media: nella famosa serie per bambini Sesame Street, infatti, apparirà un pupazzo di nome Julia, una ragazzina affetta da disturbo dello spettro autistico.

di Paolo Armelli, blogger

Wired.it del 24-03-2017

Il tocco magico dei ragazzi speciali Storie di autismo tra gioia e coraggio

«Un giorno alla Maddalena nuota fino a un isolotto di gabbiani e sparisce alla nostra vista. Dopo un po’ vediamo i gabbiani volare radenti. Minacciosi. Preoccupati, urliamo: “Achille! Achille!”. Finalmente riappare, si tuffa, torna: “Scusa mamma, c’erano nidi che avevano due uova e altri nessuno: così ho messo un uovo in ogni nido”». E il guaio è che il pazzerello, tentando di ripartir le monetine nel cappello, lo fa pure coi mendicanti . Basterebbe questo aneddoto tenero e ironico narrato da Antonella per spiegare come la disabilità non sia solo un macigno angoscioso che schiaccia insostenibile la vita delle persone. Può esser anche vissuta, grazie proprio al tocco magico di certi ragazzi «speciali», con un pizzico di leggerezza. E questo ha voluto raccontare il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti. Che ha girato l’Italia col regista Massimiliano Sbrolla per raccogliere le testimonianze di tante famiglie che vivono con figlie e figli autistici colpiti da diversi gradi di disabilità. Più o meno gravi (ricordate Dustin Hoffmann che gioca a Blackjack in «Rain man»?), più o meno invalidanti. Protagonista principale, potremmo dire il Virgilio chiamato a condurre il padre lungo il viaggio, è proprio il figlio dell’autore, che dà il titolo al film: «Tommy e gli altri». Un riccioluto ragazzone che superando la soglia dei diciotto anni, ironizza il papà, «non è più autistico. Mi piacerebbe dire che è stato un miracolo, ma è soltanto la guarigione forzata per cui sono passati tutti gli ex “bambini autistici” prima di lui». Per la legge e per i protocolli sanitari, infatti, «l’autismo adulto non esiste: c’è solo quello infantile». Risultato: gran parte dell’assistenza, col compleanno fatidico, evapora nell’iperuranio burocratico. E lo Stato si limita spesso a un contributo mensile, tutto compreso, di 805 euro e alla visita per poche ore a settimana di un addetto (magari incapace) di qualche cooperativa. Un sistema che solo ora comincia a cambiare dopo lo scandalo di mafia capitale. È un viaggio sospeso tra il dolore e la speranza, quello di Tommy e Gianluca Nicoletti, che al tema aveva già dedicato due libri, «Una notte ho sognato che parlavi» e «Alla fine qualcosa ci inventeremo». Storie tutte uguali, tutte diverse. Come quella di Gabriella, che prima di dedicarsi totalmente a Benedetta faceva il medico e ogni notte, messa a letto la ragazza che ha vent’anni, le invia un’e-mail in inglese firmandosi Harry Potter. E-mail alle quali Benedetta risponde, sempre in inglese, confidando all’amico immaginario segreti che alla madre non direbbe mai. O quella di Simone, anche lui ventenne, che porta il fardello d’una stereotipia che incessantemente lo spinge a dondolarsi avanti e indietro, come un metronomo. Disabilità pesante, racconta la mamma, perché non dà tregua: «Può capitare che ti sei addormentata da un’ ora e lui fa la pipì a letto e viene a svegliarti come un sacco immerso nell’acqua e tu non ci capisci nulla e dici “Dio mio devo ricominciare tutto da capo e non ho avuto il tempo di recuperare”». Ecco Vincenzo Fornino, che aveva un gran allevamento di polli a Forlimpopoli finché il figlio Antonio al ritorno da una gita, già adolescente, «disse che aveva un grande dolore allo stomaco e sentiva delle voci. Da allora è iniziato il mio problema, si parlava di schizofrenia». Anche un amico, Edo Valmori, aveva un problema simile. Decisero di mettere su, insieme, una struttura per accogliere i ragazzi autistici nel mondo più accogliente possibile: «È costata 15 milioni di euro tra me e il mio socio, abbiamo impiegato otto anni per i permessi e tre per costruirla. Potrebbe funzionare dal primo giorno in cui l’abbiamo inaugurata, abbiamo 14 dipendenti e potrebbero essere ospitati venti ragazzi residenziali e venti solo in attività diurne. Eppure non parte mai perché nella sofferenza, purtroppo, ci sono degli interessi » È fortissimo, dice Nicoletti, il rapporto che può nascere tra padri e figli: « A volte il padre di un autistico scappa via. Se riesce a restare però, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa. Forse per questo quando siamo insieme io mi sento tranquillo». Al punto di aiutare il ragazzo ad arrampicarsi: «Sarebbe bellissimo se riuscisse a salire sugli alberi ». Damiano canta «Non più andrai farfallone amoroso» da «Le nozze di Figaro». Dice il papà Mauro che ha un buon timbro e «quando ha cominciato a cantare gli si è aperto il mondo». Lui spiega d’avere un sogno: «Ho la sindrome di Asperger media Come primo passo riguardo al fare il botto vorrei andare al Festival di Sanremo sezione giovani o nuove proposte». Ha una voce da baritono e ha passato la selezione (una volta 6 e una 7 su 26 concorrenti) per il conservatorio, ma non è stato preso. «Dobbiamo convincere il mondo che i nostri figli autistici sono opere d’arte chiosa Nicoletti , la follia è accettata solo nell’artista e solo all’artista è concesso di essere folle». E poi ecco Giacomo, che ha il viso di un pacioccone e le spalle larghe come un armadio, e siede accanto al papà Walter, così minuto al confronto («Da tre anni sono in pensione, da tre anni mi dedico principalmente a lui. È il mio migliore amico ») da sembrare «il gigante Machnov e il nano Colibrì». E Lorenzo che sa leggere e scrivere da quando aveva tre anni e avrebbe grandi potenzialità ma, si sfoga la madre che sogna di lasciare la Calabria per il Trentino, «come ci si lavora con questo cambio continuo di insegnanti di sostegno»? E poi ancora le gemelle Martina e Roberta Coletti. E Virginia che vorrebbe far l’imprenditrice. E altri ancora. E via via che scorrono tutti i figli di un Dio minore del film (in onda su Sky Arte e poi Sky Cinema Cult a partire dal 1 aprile), emerge prepotente il significato più forte: il coraggio. Il coraggio di uscire dal buio in cui la disabilità è stata costretta per secoli come fosse qualcosa di cui arrossire. I tempi in cui perfino un genio politically correct come Arthur Miller teneva nascosto a tutti il figlio disabile, forse, sono un po’ più lontani.

Il Corriere della Sera del 25-03-2017

di Gian Antonio Stella

Autismo, la “danza in un minuto” di Andrea e Giada

Due corpi – quello di Andrea Gagliardi e di Giada Petroni – che si esprimono a proprio modo attraverso la danza nell’arco di un minuto: c’è tempo fino al prossimo 23 marzo per votare – esclusivamente online attraverso il sito dell’associazione COORPI – il video che, tra gli altri in gara, li vede protagonisti e partecipare così alla sesta edizione di un contest di videodanza “La danza in un minuto”. Andrea Gagliardi è un ragazzo autistico di vent’anni appartenente all’associazione Dalla Luna, Giada Petroni è una giovane ballerina della Junior Dance Company e una psicologa, terapista specializzata in particolare sulle tematiche dell’autismo. Il video – dal titolo “Ma sì, ma no, ma nì” – che li vede insieme sulla scena, è solo l’ultima espressione di un progetto di interazione e scambio che continua a funzionare, quello tra la passione per la danza, l’arte e il movimento da lato e la disabilità dall’altro, in particolare legata ai disturbi dello spettro autistico. “Lo spunto per questo scambio, per Dance for All, nasce dalla mia collaborazione in Galles con Janet Randeell, coreografa costretta sulla sedia a ruote che fa uso di un programma digitale – spiega Sara Accettura, ballerina professionista direttore artistico della compagnia di danza giovanile di Bari Junior Dance Company, aperta a giovani ballerini tra i 14 e i 18 anni -; Rientrata in Italia l’esperienza si è sviluppata con l’idea di mettere quella coreografia a disposizione di tutti, a prescindere dalle capacità, e coinvolgendo i ragazzi dell’associazione Dalla Luna, che stava prendendo forma”. E’ andato così in scena nel 2013 il primo spettacolo di Dance for All, tra i tanti progetti della Junior Dance Company, fin da subito ben caratterizzato per i suoi obiettivi: essere non uno spettacolo sulla disabilità, ma un vero e proprio spettacolo, una messa in scena con costumi, balletti, coreografie. “Siamo partiti fin da subito con l’idea della danza come lavoro sul corpo, come scambio a livello umano tra persone anche senza alcuna esperienza di danza – afferma Accettura – Ogni elemento degli spettacoli realizzati ha preso sempre vita attraverso spunti forniti dai ragazzi con disabilità, da loro passioni o interessi, da abilità particolari”. Dal 2013 ad oggi sono state realizzate, sempre a Bari o in zone della provincia, sei edizioni di Dance for All – che vuole appunto essere aperto a chiunque, anche al di fuori dell’associazione Dalla Luna – a cui hanno partecipato ogni volta circa quindici ballerini della Junior Dance Company e dieci persone con disabilità dell’associazione Dalla Luna. Ogni edizione è stata messa in piedi attraverso vari workshop tematici che hanno poi dato vita ad uno spettacolo finale della durata di un’ora con un filo conduttore.

“Il senso di questo progetto è che i ballerini prendono ispirazione dai movimenti delle persone dell’associazione e li trasformano in danza, prendono l’idea per una coreografia o per i costumi – sottolinea Guido D’Angelo, analista comportamentale, psicoterapeuta presso l’associazione Dalla Luna di Bari, attiva dal 2012 accanto a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico – .Vogliamo passare il messaggio che la bellezza della danza non è dedicata solo a chi è esperto, ma può avvicinarvisi chiunque”. Ogni edizione degli spettacoli è stata preparata attraverso incontri di una volta a settimana, che hanno consentito nel tempo di cementare i rapporto tra i ballerini e i giovani dell’associazione. “In molti casi ai ragazzi con queste problematiche manca soprattutto la possibilità di passare del tempo insieme ai coetanei – aggiunge D’Angelo -. Questa esperienza lo consente, e ha portato ad un’evoluzione delle loro capacità e autonomia, della capacità di aprirsi e di allargare gli interessi, che in questi casi sono molto spesso ristretti”. Non è così scontato, per tutti e in particolare per chi vive determinate difficoltà, trovarsi a stretto contatto con luci, musiche, rumori. “Nella costruzione dei primi spettacoli, infatti – supportati anche grazie ad un contributo minimo da parte dei partecipanti – i giovani dell’associazione Dalla Luna hanno avuto accanto il supporto degli operatori, che nelle ultime edizioni non è stato necessario proprio grazie al maggior grado di autonomia raggiunto. C’è sempre un’idea di fondo per ogni spettacolo – precisa Accettura – ma come si sviluppa viene fuori attraverso i workshop, dall’interazione tra i ragazzi. Si tratta di giocare proprio con gli interessi, anche con le fissazioni, creare qualcosa sempre partendo dalle passioni”. Il prossimo spettacolo di Dance for All dal titolo “Frammenti”, andrà in scena nel giugno prossimo in occasione di “DiversArte”, in programma presso il Fortino S.Antonio di Bari. Tema centrale sarà proprio il racconto dell’autismo attraverso la danza e la musica. Intanto le votazioni online per il contest “Danza in un minuto” saranno dunque aperte fino al 23 marzo prossimo. E’ stata proprio di Sara Accettura l’idea di partecipare coinvolgendo, non a caso, Andrea Gagliardi e Giada Petroni. “Tra di loro c’è un’intesa particolare – afferma – Andrea è stato il primo ragazzo che Giada ha conosciuto tra i membri dell’associazione, inizialmente non poteva stare solo, non si faceva avvicinare ma poi ha conquistato molta più autonomia. Il video è stato realizzato in una mattina come gioco, incontro spontaneo di mani e corpi”. L’intento è che chi lo guarda non capisca immediatamente che Andrea è un ragazzo con determinate problematiche. Ci tiene a precisare Accettura: “Questo minuto di danza nasce da una selezione dei momenti più riusciti dell’incontro tra i due, mettendo in primo piano il ruolo delle mani, il loro movimento, così importanti nelle loro movenze soprattutto nelle persone con autismo. Un gioco con le mani richiamato anche nel titolo ‘Ma sì, ma no, ma nì”, pensato volutamente con leggerezza, proprio per non mandare il messaggio di qualcosa di troppo serio o troppo pesante. Ma sì, ma no, né bianco né nero”. (sm)

Press-In anno IX / n. 784
Giornale dello Spettacolo del 20-03-2017

Autismo: parte da Firenze il 1 aprile la mostra itinerante “L’arte risveglia l’anima”

FIRENZE. Opere d’arte come “dispositivi relazionali”, strumenti in grado di mettere in contatto persone con disturbi dello spettro autistico con il resto della società facendone emergere le grandi potenzialità creative. Con questo importante obiettivo nasce la mostra itinerante L’arte risveglia l’anima, (www.larterisveglialanima.it) progetto internazionale di inclusione culturale e sociale promosso da Associazione Autismo Firenze, Associazione Culturale L’immaginario e Associazione Amici del Museo Ermitage (Italia) e patrocinato dal MIBAC, Regione Toscana e Comune di Fiesole. Coloratissimi disegni, tratti essenziali che giocano con lo spazio e le forme, come pure figure sinuose e riconoscibilissime ispirate ai capolavori della storia dell’arte, il percorso espositivo esplora l’estro mai narrato di 18 pittori e 6 ceramisti autistici provenienti da Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio e Marche, un’epifania dell’anima che più della patologia rileva il talento degli artisti e coinvolge alcuni tra i più importanti musei presenti sul territorio nazionale. La mostra, che si snoderà lungo tutto l’arco del 2017, inaugura sabato 1 aprile alle 16 a Palazzo Davanzati con una selezione di lavori che, grazie alla collaborazione con il museo, reinterpretano alcune opere della collezione permanente dell’antica magione fiorentina e altri masterpieces promuovendone il valore esistenziale oltre che estetico. In contemporanea, presso l’edificio dell’Ex-Stato Maggiore del Museo Ermitage, il Centro Anton’s Right Here (Anton è qui accanto) di San Pietroburgo per il lavoro creativo, l’apprendimento e l’abilitazione sociale di persone adulte affette da autismo guidato da Zoya Popova e partner fondamentale dell’intero progetto, inaugura la mostra Coi soli colori (Odnimi kraskami) curata da Ilia Ermolaev. Un collegamento satellitare audio video durante il vernissage a Palazzo Davanzati consentirà alle autorità presenti di conoscere più nel dettaglio le opere realizzate dagli allievi del centro in collaborazione con la Fabbrica Imperiale di Porcellana. Domenica 2 aprile alle 11, Giornata Mondiale dell’Autismo, ciascuno degli artisti coinvolti esporrà, inoltre, parte del proprio repertorio – tele, disegni, sculture di ceramica – presso la Sala del Basolato a Fiesole, a testimonianza di un esercizio espressivo ed emotivo pronto ad essere toccato con mano e a suggerire bellezza.

Il senso di questa narrazione per immagini avente, tra gli altri, lo scopo di modificare l’atteggiamento di chi vede nelle persone autistiche soltanto portatori di un handicap più o meno grave, verrà squadernato in altre sedi artistiche e culturali d’eccellenza quali i Musei di San Salvatore in Lauro a Roma (Giugno), la Fondazione Conservatorio di San Giovanni Battista a Pistoia (Ottobre), il Museo Omero ad Ancona (Dicembre). Nel periodo precedente a ciascun allestimento verranno programmate attività museali e laboratori creativi per giovani e adulti con disturbi dello spettro autistico finalizzati sia alla disseminazione di progetti museali accessibili a queste persone sia alla realizzazione di opere ad hoc. “Vogliamo andare oltre la patologia – spiega la coordinatrice del progetto Anna Maria Kozarzewska -, queste persone hanno molti punti di forza, talenti nascosti che a causa della mancata vita sociale non vengono fuori. È il momento di fare sapere al mondo cosa sono in grado di fare”. Accompagna il progetto espositivo il bellissimo catalogo in tre lingue – italiano, inglese e russo – L’arte risveglia l’anima curato da Cristina Bucci, con un saggio introduttivo del noto psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Maurizio Arduino sul rapporto tra arte e autismo. Il progetto grafico è di Gonzalo Sanchez e Christina Pfeifer, fotografie di Aurelio Amendola e Caroline Elo, edito da Polistampa (176 pag., Euro 23,00).

 

Il Velino.it del 22-03-2017

Autismo: interventi psicoeducativi e clinici

Far luce sui nuovi scenari rispetto alle possibili cause e alle caratteristiche dei disturbi dello spettro autistico, con uno sguardo attento agli interventi psicoeducativi e clinici più accreditati ed efficaci: sarà questo l’obiettivo del seminario formativo intitolato “Autismo: interventi psicoeducativi e clinici”, promosso per il 1° aprile a Cagliari dal Centro Studi Erickson, in collaborazione con Inclusion, e rivolto a psicologi, educatori e insegnanti.

CAGLIARI. «I disturbi dello spettro dell’autismo hanno delle notevoli ripercussioni sulla qualità della vita delle persone interessate e delle loro famiglie. Il bisogno di conoscerli meglio coinvolge profondamente sia i familiari, sia le diverse figure professionali sanitarie, sociali e scolastiche direttamente coinvolte nell’interazione con persone autistiche. Partendo dunque dalle più recenti teorie cognitive e comportamentali sull’autismo, questo seminario si prefigge di fornire linee guida essenziali e concrete strategie di intervento, proponendo un approccio flessibile, dinamico e altamente integrato»: viene presentato così il seminario formativo rivolto a psicologi, educatori e insegnanti, in programma per sabato 1° aprile a Cagliari (Hotel Regina Margherita, Viale Regina Margherita, 44, ore 9.30), a cura del Centro Studi Erickson, in collaborazione con Inclusion (Personalizzazione Co-Progettazione per il Sociale).
L’obiettivo è segnatamente quello di far luce sui nuovi scenari rispetto alle possibili cause e alle caratteristiche dei disturbi dello spettro autistico, con uno sguardo attento agli interventi psicoeducativi e clinici più accreditati ed efficaci.

A condurre i lavori sarà Marco Pontis, autore del corso online avanzato di Erickson Autismo: interventi psico-educativi e clinici, docente a contratto di Pedagogia e Didattica Speciale delle Disabilità Intellettive e dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo all’Università di Bolzano, oltreché responsabile del Progetto Nuove abilità per l’autonomia e l’inclusione della ONLUS CTR (Comunicazioni Territorio Relazioni) di Cagliari.
Porteranno inoltre il loro contributo Francesca Palmas, pedagogista, componente dell’Osservatorio Ministeriale per l’Inclusione Scolastica e Marco Espa, presidente nazionale dell’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi). (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione Francesca Palmas.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti, accedere a una pagina specificamente dedicata al seminario nel sito di Inclusion.

Superando.it del 28-03-2017

“In viaggio verso l’aeroporto”: Oltre il labirinto insieme a Enac e Save contro l’autismo

Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività a tutela dei diritti dei passeggeri con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo.

TREVISO. “Autismo – In viaggio attraverso l’aeroporto” è questo il nome del progetto ideato dall’ENAC con la collaborazione di Assaeroporti, delle Società di gestione aeroportuale italiane e con il coinvolgimento delle Associazioni di categoria, per formare operatori e personale nel relazionarsi con soggetti autistici. Per gli aeroporti Marco Polo di Venezia e Canova di Treviso, gestiti da SAVE, la formazione è stata affidata ai professionisti della Fondazione Oltre il Labirinto di Treviso.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle molteplici attività a tutela dei diritti dei passeggeri e delle persone con disabilità e ha l’obiettivo di facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori. Per i bambini e gli adulti con autismo, infatti, compiere un viaggio in aereo può rappresentare un’esperienza molto difficoltosa, ma grazie all’implementazione del progetto i loro spostamenti saranno agevolati attraverso visite anticipate ai percorsi e agli ambienti aeroportuali e con l’ausilio di personale specializzato e di supporto anche agli accompagnatori.

SAVE ha aderito al progetto in collaborazione con la Fondazione Onlus per l’Autismo Oltre il Labirinto, per assicurare un’assistenza adeguata ai soggetti con autismo e aiutarli a preparasi e accettare serenamente il loro viaggio. Il progetto ha visto la realizzazione di una brochure informativa “Autismo – In viaggio verso l’aeroporto” scaricabile dal sito http://www.veniceairport.it/in-aeroporto/autismo.html, la possibilità di conoscere in anticipo gli ambienti del terminal attraverso brevi descrizioni e immagini che mostrano gli spazi interni ed esterni dello scalo e la facoltà di effettuare una visita del terminal preparatoria al viaggio, prenotandosi al link http://www.veniceairport.it/in-aeroporto/autismo.html. Il personale SAVE è stato opportunamente formato dalla Fondazione Oltre il Labirinto per le visite preparatorie e per il supporto durante il giorno effettivo del viaggio.

“Dopo la formazione ai Vigili del Fuoco di Treviso, arriva quella specifica per il personale e gli operatori di aeroporto. Crediamo sia molto significativa sia la volontà di queste importanti realtà nel voler approfondire e specializzare il loro approccio alla persona con autismo, sia la volontà di affrontare il tema dell’inclusione e della disabilità in maniera trasversale” ha affermato Mario Paganessi Presidente di Fondazione Oltre il Labirinto.

“Questo progetto è prezioso per dare finalmente la possibilità alle famiglie di soggetti con autismo di poter valutare l’idea di prendere un aereo, aprendo loro nuovi orizzonti – dichiara la dott.ssa Paola Matussi psicologa e membro del comitato scientifico di Oltre il Labirinto- I corsi sono stati seguiti con molto interesse e partecipazione dal personale che ha sottolineato come sia molto funzionale sapere come accogliere e gestire le persone con autismo per non precludere loro nessuna opportunità.”

Treviso Today del 01-03-2017

La vita con un figlio autistico

ORISTANO. Il primo passo è prendere consapevolezza della malattia, dicono gli specialisti. Poi bisogna accettarla e non vergognarsi «se tuo figlio urla o si butta in terra in un locale» racconta Graziano Masia da vent’anni è in prima linea per i diritti dei ragazzi con autismo e delle loro famiglie. Un percorso lungo e difficile fatto di piccole ma grandi conquiste. L’ultima è il centro diurno aperto in via Cimarosa grazie a una sorta di colletta tra genitori, con i fondi per le disabilità gravi della legge 162. Ma tanto si fa anche a scuola, grazie allo Sportello autismo provinciale aperto un anno fa dall’Ufficio scolastico.

LA STORIA. La diagnosi era stata fatta quando Nicola aveva tre anni. «Non parlava e non ci guardava negli occhi – racconta – era troppo strano per un bambino di tre anni e così abbiamo iniziato i vari controlli». Dopo la diagnosi, lo smarrimento e la paura per il futuro. «Poi grazie a un’associazione nazionale abbiamo intrapreso un percorso di consapevolezza e abbiamo iniziato a guardare nostro figlio con occhi diversi». Nessuna vergogna, nessun atteggiamento eccessivamente protettivo per una persona che ha bisogno di aiuto ma che ha anche «ha diritto ad uscire – spiega Masia – alla sua autonomia e a costruirsi un futuro».
Ed ecco che Nicola va a scuola, ha seguito programmi specifici, oggi frequenta l’ultimo anno dell’istituto d’arte e «ama tantissimo le attività manuali, soprattutto lavorare il legno». Un percorso faticoso anche per i genitori: «Per me e mia moglie è stato fondamentale il confronto e la condivisione con altre famiglie che vivevano i nostri stessi problemi». Ed è così che è nata l’associazione Autismo Sardegna , di cui Masia è presidente e da alcuni mesi il nuovo progetto. «Con altri genitori abbiamo pensato che sarebbe stato più efficace utilizzare i fondi della legge 162 per creare un centro diurno piuttosto che per pagare un educatore e tenere i ragazzi a casa» spiega. Una vera scommessa: al centro i ragazzi sono seguiti da un gruppo di psicologi, e monitorati costantemente dagli specialisti. «Al momento ci sono sette ragazzi dai 13 ai 40 anni – va avanti – possono fare laboratori di cucina, ma anche imparare ad andare a fare la spesa».

I DATI. Nelle scuole della provincia si registrano complessivamente 130 casi. «Nella scuola dell’infanzia tra i nuovi alunni disabili il 73 per cento ha la diagnosi di disturbo dello spettro autistico», spiega Emilio Chessa , dell’Ufficio scolastico provinciale. «Su 26 alunni disabili nuovi iscritti nelle scuole dell’infanzia, 19 sono affetti da autismo». La settimana prossima si terrà un corso di formazione organizzato in collaborazione con l’istituto Othoca e il Centro Victor dell’Ufficio scolastico.

di Valeria Pinna

L’Unione Sarda del 04-03-2017

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