Category: Scuola

LA SCIENZA A MISURA DI TUTTI I BAMBINI: ARRIVA DR. STEVE HUNTERS IN LINGUA DEI SEGNI

“Dr. Steve Hunters alla scoperta dei dinosauri” è il primo fumetto della nota serie realizzato per la più completa accessibilità. Online grazie alla sinergia tra Geoworld e Radio Magica, sarà possibile vederlo e ascoltarlo dal 20 novembre fino al giorno di Natale.

ROMA – Divulgazione scientifica a misura di bambino: ma di ogni bambino, nessuno escluso, anche di quelli con bisogni educativi speciali. E’ la sfida, ricca di idee e contenuti, che nasce dalla collaborazione tra Geoworld con il suo Dr. Steve Hunters e Radio Magica. Dal 20 novembre – in cui si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – fino al giorno di Natale, per 6 settimane su Radio Magica sarà possibile ascoltare e vedere il racconto a fumetti “Dr. Steve Hunters alla scoperta dei dinosauri”.

La missione di Dr. Steve è quella di “portare il passato nel futuro – spiega Geoworld, azienda specializzata in minerali, fossili, pietre, gioielli editoria e giochi educativi che traggono ispirazione dalla natura, dalla geologia e dalla paleontologia -. E la tecnologia, unendosi alla creatività e al gioco, può essere di grande aiuto per stimolare l’apprendimento”. Per Geoworld “la partnership con la web radio dedicata alla cultura inclusiva dell’infanzia consente di sviluppare insieme idee e contenuti anche per i bambini con bisogni educativi speciali” nel solco di “quell’obiettivo a cui abbiamo sempre puntato: la divulgazione scientifica a misura di bambino”.

Fondazione Radio Magica è la prima Onlus digitale italiana nata per offrire una web radio e una biblioteca digitale gratuita per bambini e ragazzi con e senza disabilità: audiostorie, videostorie in lingua dei segni italiana e dei simboli, carattere ad alta leggibilità. Ideatrice del progetto è Elena Rocco, docente di marketing internazionale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Premio Minerva (2013) in Imprenditoria Sociale e passato Delegato del Rettore dell’Università Ca’ Foscari per le iniziative a supporto dell’assistenza, integrazione e benessere delle persone con disabilità. Radio Magica si è aggiudicata il Premio Andersen 2014 come primo progetto web protagonista della promozione della Cultura e della Lettura. Il portale www.radiomagica.org è promosso dal Miur a sostegno della cultura dell’infanzia e dei bisogni educativi speciali quale strumento pedagogico innovativo gratuito per la scuola e la famiglia.

Dall’incontro tra le due realtà esce dunque un “dono magico”, destinato ad arricchire ed emozionare tutti i bambini. All’equipe scientifica che ha realizzato il progetto hanno partecipato anche l’Associazione Olivia di Padova, impegnata nella promozione della Lis nelle scuole e nelle famiglie, e la cooperativa sociale onlus Nuove Tecniche (Pordenone), che ha realizzato i video. (ep) (20 novembre 2015) da Superabile INAIL

Disabilita’, Ianes: la “carriera” dell’insegnante di sostegno piace ai genitori, ma non ai docenti

Domani e sabato il X Convegno Erickson “La qualità dell’integrazione scolastica e sociale”: esauriti i 4.750 posti. Il presidente Ianes: “Insegnanti sono più fiduciosi”. “Il 70% di insegnanti contrari a ruolo e formazione separati. Ma i genitori sono favorevoli”.

ROMA. E’ “tutto esaurito” già da due settimane il convegno Erickson su “La qualità dell’integrazione scolastica e sociale”, in programma per domani e sabato a Rimini. Prenotati i 4.750 posti del Palacongressi che lo ospiterà. “In parte perché è la decima edizione e ha un valore simbolico – ci spiega stamattina Dario Ianes, presidente delle edizioni Erickson – ma in parte anche perché c’è una rinnovata fiducia da parte degli insegnanti, passata la fase di contestazione forte della Buona Scuola: fiducia alimentata forse dalle assunzioni dei precari, dal bonus o dalla percezione generale che qualcosa si stia movendo”.

Il “nuovo” insegnante di sostegno, genitori favorevoli Tanti i temi sul tavolo, “tutti quelli a noi più cari dall’inizio della nostra storia – riferisce Ianes – ma uno in particolare mi interessa: l’evoluzione dell’insegnante di sostegno”. A questo proposito, ricorda, “nella Buona scuola è prevista la delega al governo: a quanto pare, si sta cercando di utilizzare il disegno di legge di Fish e Fand, di cui riconosco molti aspetti positivi, ma contesto, insieme a quasi tutti i docenti di Pedagogia speciale, l’idea di creare un percorso universitario e un ruolo separato”. E’ questa infatti una delle più importanti e più discusse proposte di Fish e Fand, “che pare stia entrando nella delega che Faraone vuole portare come decreto”, riferisce Ianes.

70% di insegnanti contrari a “carriere separate”. A questo tema sarà dedicata la tavola rotonda di sabato pomeriggio, in occasione della quale Ianes illustrerà anche i risultati di un sondaggio che ha lanciato on line nei giorni scorsi: “ho posto due domande – ci riferisce – la prima sul percorso universitario distinto per l’insegnante di sostegno e la seconda sul ruolo separato. Hanno risposto 2.020 persone – ci dice – e sono emerse posizioni differenti: in generale, il 70% circa è contrario all’una e all’altra ipotesi”. Interessante però che “se disaggreghiamo i dati di insegnanti e genitori, questi ultimi rovesciano del tutto il risultato, dichiarandosi per lo più a favore tanto della separazione del ruolo quando della differenziazione del percorso formativo. C’è insomma una vera e propria frattura tra chi opera professionalmente nel mondo della scuola e chi invece ne usufruisce come utente. Una frattura che va ricomposta”.

Serve competenza, ma per tutti. Perché i genitori siano tanto favorevoli a questa idea della separazione, Inaes lo spiega così: “per i familiari, come pure per i promotori del disegno di legge, avere un insegnante specifico che compia la scelta del sostegno fin dall’inizio della sua carriere è garanzia di motivazione, qualità, continuità e quindi integrazione. Per noi, invece, si verificherebbe una spaccatura strutturale tra insegnante ‘normale’e e ‘speciale’, accentuando quei meccanismi di microespulsione e di ‘dentro-fuori’ che già troppo spesso si verificano nelle nostre scuole. Se il disegno di legge dovesse essere accolto – spiega ancora Ianes – ai nostri studenti di scienze della formazione primaria e secondaria dovremmo dire di scegliere, dopo i primi tre anni comuni, tra il biennio di specializzazione per insegnanti curriculari e quello destinato invece al sostegno. Noi crediamo invece che, anche in linea con gli altri paesi europei, il superamento dell’istruzione ‘speciale’ debba portare anche il superamento di questa separazione tra docenti: prima si diventa insegnanti a tutti gli effetti, poi ci si specializza”.

Come prima, più di prima. Certo, di casi infelici nelle ultime settimane se ne sono verificati tanti: scuole che non hanno saputo accogliere ragazzi con problemi di salute o relazionali e hanno scelto di “esclude”, anziché includere. Di qui, probabilmente, la forte esigenza, da parte delle famiglie, di una maggiore qualità del sostegno. “Comprendo e condivido – commenta Ianes – e sono convinto che un altro modo di fare sostegno sia possibile e necessario. Penso però che il problema, in particolare quello che riguarda più spesso gli studenti con autismo, si risolva aumentando il livello di competenza per tutti gli insegnanti, non solo per qualcuno. Chi manda il ragazzo disabile fuori dalla classe è infatti l’insegnante curriculare, che con lui non sa come comportarsi. Dobbiamo fare come prima, ma più di prima”. (cl)

 

Press-In anno VII / n. 2599 Redattore Sociale del 12-11-2015

“Buona scuola” e studenti con disabilità

È stata approvata definitivamente dalla Camera – in seconda lettura dopo gli emendamenti e l’approvazione del Senato – la norma nota alla cronaca come la “Buona scuola”. Si tratta della “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” (Atti della Camera n. 2994-B). Nella redazione tornata dal Senato il testo consta di un unico articolo con 212 commi che sostituiscono la precedente stesura in 26 articoli. La presentazione, la discussione, l’introduzione di numerosi emendamenti (prima alla Camera e poi al Senato) si sono svolte in un clima di notevole tensione nelle Aule e all’esterno. Ci limitiamo qui ad esaminare le parti che segnatamente potranno interessare il diritto allo studio e la qualità dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

Il nucleo dell’intervento della nuova disposizione risiede nei commi 180 e 181 (lettera d)). Con il comma 180 il Parlamento delega il Governo a legiferare (riordino, semplificazione codificazione) su diversi aspetti contenuti nella legge ed in particolare sulle materie di istruzione elencate nel comma successivo. Ed è appunto nel comma 181, alla lettera d), che il Governo viene impegnato a legiferare con l’obiettivo della “promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità e riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione”. Su questa base le disposizioni dovranno centrare diversi àmbiti (9 per la precisione). Vediamoli.

Si punta ad una ridefinizione del ruolo del personale docente di sostegno “al fine di favorire l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l’istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria”. L’obiettivo è quindi quello di una maggiore e più specifica qualificazione ma anche riconoscimento del suo ruolo che deve essere tutt’altro che marginale. Tale intento sembra confermato anche dal precedente comma 110 che stabilisce a decorrere dal prossimo concorso pubblico per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto possono accedere alle procedure concorsuali per titoli ed esami, esclusivamente i candidati in possesso del relativo titolo di abilitazione all’insegnamento e, per i posti di sostegno per la scuola dell’infanzia, per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, i candidati in possesso del relativo titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Parallelamente il Governo dovrà legiferare per la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico. L’obiettivo è quello di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente di fruire dello stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine o grado di istruzione. Verosimilmente la successiva disposizione fisserà un vincolo per impedire il passaggio ad altre classi di insegnamento dopo essere entrati in ruolo come insegnanti di sostegno.

Impegnativo, ma anche carico di aspettative, il terzo elemento di delega legislativa: l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, “tenuto conto dei diversi livelli di competenza istituzionale”. La successiva disposizione dovrebbe garantire da un lato un trattamento omogeneo – almeno di minima – su tutto il territorio nazionale, dall’altra parte rafforzare l’impianto e l’esigibilità dei diritti soggettivi.

Quarto obiettivo risiede nella volontà di adottare l’inclusione scolastica come elemento caratterizzante la qualità dell’istruzione. Si prevede infatti la previsione e l’adozione di indicatori per l’autovalutazione e la valutazione appunto dell’inclusione scolastica.

Il quinto elemento è un tema centrale (non solo nella scuola ma anche per l’inclusione lavorativa e per l’accesso alle prestazioni sociali): quello della certificazione, della valutazione e dell’accertamento della disabilità con criteri aggiornati, moderni, scientificamente validati. Ed in effetti la legge approvata prevede la revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione, che “deve essere volta a individuare le abilità residue al fine di poterle sviluppare attraverso percorsi individuati di concerto con tutti gli specialisti di strutture pubbliche, private o convenzionate che seguono gli alunni riconosciuti disabili.”

La revisione e la razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione appare un intervento necessario nel quadro complessivo di un nuovo modo di intendere l’inclusione scolastica (lo prevede il sesto punto): contare su punti di riferimento di garanzia dell’inclusione ma anche di supporto ai processi e agli interventi.

Il settimo e l’ottavo punto sono incentrati sull’introduzione dell’obbligo di formazione iniziale e in servizio sia dei dirigenti scolastici e del personale docente che del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Per i primi (dirigenti e docenti) la formazione sarà incentrata sugli aspetti pedagogico-didattici e organizzativi dell’inclusione scolastica. Per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario la formazione punterà sull’assistenza di base e sugli aspetti organizzativi ed educativorelazionalirelativi al processo di integrazione scolastica. Questa formazione diffusa parte dal principio ormai condiviso che l’inclusione non possa essere delegata al solo insegnante di sostegno o all’assistente educativo o ad altre figure “specialistiche”, ma che debba essere una responsabilità diffusa dell’intero corpo docente e non docente.

L’ultimo punto prevede di legiferare perché sia effettivamente garantita l’istruzione domiciliare per gli alunni “che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 12, comma 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.”. Va ricordato che il comma citato della legge 104/1992 prevede che ai minori con disabilità “temporaneamente impediti per motivi di salute a frequentare la scuola, sono comunque garantite l’educazione e l’istruzione scolastica.” Oggi questa “garanzia” è molto lontana dall’essere esigibile celermente ed efficacemente.

Altri elementi di attenzione per particolari disabilità si trovano al comma 24 che sottolinea come “l’insegnamento delle materie scolastiche agli studenti con disabilità è assicurato anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione” (senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica).

Infine il comma 84, emendato nel passaggio al Senato, autorizza il dirigente scolastico nell’ambito dell’organico dell’autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili – a ridurre il numero di alunni per classe rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente (DPR 20 marzo 2009, n. 81) allo fine di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità.

Infine il comma 84, emendato nel passaggio al Senato, autorizza il dirigente scolastico nell’ambito dell’organico dell’autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili – a ridurre il numero di alunni per classe rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente (DPR 20 marzo 2009, n. 81) allo fine di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità.

Ora il Governo è chiamato, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della disposizione, a normare ciascuno dei punti previsti dal comma 181. Verosimilmente alcuni di questi incontreranno opposizione e resistenze come già anticipato in alcune polemiche (tecnicamente del tutto infondate) che hanno investito questi temi.

Va rammentato che nello stesso solco ideale delle disposizioni approvate esiste già una proposta di legge (giacente alla Camera con numero A.C. 2444)promossa dalle Federazioni delle associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari (FISH e FAND) e frutto di un lungo confronto con il Ministero dell’istruzione che ora potrebbe ottenere nuovo impulso verso l’approvazione definitiva oppure potrebbe essere ripresa nei correlati decreti legislativi.

 

Consulta il testo del provvedimento approvato (Camera dei deputati) 9 luglio 2015

Da Handylex (9 luglio 2015) 

 

DIARIO GIORNALIERO”: REGISTRAZIONE DELLE ATTIVITÀ DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ E COMUNICAZIONE CON LE FAMIGLIE

Per tutti gli alunni e’ auspicabile una buona comunicazione tra scuola e famiglia. Nel caso degli alunni con disabilita’ la comunicazione e’ cruciale per favorire un approccio comune a quell’educazione personalizzata che assume una valenza anche terapeutica. Per gli insegnanti i genitori sono una fonte insostituibile di conoscenza dell’alunno. Per i genitori una comunicazione scritta regolare e’ indispensabile per sapere qualcosa della scuola nel caso di ragazzi incapaci di comunicare, ed e’ anche utilissima per diminuire l’ansi dovuta alla preoccupazione di non sapere come si e’svolta la giornata scolastica del figlio. L’ Ufficio Scolastico Regionale dell’ Emilia Romagna ha preso in seria considerazione questo problema e ha emesso una nota per la predisposizione e l’uso di strumenti di registrazione dell’andamento della giornata (o della settimana) scolastica degli allievi con disabilità e per la gestione comune delle informazioni tra gli adulti di riferimento (docenti, educatori e famiglie). Il tutto e’ in rete e in questo modo questo strumento utile, veloce e moderno puo’ essere utilizzato ben oltre i confini della Regione.

Con la nota prot.14360 del 2 novembre 2011, e i relativi allegati, vengono proposte alle scuole delle modalità di registrazione dell’andamento delle giornate scolastiche degli alunni con disabilità.

Per scaricare i file cliccare sui seguenti link

Allegato uno

Allegato due

Allegato tre

 

Dal sito Portale Autismo 6/11/2015

Doposcuola per bambini e ragazzi con autismo

Verrà presentato il 6 novembre a Rosà (Vicenza), un progetto promosso dall’ANGSA Veneto (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), in collaborazione con l’ANFFAS di Bassano del Grappa (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), voluto per realizzare un “Doposcuola per bambini e ragazzi con autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo”, con l’obiettivo di mantenere le autonomie e potenziare le competenze relazionali e sociali.

ROSA’. Insegnanti, genitori e operatori che lavorano nel campo della disabilità, sono tutti invitati venerdì 6 novembre a Rosà, in provincia di Vicenza (Aula Biblioteca Scuole Medie Roncalli, Via Monsignor Filippi, 7, ore 18), per l’incontro informativo sul progetto Doposcuola per bambini e ragazzi con autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, promosso dall’ANGSA Veneto (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), in collaborazione con l’ANFFAS di Bassano del Grappa (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

«Questa iniziativa – spiega la coordinatrice Giorgia Rossi – si rivolge a bambini e adolescenti con diagnosi compresa tra i disturbi dello spettro autistico, di età tra i 6 e i 18 anni (salvo eccezioni particolari da valutare caso per caso) e residenti nel territorio dell’ULSS 3 di Bassano del Grappa (Vicenza). L’obiettivo principale è quello di fornire un servizio continuativo specialistico, che operi, nel rispetto delle caratteristiche e peculiarità del disturbo stesso e del singolo individuo. In generale le attività verteranno sul mantenimento nelle macroaree delle autonomie e sul potenziamento delle competenze relazionali e sociali». (S.B.)

 

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: angsaveneto@gmail.com

Press-In anno VII / n. 2502 Superando.it del 04-11-2015

Google e EmployAbility, borsa di studio di 7000 euro a studenti con disabilita’

Interessati studenti con disabilità impegnati in un corso di studi nel settore informatico presso un’università in Europa. Scadenza del bando 31 dicembre 2015. Il colosso di Montain View in collaborazione con EmployAbility, un’associazione che assiste studenti disabili nel passaggio dal mondo accademico a quello del lavoro, ha presentato la borsa di studio Google Europa per gli studenti disabili.

I candidati devono essere iscritti all’università nell’anno accademico 2015-2016 (presso un’università europea) o che hanno intenzione di iscriversi ai corsi di informatica, ingegneria informatica o materie correlate. Gli studenti vincitori riceveranno una borsa di studio del valore di 7000 euro per l’anno accademico 2016-2017.

Per partecipare i candidati devono: – Essere attualmente iscritti in una università in Europa per l’anno accademico 2015-2016 – Avere l’intenzione di iscriversi come studente a tempo pieno ad un corso di laurea, un programma di dottorato di ricerca o master presso una università in Europa per l’anno accademico 2016-2017 – I corsi universitari riguardano l’Informatica, l’Ingegneria informatica o materie strettamente correlate.

Le borse di studio saranno assegnate agli studenti sulla base della forza di formazione accademica, capacità di leadership del candidato, la passione dimostrata per Computer Science, la forza complessiva dei loro saggi e materiali di applicazione, rispetto a tutto il pool di candidati. Termine per l’iscrizione il 31 Dicembre 2015. Per maggiori informazioni clicca questo link Paolo Romani

Press-In anno VII / n. 2667 Il Quotidiano della P.A. Del 24-11-2015

QUANTI SONO GLI STRANIERI DISABILI? DATI SOLO SU SCUOLA E LAVORO

Dossier Idos/Unar. Raddoppiati in 7 anni gli alunni stranieri disabili: 26.626 nell’anno 2013/2014. Il 70% accolto in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna Lazio e Piemonte. Poco più di 13 mila gli iscritti al collocamento obbligatorio. L’accesso ai servizi sociali

ROMA – Quante sono oggi le persone con disabilità di origine straniera in Italia? La domanda resta senza risposta, poiché si tratta di un fenomeno che si conosce ancora poco. Lo sottolinea il Dossier statistico immigrazione 2015 di Idos e Unar, presentato oggi a Roma. Gli unici dati sistematici provengono dalla scuola, oltre ai dati Inps sui beneficiari di pensioni assistenziali.

Alunni disabili stranieri. Sono 26.626 nell’anno scolastico 2013/2014 nelle scuole statali e non statali, di tutti gli ordini e gradi, più del doppio di quelli registrati nell’anno scolastico 2007/2008 (11.760): l’11,6% degli alunni con disabilità, il 3,3% di quelli stranieri. Lombardia, Veneto, Emilia Romagna Lazio e Piemonte, da sole accolgono oltre il 70% di questi studenti, mentre Molise, Basilicata, Valle d’Aosta, Sardegna e Calabria restano in fondo alla classifica. Nel Mezzogiorno infatti, si registrano le percentuali più basse: dall’1,3% della Campania al 2,9% della Calabria. “Emerge come gli strumenti oggi usati, sia sul piano diagnostico che didattico-pedagogico, non tengano conto della dimensione multiculturale, della mancata o parziale conoscenza della lingua italiana, di una limitata (o diversa) scolarizzazione nel paese d’origine, di stili di apprendimento diversi da quelli tipicamente “occidentali”. Il rischio è che ci si fermi a “una lettura prevalentemente sanitaria”. Alcune ricerche empiriche evidenziano la difficoltà di comunicazione e di coinvolgimento delle famiglie migranti. Pesano le difficoltà linguistiche, la mancata traduzione di documenti importanti, la difficoltà a comprendere il funzionamento del nostro sistema educativo e dei servizi, l’approccio etnocentrico delle diverse figure professionali coinvolte, l’insufficienza di spazi e occasioni per l’incontro e lo scambio, la difficoltà di far dialogare diverse concezioni di disabilità e diversi modelli di presa in carico, la carenza di operatori esperti nei contesti multiculturali. “Le famiglie migranti quasi sempre scelgono di stabilirsi in Italia per veder garantiti sostegni e migliori servizi per i propri figli con disabilità. – sottolinea il rapporto – In queste famiglie spesso migrazione, disabilità e povertà sono compresenti, perché convivono problemi di tipo economico e la mancanza di una rete parentale e amicale cui fare riferimento”. La scuola rappresenta per queste famiglie un importante punto di riferimento e si trasforma in “un nodo di accesso prioritario al complesso sistema dei servizi del territorio”.

Lavoratori stranieri disabili. Gli iscritti agli elenchi provinciali del collocamento obbligatorio al 31 dicembre 2013 erano 13.108, l’1,9% del totale degli iscritti, un numero più che doppio rispetto al 2006 (4.370 iscritti). La distribuzione territoriale segue in linea generale quella relativa alla presenza degli stranieri residenti nel nostro paese: oltre il 67,4% degli iscritti è al Nord, il 28,1% al Centro e il 4,5% nel Mezzogiorno. Nel 2013 si sono registrati 643 avviamenti di cittadini non comunitari con disabilità, pari al 3,5% degli avviamenti totali, nella maggioranza dei casi avvenuti nel Nord-Est del paese (61,3%).

Accesso ai servizi sociali. L’unico dato certo di cui disponiamo è quello relativo agli ospiti delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie, che, in linea con le informazioni fin qui evidenziate, si riferisce per lo più ai minori, o meglio, ai servizi che se ne occupano: nel 2012 si contavano 338 minori stranieri con disabilità e disturbi mentali (su 2.593, pari al 13,0%), 846 adulti stranieri con disabilità e patologia psichiatrica (su 49.159, pari all’1,7%), 278 anziani stranieri non autosufficienti (su 205.258, pari allo 0,1%).

(30 ottobre 2015) Da SuperabileINAIL

Mani parlanti: arriva il video dizionario partecipativo della lingua dei segni

Nasce in Francia Culinan.net: ispirato alla filosofia wiki, permette a tutti di inserire brevi video per mostrare come si “segna” una parola. Sotto la supervisione di un comitato di esperti. Presto una sezione sul lessico tecnico legato al lavoro.

 

PARIGI. C’è chi ha la lingua d’oro e chi le mani di diamante. I primi parlano in maniera chiara e sanno farsi capire da tutti, i secondi usano le mani per trasformare le parole in segni. Mains Diamant (alla lettera dal francese, mani diamante) è il nome di un’associazione di giovani francesi impegnati contro l’esclusione delle persone sorde. I ragazzi di Mains Diamant sono convinti che l’unico modo per vincere la loro battaglia sia quello di diffondere il più possibile, anche tra le persone udenti, le lingue dei segni e per questo hanno creato Culinan.net, la prima piattaforma partecipativa per la divulgazione e l’apprendimento della Lsf, la lingua dei segni francese. Culinan prende il nome dal più grande diamante grezzo mai scoperto (una pietra di 3.106 carati ritrovata nel 1905 in Sud Africa) e ambisce a diventare il primo videodizionario partecipativo in lingua dei segni francese.

La piattaforma si ispira alla filosofia wiki: tutti i contenuti inseriti sono creati, condivisi, scambiati e migliorati in maniera collaborativa dai fruitori del sito internet. Dopo essersi registrato su Culinan, ogni utente può caricare un video in cui mostrare la maniera di segnare un vocabolo in Lsf. C’è un filmato in cui un uomo col pizzetto e gli occhiali, sposta contemporaneamente le mani dall’altezza delle tempie a quella delle spalle, mimando una specie di velo che dalla testa scende sulla schiena: è la segnatura della parola francese nonne (monaca), messa lì, a disposizione di tutti gli utenti culinan. Poco più in basso una ragazza chiede come segnare la parola avocat (avvocato) ed ecco un giovane coi capelli a spazzola e gli occhiali pronto ad accontentarla. In un video di pochi secondi, il ragazzo alza il braccio destro all’altezza del torace e ruotando il polso appoggia per due volte sul petto la mano aperta mostrandone il dorso; contemporaneamente le sue labbra formano, senza pronunciarla, la parola “avocà”. A garantire l’affidabilità dei filmati caricati su Culinan c’è un gruppo di esperti della Alsf, l’Accademia della lingua dei segni francese, che collaborano con Mains Diamant e controllano ogni video prima di autorizzarne la pubblicazione.

Secondo l’Unisda, l’unione francese per l’integrazione sociale dei deficit auditivi, 40 milioni di persone in Europa soffrono di sordità o di insufficienze auditive gravi. Per la maggior parte di queste persone le lingue dei segni sono la maniera più naturale di comunicare. Quasi ogni lingua parlata ha un suo corrispettivo segnato, ma ogni lingua dei segni ha una struttura grammaticale e una sintassi diversa da quelle parlate. Segnare una frase somiglia più a disegnare un concetto che a dirlo. Per comunicare una locuzione semplice come “la penna è sul tavolo” bisogna, proprio come si fa quando si disegna, indicare prima il tavolo e poi la penna da metterci sopra. Le persone sorde hanno un modo di rappresentare se stesse e il mondo in cui vivono diverso da quello degli udenti, con regole e convenzioni sociali differenti.

Superato l’ostacolo della scolarizzazione, la sfida più difficile per una persona sorda è quella di integrarsi in un ambiente lavorativo che pensa e si comporta con codici da udenti. I creatori di Culinan.net hanno previsto di dedicare una sezione speciale del sito al lessico lavorativo e sono alla ricerca di fondi per realizzarla. Molti termini tecnici legati a diverse realtà lavorative non hanno ancora una segnatura chiara e univoca e piattaforme partecipative come Culinan potrebbero essere il luogo migliore per la creazione di questi nuovi segni. Ma non solo, pensiamo a tutti i neologismi che anno dopo anno entrano in ogni lingua: twittare, loggare, avatar, hashtag, selfie, spam. Su Culinan ci sono mani di diamante pronte a collaborare tra loro per trasformare questi suoni in segni.

Di Antonello Chindemi.

 

Press-In anno VII / n. 1877 L’Agenzia di Redattore Sociale del 28-08-2015

Matematica accessibile per ciechi e ipovedenti

TORINO. All’interno dell’Università di Torino stanno già fornendo supporto a studenti ciechi o ipovedenti per aiutarli a superare le barriere e le difficoltà che incontrano nei loro percorsi, soprattutto nella matematica. Ma attorno al progetto, messo a punto dal gruppo di ricercatori del quale è parte attiva anche un biellese Nadir Murru (31 anni, laureato in matematica), si sta creando un «polo» di consulenza, formazione, sensibilizzazione e supporto, aperto anche alle aziende che vogliono assumere o fruire di personale disabile, da destinare, per esempio all’analisi dati.

L’ESPERIENZAa. «Dal 2013 in collaborazione con I.Ri.For (emanazione dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti) siamo attivi nella trascrizione di testi con formule, grafici e tabelle – spiega Nadir Murru – Sulla base dei software esistenti, creiamo gli strumenti per superare le barriere rappresentate dalla disabilità visiva. La nostra è un’equipe affiatata che lavora all’interno di un progetto dell’Ateno di Torino coordinato dalle professoresse Anna Capietto e Marisa Pavone. L’obiettivo è eliminare le problematiche che affliggono gli studenti che vogliono intraprendere studi scientifici o corsi di carattere economico o statistico. Al contempo, siamo impegnati anche nell’insegnamento delle tecniche di creazione di materiale didattico accessibile e nella realizzazione di nuove tecnologie».

Chi è privo della vista, infatti, può usare il computer grazie a tecnologie specifiche che leggono e scrivono in braille ciò che compare sul monitor. Studenti – e in seguito lavoratori – potranno ora fruire del materiale digitale necessario per affrontare in modo adeguato e autonomo gli studi anche a livello universitario, come fanno i compagni di corso o i colleghi in azienda.

Argomenti correlati: Disabilità visiva-Scuola-Ausili e tecnologie

 

Press-In anno VII / n. 1803 La Stampa del 04-08-2015

Le materie scientifiche svelate a ciechi e ipovedenti: progetto dell’universita’ di Torino

Si chiama Dapari (Disabilità in azienda, professionalità avanzata, ricerca e integrazione) ed è promosso dall’ateneo torinese. Obiettivo? Realizzare un centro universitario per consentire a ciechi e ipovedenti di leggere grafici e formule matematiche.

TORINO. Formule matematiche, dati e grafici accessibili anche ai ciechi grazie al primo centro universitario in Italia dove poter studiare materie scientifiche. Se fino a qualche tempo fa per un cieco, che volesse iscriversi all’università, le opzioni erano le sole facoltà umanistiche, oggi grazie a nuovi software di lettura le materie scientifiche non sono più off limits. A sperimentare la possibilità di formare studenti disabili in grado di analizzare dati, leggere tabelle e comprendere diagrammi e proiezioni ci ha pensato l’università di Torino con il progetto Dapari (Disabilità in azienda, professionalità avanzata, ricerca e integrazione). Lo scopo è di realizzare un centro all’interno dell’ateneo dove gli studenti ciechi e ipovedenti possano accedere a informazioni e saperi grazie all’utilizzo di software all’avanguardia. E formare così persone in grado di svolgere un lavoro all’interno delle aziende. “In questo modo permettiamo ai ragazzi di avere accesso a facoltà scientifiche come economia, matematica, fisica e chimica – spiega Anna Capietto docente dell’università di Torino e referente del dipartimento di matematica per i disabili nonché del progetto Dapari – e una volta conclusi gli studi di avere maggiori possibilità di trovare un impiego. Il nostro intento è permettere a un disabile di essere assunto per le sue competenze e non perché lo stabilisce una norma”. Infatti la legge 68 del 1999 impone a datori pubblici e privati di impiegare tra i loro dipendenti persone disabili.

I ricercatori che si occupano del progetto Dapari hanno lavorato su un programma open source già esistente, “R braille”, al quale hanno aggiunto dei comandi integrativi realizzati da un ricercatore dell’università della nuova Zelanda. “Questo software funziona come una specie di Excel ma più raffinato – continua Capietto –. S’inseriscono i dati e il programma lavoro in modo da consentire o di leggerli tramite il linguaggio braille sullo schermo oppure tramite la sintesi vocale. La cosa interessante però è la possibilità di poter visualizzare i grafici in modo che anche un cieco possa leggerli. Un passaggio che prima non avveniva”. L’obiettivo di questo progetto è rendere le università dei luoghi sempre più accessibili e mettere quest’ultime in connessione più stretta con il mondo del lavoro. L’idea di realizzare Dapari, una costola del più ampio programma “Per una matematica accessibile e inclusiva” che ha lo scopo di sperimentare l’accessibilità di strumentazioni informatiche, è nata da una collaborazione tra l’università di Torino e la società Reale mutua assicurazione.

A dare l’input a tutto questo è stata Ester Tornavacca, una ex studentessa laureatasi in matematica all’università di Torino, che da 10 anni è impiegata nella compagnia d’assicurazione. Ester, ipovedente, ha sperimentato per lungo tempo le difficoltà che una persona con disabilità visiva è costretta ad affrontare sul luogo di lavoro. “Lavorando con i dati – continua Capietto – Ester ha compreso che per farlo al meglio non basta solo conoscere gli strumenti ma era necessario anche saperli utilizzare”. E così dal 2014 collabora come ricercatrice per l’ateneo torinese al fine di sviluppare al meglio il progetto. “Per molto tempo ci ha dato una mano come volontaria – conclude Capietto – ma dal 2014 la società per cui lavora ha deciso di investire il suo tempo presso il nostro dipartimento. Il tutto nell’ottica di incentivare l’inserimento di persone disabili sempre più qualificate all’interno di aziende e nel mondo del lavoro”. (Dino Collazzo)

 

L’Agenzia di Redattore Sociale del 29-07-2015

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