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Autismo: l’inclusione non decolla se i docenti curricolari stanno sulla difensiva

La Fondazione Giovanni Agnelli ha curato la valutazione di un progetto biennale per
accompagnare i ragazzi con autismo nel delicato passaggio dalle medie alle superiori. Grande
apprezzamento da parte degli alunni(tutti) e delle famiglie, ma restano i problemi di sempre:
scarsa partecipazione dei docenti curricolari alle attività formative, delega agli insegnanti di
sostegno, suddivisione dei compiti tra insegnante di sostegno ed educatore.
L’inizio di un nuovo ciclo scolastico è un momento particolarmente critico per l’inserimento dei
soggetti con autismo. Partendo da questa osservazione, maturata nell’esperienza, l’Angsa
(Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) di Torino, con il supporto dell’ Ufficio
Scolastico Territoriale di Torino, della Città Metropolitana e della Onlus Associazione diIdee
ha promosso una sperimentazione – il Progetto Superiamoci- realizzata per due anni in alcune
scuole della città e volta costruire un “clima di classe”, che faciliti l’inclusione e la corretta
socializzazione con il compagno autistico. Il “clima di classe” risulta infatti essere un fattore
determinante per agevolare il passaggio degli studenti con autismo dalle scuole medie alle
superiori: ma come è possibile costruirlo? Il Progetto Superiamoci ha creato un modello, i cui
risultati sono stati valutati dagli esperti esterni di Fondazione Agnelli.
Quattro le tappe previste nel progetto, che ha coinvolto sette ragazzi con autismo che nell’anno
scolastico 2015/16 erano iscritti alla prima classe delle superiori(le scuole coinvolte sono state
IPC Bosso Monti, Torino; ITES Russell Moro, Torino; IIS Norberto Bobbio, Carignano;
Liceo Classico Musicale Cavour, Torino; IIS Paolo Boselli, Torino; ISS Dalmasso, Pianezza;
Primo Liceo Artistico, Torino):
1. accompagnamento guidato, da parte dell’educatore di riferimento assegnato al ragazzo,
dalla scuola secondaria di I grado alla scuola secondaria di II grado;
2. formazione specifica degli insegnanti sull’autismo, per tutte le scuole della provincia di
Torino;
3. sensibilizzazione del “gruppo classe di compagni e genitori” che accoglieranno il ragazzo con
autismo;
4. realizzazione di interventi di assistenza specialistica ad hoc, efficaci ed efficienti, da parte di
esperti in autismo (educatori professionali, psicologi, pedagogisti). Al termine del progetto, dalla survey sui compagni di classe è emersa una valutazione positiva
dell’attività di informazione e sensibilizzazione sull’autismo, giudicata utile dal 98% degli
studenti per conoscere i disturbi dello spettro autistico e comprendere (anche empaticamente)
il proprio compagno “speciale”, oltre che per sapere come relazionarsi e comportarsi con lui. Il
40% dei ragazzi/e intervistati ha affermato di aver “ideato” alcune strategie per comunicare e
relazionarsi adeguatamente col proprio compagno autistico, mentre un altro 7% di alunni ha
addirittura affermato di avere “predisposto” strumenti e “percorsi” facilitatori per favorirne
l’inclusione in classe e a scuola. Anche genitori, insegnanti e dirigenti scolastici hanno
sostanzialmente confermato la validità dell’iniziativa, sostenendone l’utilità e l’efficacia e
chiedendone la continuazione negli anni scolastici successivi. I genitori hanno molto apprezzato
l’assistenza specialistica fornita dagli educatori e dagli esperti in autismo a supporto delle
famiglie e degli insegnanti: una delle caratteristiche più apprezzate di Superiamoci è l’aver
contribuito a rassicurare le famiglie nel critico passaggio tra i due cicli d’istruzione e l’aver
favorito maggiori sinergie tra le famiglie e la rete degli operatori. La capacità di fornire un
sostegno specifico e di creare una sinergia con genitori, operatori socio-sanitari, compagni e
comunità scolastica diventa centrale nelle scuole secondarie di II grado, che rappresentano il
contesto privilegiato di apprendimento di competenze spendibili in una futura attività lavorativa.
Soddisfatti gli alunni, i genitori, gli insegnanti e i dirigenti, d’accordo, ma quali sono per gli
esperti di Fondazione Agnelli i punti deboli ravvisati? Gli stessi dell’inclusione scolastica italiana
tout court, a cominciare dalla «scarsa partecipazione dei docenti curricolari alle attività
formative» e dalla scarsa «collaborazione tra insegnanti di sostegno e curricolari, indubbiamente
legato al diffuso atteggiamento di delega nei confronti del docente di sostegno per quanto
riguarda l’inclusione degli alunni disabili nelle classi». Anche l’uso delle ore di assistenza
specialistica, con una suddivisione netta dei compiti tra educatrice (più concentrata sugli aspetti
relazionali e sulle autonomie del ragazzo) e insegnante di sostegno (dedicata agli aspetti di tipo
didattico) riflette una concezione dell’inclusione dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico
e, più in generale, con disabilità, piuttosto riduttiva: «La doppia separazione di compiti e
competenze appare una soluzione non ottimale in vista dell’adozione di un approccio direte,
che favorisca la costruzione e realizzazione di un progetto di vita finalizzato all’inclusione del
ragazzo autistico all’interno della società, dopo la fine del percorso scolastico».
In prospettiva – conclude la valutazione di Fondazione Agnelli- «si auspica un maggiore
coinvolgimento del corpo docente, che spesso si trincera dietro un atteggiamento difensivo e
giustificatorio, adducendo motivazioni legate alla numerosità della classe, e un coordinamento
del personale di sostegno ed educativo finalizzato al raggiungimento delle autonomie e
all’individuazione delle abilità potenziali da sviluppare. Nelle future edizioni di Superiamoci,
quindi, bisognerebbe individuare strategie concrete per coinvolgere il collegio docenti e il
Consiglio di classe all’interno della sperimentazione ed evitare che si verifichi una suddivisione
dei compiti tra insegnante di sostegno ed educatore. Andrebbe quindi promossa una
collaborazione più permeabile tra le due figure educative, e maggiormente proiettata alla
costruzione di un “progetto di vita” che fornisca allo studente con disturbi dello spettro autistico
competenze utili e spendibili anche dopo la conclusione del suo percorso scolastico e in vista di
un’inclusione sociale e lavorativa praticabile e sostenibile».

di Sara De Carli

Vita.it del 05-10-2016

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