“Casa Satellite”, dove i genitori si allenano al dopo di noi

“Casa Satellite”, dove i genitori si allenano al dopo di noi

PAVIA. Dal 2010 a Pavia è stato avviato un servizio che prepara alla vita indipendente ragazzi con disabilità intellettiva e le loro famiglie. Si chiama “Casa Satellite”, è un appartamentoscuola in cui i ragazzi abitano in autonomia 5 giorni al mese, per allenarsi a vivere da soli. La peculiarità? Il percorso per i genitori, parallelamente ai figli. La legge sul “dopo di noi” approvata nei giorni scorsi afferma alcuni principi che già vengono sperimentati in molte realtà che si occupano di disabilità intellettiva relazionale (abbiamo presentato nei giorni scorsi diverse esperienze che hanno ispirato anche la legge nazionale). Il primo è il diritto di scegliere dove vivere e con chi vivere ovvero la possibilità, per me persona con disabilità, di creare uno spazio di vita dove non solo le “mie cose” trovano spazio ma dove posso sviluppare relazioni arricchenti con chi vive con me e intorno a me. Una casa vera, dove sono io il padrone della mia vita. Ma in che modo noi genitori possiamo aiutare i nostri figli a scegliere? In che modo possiamo capire di quanti e quali sostegni hanno bisogno? Come possiamo organizzarci e conoscerci, noi famiglie, in modo da poter garantire un futuro sereno a noi e ai nostri ragazzi? La convivenza non è un percorso senza ostacoli, ognuno di noi porta nella relazione la sua individualità, le sue abitudini, le sue capacità pratiche, per le persone con disabilità intellettiva/relazionale e le loro famiglie non è diverso. C’è bisogno perciò di un momento di conoscenza reciproca. Per rispondere a queste e ad altre domande Anffas Pavia onlus ha mutuato un progetto sperimentale creato da Anffas Trentino e l’ha adattato alle esigenze dei suoi soci e del suo territorio. È nata così “Casa Satellite”, un complesso percorso che coinvolge tutta la famiglia: iniziato nel 2010 come progetto sperimentale, è ora un servizio offerto dall’associazione. È attivo sul territorio del Comune di Pavia, risponde alla necessità di preparare alla vita indipendente le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale ed è finalizzato a promuovere l’emancipazione delle persone adulte con disabilità dai genitori/familiari prevenendo e contrastando il rischio di fenomeni di istituzionalizzazione come previsto dalle linee di indirizzo delle politiche a sostegno della disabilità definite dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (art 19), dal DPR del 4 ottobre 2013 che promuove la deistituzionalizzazione e suggerisce la creazione di progetti propedeutici alla vita indipendente, dalle ultime disposizioni legislative di Regione Lombardia in materia di residenzialità per la disabilità e dalla legge, appena licenziata dal Parlamento italiano sul “Dopo di noi”, ” Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare” (art 4 d). “Casa Satellite” è un appartamento­scuola in cui, a piccoli gruppi e a turno, i ragazzi e le ragazze che hanno aderito al progetto trascorrono circa 5 giorni al mese organizzando, più o meno autonomamente, la loro vita quotidiana gestendo la spesa, cucinando, avendo cura di se stessi e dell’appartamento. I gruppi hanno intensità di sostegni diversi a secondo delle capacità che i ragazzi hanno sviluppato negli anni. Un’equipe multidisciplinare monitora il percorso di ogni ragazzo/a e modula gli interventi e i sostegni adeguandoli ai bisogni individuali e al ogni ragazzo/a e modula gli interventi e i sostegni adeguandoli ai bisogni individuali e al Progetto Educativo Individuale. La peculiarità del progetto “Casa Satellite” consiste nel percorso che i genitori effettuano parallelamente ai propri figli. Il percorso, guidato e supportato da psicologi, ha lo scopo di consentire l’elaborazione e la riflessione sui propri sentimenti rispetto al distacco, la conoscenza reciproca e la valutazione su quale sia il supporto che ogni famiglia può mettere in campo nel momento in cui si manifesti la scelta dei figli di vivere al di fuori della famiglia d’origine. Da qualche anno anche i fratelli e le sorelle dei “Satelliti” hanno cominciato un percorso di conoscenza del progetto e dei partecipanti, acquisendo maggiore consapevolezza delle aspirazioni e delle possibilità che manifestano i loro fratelli. Allo scopo di rendere coeso il gruppo dei “Satelliti” e capire le dinamiche relazionali tra loro è attivo un laboratorio di teatro sociale che, alla fine del percorso annuale, porta in scena performance di grande impatto emotivo, molto apprezzata dalla cittadinanza, dove emergono i vissuti e il sentire dei ragazzi. L’inizio del percorso di “Casa Satellite” è stato facilitato dal co­finanziamento concesso da Fondazione Cariplo; successivamente il servizio ha beneficiato di una donazione da Fondazione Banca del Monte di Lombardia e da donazioni di privati. Per “Casa Satellite”, Anffas Pavia onlus, ha stipulato una convenzione con il Comune di Pavia grazie a cui riceve una piccola contribuzione annuale. Le famiglie contribuiscono con una retta mensile di 197 € che comprende la gestione ordinaria della casa (utenze, cibo ecc), gli operatori educativi e quelli di supporto (psicologo, psicodrammista e altri). Da anni Anffas si è resa conto che, per programmare la migliore qualità di vita per i figli dei propri soci, è necessario programmare momenti di formazione che coinvolgano tutta la famiglia. Specialmente in questo momento storico, dove la famiglia è “al centro” e sostiene sempre più il peso della presa in carico, è indispensabile studiare soluzioni per il “dopo di noi” che non inficino il lavoro svolto dai genitori sui propri figli, ma che possano garantire una ottima qualità di vita per tutta la famiglia. “Casa Satellite” vuole essere il luogo dove si prepara il futuro attraverso la formazione, la condivisione, la conoscenza, dove può essere definito il Progetto di Vita orchestrandolo con tutti i soggetti coinvolti, per non trovarsi impreparati quando, come genitori, non saremo più in grado di supportare adeguatamente i nostri figli, disegnando per loro e con loro, in anticipo, le condizioni che li renda cittadini pienamente inclusi nel tessuto della società. di Maura Cattanei

Vita.it del 20­06­2016

Sausset: l’uomo senza braccia e gambe che corre la 24 Ore

LE MANS. Per Frédéric Sausset la vita pareva finita nel 2012. Quel giorno, certo non immaginava di correre, soltanto 4 anni più tardi, addirittura la 24 Ore di Le Mans, diventando il primo quadriamputato a farlo. Non poteva nemeno pensarlo quel giorno di luglio del 2012: era in vacanza, aveva appena 43 anni e una certa passione per i motori. Una ferita al dito, nulla di preoccupante, trasformò la sua esistenza in una tragedia: l’infezione, la setticemia a causa di un un battero ­ lo streptococco di tipo A ­ resistente alle cure. Si diffonde a tutto il corpo, il verdetto è devastante: bisogna amputare. Una mano, l’altro braccio, entrambe le gambe all’altezza del ginocchio. Un corpo atletico quadriamputato, trasformato per sempre, mutilato. Pareva davvero la fine. Lui il sogno di correre quella gara mitica l’aveva sempre avuto: già prima dell’incidente che avrebbe soconvolto la sua esistenza s’era adoperato per mettere insieme sponsorizzazioni sufficienti, per trovare la macchina: molto più di un sogno, un obiettivo reale. Per chiunque, la sciagura avrebbe significato abortire i sogni, chiudere per sempre quel capitolo della vita in cui era lecito fantasticare su una giornata al volante di corsa nel mito. Sausset, pilota senza arti in pista nella 24 ore di Le Mans Paradossalmente, invece, per Sausset l’imprevisto drammatico è servito solo a rinsaldare il suo desiderio di correrla, aliemntato dalle imprese di chi, come l’italiano Alex Zanardi, anche di fronte alla menomazione fisica non ha rinunciato all’ambizione sportiva. Un ruolo centrale, probabilmente decisivo, lo esercita durante la sua faticosa riabilitazione Christophe Tinseau. E’ un pilota professionista, coetaneo di Sausset: lo affianca, alimenta quel sogno, apparentemente irrealizzabile, si fa convincere che ­ sì ­ è ancora possibile correrla, quella gara. Sarebbe più facilòe avendo un team già organizzato. Ma la coppia riesce a trovare un prototipo da guidare, una Morgan­Nissan, del tipo Lmp2. Un bolide, che però per essere guidata da Sausset con le sue menomazioni ha bisogno di modifiche sostanziali. un volante particolare, connesso a una protesi. Una centralina posizionata all’altezza delle cosce attraverso cui riuscire a gestire acceletarore e freno, che con le gambe non può certo toccare. Chi crederebbe in lui? Nessuno. Eppure il primo risultato è sorprendente. Solo 3” più lento di un professionista. Gli sponsor arrivano, l’aeuipaggio ­ con il solito Tinseau e Bernanrd Bouvette ­ pure. Si presenta al via, e già essere al box 56, lo spazio riservato a auto fuori categoria, è un trionfo. La 38esima posizione finale, certifica che quello di Sausset non è nemmeno un successo. E’ un miracolo sportivo.

La Repubblica del 19­06­2016

I sarcofagi per i non vedenti

Resi fruibili alcuni tra i beni archeologici più importanti della Cattedrale di Salerno. SALERNO. Nasce così l’ambizioso progetto che ha visto la collaborazione della Soprintendenza per le Belle arti di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, con l’Università di Salerno, la Curia diocesana, il Rotary Club Salerno e l’Unione ciechi salernitana, per la realizzazione di un nuovo apparato didattico­ esplicativo. I sarcofagi del Duomo sono stati corredati di apposite tabelle in plexiglass riportanti, in aggiunta alle didascalie in lingua italiana ed inglese, anche le scritta in braille per i non vedenti. Inoltre, per i sarcofagi più importanti è stata prevista, oltre alla scritta, anche la lettura tattile dell’opera, ovvero la rappresentazione in rilievo di immagini dell’opera stessa, in modo che i non vedenti possano averne anche una percezione formale. In aggiunta è stato previsto un sistema di app che mette a disposizione di ciascun visitatore informazioni aggiuntive cui accedere attraverso il proprio smartphone. Questa iniziativa, promossa dal Rotary club di Salerno, con la presidenza di Vittorio Salemme, è stata curata dalla Soprintendenza, attraverso l’istituzione di un gruppo di lavoro diretto da Antonio Braca. La realizzazione è stata affidata alla cooperativa salernitana “Leggere chiaro” collegata con l’Unione ciechi di Salerno. «Si tratta di un esperimento unico in Italia fino a questo momento –spiega Vittorio Salemme, presidente del Rotary club Salerno – perché iniziative del genere hanno sempre riguardato singole opere, mentre il nostro è un intervento diffuso che ha interessato ben diciotto sarcofagi. Sono contento di aver potuto realizzare un’idea a cui tengo molto e che, da presidente, ho potuto mettere in atto». «Quando si entra nel quadriportico del Duomo di Salerno si incrociano numerosi sarcofagi di età romana – spiega Antonio Braca, storico dell’arte della Soprintendenza per le belle arti e paesaggio di Salerno ed Avellino – quasi sempre ci si passa davanti senza alcun interesse. Ciò è dovuto all’assenza di conoscenza anche delle informazioni più elementari. In realtà si tratta di uno straordinario patrimonio archeologico che, finalmente, viene restituito alla città con un apparato che tende ad includere e non ad escludere i disabili visivi». La presentazione del nuovo sistema si terrà domani alle 17,30 nella Cattedrale di Salerno alla presenza dell’arcivescovo Moretti, della aoprintendente Casule, del sindaco Napoli, del presidente del Rotary club Salerno Salemme, con la partecipazione del professore Luca Cerchiai dell’Università di Salerno e di Francesco Cafaro, presidente dell’Unione ciechi di Salerno. È prevista un’illustrazione delle opere a cura di Antonio Braca, che in quest’occasione presenta un catalogo sui sarcofagi del Duomo, pubblicato dalla Gaia Edizioni. Il nuovo apparato didattico del Duomo di Salerno segna un importante traguardo: l’abbattimento delle barriere percettive deve essere posto al centro dell’interesse di chi progetta gli spazi ed ambienti culturali, perché diventino spazi vitali per chi li frequenta. Ed è importante che tale iniziativa parti da beni così importanti come i sarcofagi. I sarcofagi romani presenti nella cattedrale di Salerno raccontano la pagina più antica della storia del complesso. La pratica di utilizzare sarcofagi romani, provenienti dalle città imperiali, per la sepoltura di uomini illustri è infatti collegabile alla fondazione stessa della Cattedrale ed in particolare alla sepoltura del papa Gregorio VI. Si distinguono diverse tipologie di sarcofagi: quelli destinati agli ecclesiastici sono aniconici, ovvero non contaminati da raffigurazioni mitologiche pagane, mentre quelli prescelti per alti dignitari o personaggi illustri sono vere e proprie casse istoriate caratterizzate dalla presenza di immagini e di sculture ad altorilievo, che quasi sempre raffigurano un mito o significati allegorici. A questa seconda tipologia appartiene il sarcofago di Guglielmo d’Altivilla. Una volta perso l’utilizzo per la sepoltura a partire dal ‘700, resta comunque intatto l’importantissimo valore di testimonianza archeologica e documentale dell’arte romana.

di Larisa Alemagna

La Citta’ di Salerno del 15­06­2016

Da De Chirico a Cascella, ecco gli animali degli artisti

ANCONA. Il Museo Omero si riempie di ‘Visioni animali’. Cavalli, gatti, cani, uccelli, serpenti, elefanti. Ma anche strani ‘ibridi’ frutto della fantasiosa creatività degli artisti che danno vita a una mostra che non mancherà di suscitare curiosità, anche tra i più piccoli. Ma non si pensi a uno scherzo d’estate. I protagonisti sono autentici maestri. Qualche nome? De Chirico, Trubbiani, Fazzini, Cascella, Cucchi, Bodini, Valentini, Ceccobelli, Marotta, Marino Marini, Perez. In tutto 57 pezzi, capaci di catturare subito l’attenzione, di colpire, emozionare. Un affascinante bestiario che permette al visitatore un viaggio attraverso la raffigurazione animale nella scultura lungo ottant’anni. Essendo all’Omero, le opere potranno essere fruite anche tattilmente, non solo dai non vedenti. Come spiega il presidente Aldo Grassini «le mostre di scultura sono il centro della nostra attività. Abbiamo avuto subito interesse per questa mostra, perché è anche uno strumento di conoscenza di un periodo dell’arte sconosciuto per molti disabili. Sono opere di alcuni dei più grandi artisti del ‘900, su un tema che normalmente non è oggetto di rassegne organiche. E’ anche una mostra piacevole, ‘allegra’, che interesserà anche le famiglie». Il curatore è Antonello Rubini, che ha allestito la collettiva insieme a Massimiliano Trubbiani, figlio di quel Valeriano che come pochi altri ha raffigurato così spesso, e in modo così originale, il mondo animale. «Bronzo, ceramica, legno, plexiglas, cemento ­ spiega Rubini ­. Abbiamo evitato il più possibile le opere illustrative, naturalistiche. Qui c’è l’interpretazione, una forte soggettività. E alcune opere sono piuttosto forti, drammatiche. L’animale si può usare in tanti modi: per esprimere la propria interiorità, o per una denuncia, come il teschio nero di elefante’» Nel catalogo c’è anche un testo di Simone Dubrovic, il quale parla di «una galleria onirica», e del «conflitto tra la ragione umana, che tutto vuole controllare, e l’animale, che non vuole farsi ridurre a schema. Un grande archetipo dell’inconscio e della natura’. La mostra sarà visitabile fino al 4 settembre (ingresso libero): a giugno e settembre dal mercoledì al sabato; a luglio e agosto: mercoledì, giovedì, sabato 17­20; venerdì 10­ 20; domenica 10­13 e 17­20.

di Raimondo Montesi

Il Resto del Carlino del 12­06­2016

Monumenti in 3D per i non vedenti: cosi’ conosciamo il mondo

Questo è lo stadio Meazza di San Siro a Milano. Per gli appassionati un pezzo importante della storia sportiva italiana. Anche questo è lo stadio Meazza, o meglio: un suo modellino in scala realizzato con una stampante 3D. A tenerlo tra le mani è Laura una giovane studentessa milanese. Laura non vede e toccare questa riproduzione tridimensionale è l’unico modo che ha per sapere com’è fatto lo stadio vero. Le applicazioni della stampa in 3D come ausilio alle persone con disabilità sono solo uno degli aspetti affrontati nel corso del Technology hub che si è svolto a Milano dal 7 al 9 giugno 2016. Grazie alla stampa 3D e al +Lab del Politecnico di Milano, Laura ha imparato a realizzare in proprio piccoli strumenti utili nella vita di tutti i giorni, dai ganci per il bastone, agli spartiti musicali con la stampa a rilievo. “L’esperienza con il +Lab – ha detto Laura – è stata molto importante per me e penso che me la ricorderò per tutta la vita. Finora ho realizzato piccoli miglioramenti nella mia vita ma sono sicura che in futuro potrò fare davvero qualcosa di grande”. I ricercatori del +Lab sono tra i pionieri di questa nuova frontiera che sperimenta soluzioni innovative per facilitare la vita a persone con difficoltà visive o motorie. A dirigerlo, la professoressa Marinella Levi. “Abbiamo solo da imparare – ha spiegato – loro le soluzioni le hanno già. Sono avanti. Apriamo le porte, loro arriveranno. Le difficoltà sono quelle economiche, il nostro laboratorio non è bellissimo, speriamo che la politica sappia ‘vedere’. Insegnamo noi ai politici a guardare lontano in modo che questi percorsi siano agevolati”. L’esperienza di +Lab e di Laura ha fatto nascere iniziative come “Città tra le mani” per condividere il turismo accessibile con persone disabili, ma non solo, come ci ha spiegato Claudia Melissa Barbarito. “Abbiamo permesso sia a persone normodotate che con disabilità visive di sperimentare un’esperienza turistica a tutto tondo, utilizzando tutti i sensi in un’esperienza inclusiva – ha detto – nello stesso momento persone con disabilità sensoriale e non, possono vivere un’esperienza turistica essendo protagonisti”. Tra le altre novità, presenti al Techonology hub le tecnologie robotiche dell’ItiaCnr per i pazienti affetti da parkinson o patologie neurologiche oppure la realtà aumentata e virtuale per l’allenamento della capacità cognitive.

“Cosi’ insegno il surf ai non vedenti. Dopo 24 ore vanno in mare da soli”

ARONA. Anche i non vedenti possono fare surf». Matteo Fanchini, campione italiano di paratriathlon di Arona, fa sul serio. Tra poco sarà il primo non vedente a ottenere il brevetto di istruttore di Sup (Stand up paddle) ed è già riuscito a esportare il suo esclusivo metodo di insegnamento «Pagaia bianca» presentandolo alla terza edizione di «Folgore no limits», la manifestazione organizzata a maggio dalla Brigata paracadutisti Folgore a Livorno per le persone disabili con venticinque sport diversi. Metodo esclusivo. Il Sup è una tavola più ampia di quella da surf con cui si pagaia in piedi per rilassarsi, gareggiare o fare tour turistici. A Livorno la Fisurf ha messo a disposizione alla «7 Laghi Sup», l’associazione promossa da Fanchini ad Arona, uno spazio dimostrativo e i suoi istruttori Isa (International surfing association), che sono rimasti molto colpiti dalla tecnica sviluppata per i supper con deficit visivo: «La comunicazione – dicono ­ , le poche ma precise parole usate da Matteo, i tocchi delicati ma puntuali del corpo dell’allievo ci hanno impressionato». Rispetto al surf tradizionale è più congeniale ai non vedenti. Dopo le istruzioni ricevute da Matteo, alla fine della giornata i suoi allievi «speciali» sono stati capaci di pagaiare da soli in piscina e il giorno dopo in mare. Dal complesso addestrativo «Lustrissimi» di Livorno, il gruppo infatti si è trasferito a Tirrenia: «La Surf & Sup Academy Tirrenia sarà la prima scuola a utilizzare ufficialmente il nostro metodo, dopo le prove che abbiamo seguito insieme al bagno Maddalena». Corsi ad Arona. Per chi volesse provare, questo mese di giugno inizieranno le nuove attività per tutti ad Arona con la «7 Laghi Sup» e quindi con Matteo, Andrea Torsetta e Stefano Travaini: «Le adesioni sono aperte anche attraverso la pagina Facebook». ntanto Matteo, che ha gareggiato anche domenica con normodotati al «Baratti sup race», sta per diventare il primo istruttore non vedente di Sup: «Sto ultimando le ore di tirocinio per il brevetto nazionale della Federazione italiana surf: ormai è fatta». Lo scopo dell’associazione è portare il Sup sui Laghi Maggiore e d’Orta. Uno dei sogni del gruppo è dotarsi di boe sonore attraverso sponsor: «Sarebbero molto efficaci per i nostri allievi non vedenti: consentirebbero di muoversi in autonomia, anche senza guida».

di Cinzia Bovio

La Stampa del 10­06­2016

Guardare con le mani, ascoltare con gli occhi

Si chiamano così i due cicli di visite guidate accessibili e gratuite, rivolti rispettivamente alle persone con disabilità visiva e a quelle con disabilità uditiva, che dall’11 giugno verranno promossi a Monza presso i Musei Civici e attuati in collaborazione con gli operatori specializzati della Società di Servizi Opera d’Arte. MONZA. Arriva dai Musei Civici di Monza e verrà attuata in collaborazione con gli operatori specializzati della Società di Servizi Opera d’Arte, l’interessante proposta consistente in un ciclo di visite guidate accessibili alla struttura sita nella Casa degli Umiliati della città brianzola (Via Teodolinda, 4), rivolto a persone non vedenti e non udenti. Per le persone con disabilità visiva i tre incontri si intitoleranno Guardare con le mani (sabato 11 giugno, domenica 18 settembre e sabato 10 dicembre, sempre alle 15.30), per quelle invece con disabilità uditiva, Ascoltare con gli occhi (sabato 18 giugno, domenica 25 settembre e sabato 3 dicembre, anche qui sempre alle 15.30). Le visite saranno totalmente gratuite (ma con prenotazione obbligatoria), sia per le persone con disabilità che per i loro accompagnatori. Come si legge nel sito dei Musei Civici di Monza, questi ultimi «comprendono le raccolte della Pinacoteca Civica e del Museo Storico dell’Arengario. La loro istituzione pubblica risale al 1935 e si realizza intorno a un importante nucleo collezionistico arrivato al Comune nel 1923 dal lascito Galbesi Segrè. Nel corso del tempo il patrimonio delle raccolte si è arricchito di opere d’arte e repertori diversi che originano da donazioni, acquisti e come eredità delle più significative vicende artistiche e culturali svoltesi in città nel corso del Novecento: Biennali, ISIA, Premio di Pittura Città di Monza e, in anni più recenti, Biennale Giovani. Tra le raccolte a carattere artistico si segnalano, per importanza e densità numerica, i dipinti e le sculture degli artisti monzesi operanti nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del XX secolo. Di sicuro interesse è anche il cospicuo nucleo di disegni e grafica del Novecento, entrato nelle collezioni tramite lascito diretto degli artisti o dei loro eredi. Presente fin dalle origini nelle raccolte dei Musei Civici vi è poi un rilevante patrimonio di stampe antiche e moderne che costituisce il Gabinetto delle Stampe». (S.G.)

Superando.it del 09­06­2016

Visite tattili alla mostra “Made in Roma”

Dal 12 giugno al 29 luglio visite guidate consentiranno per la prima volta l’esplorazione di alcune opere selezionate per l’occasione. ROMA. Nell’ambito della mostra archeologica “MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica”, ospitata nella suggestiva cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, nel periodo che va dal 12 giugno al 29 luglio verranno proposte visite speciali dedicate alle persone non vedenti o ipovedenti attraverso visite guidate tattili che consentiranno per la prima volta l’esplorazione di alcune opere selezionate per l’occasione, implementando l’accessibilità museale già garantita dal punto di vista architettonico. La mostra. Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti in mostra e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch­Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

“Crazy for football”, nel 2018 i mondiali di calcio per persone con disagio mentale

ROMA. Sono stati ufficializzati oggi a Roma, nell’ambito di un convegno organizzato presso l’Istituto superiore di sanita’, i Mondiali di calcio a 5 per persone con disagio mentale che si terranno in Italia nel 2018 con il patrocinio del Coni, della Federcalcio e del ministero della Salute. Nel corso dell’evento, organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale Asl Rm 2 e dal Centro di ricerca universitario HE.R.A dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, medici psichiatri e allenatori tecnici che seguono i ragazzi della Nazionale si sono confrontati sull’importanza e la valenza terapeutica del gioco del calcio nell’ambito della riabilitazione psichica e della lotta ai pregiudizi che sussistono intorno ai pazienti affetti da questo tipo di patologie. Testimonial del progetto e’ l’attore e regista Carlo Verdone. “Per la salute mentale lo sport e’ tutto­ ha detto Verdone all’Agenzia Dire­ non e’ infatti soltanto una questione di distrazione, liberta’, leggerezza e condivisione, ma anche una grande medicina di ossigeno per il cervello”. Verdone ha poi raccontato di avere pronto “un soggetto per un film sulla salute mentale­ ha proseguito­ che prima o poi vorro’ mettere a punto e realizzare perche’ mi sembra molto interessante. La paura, pero’, e’ sempre che il grande film ‘Qualcuno volo’ sul nido del cuculo’ di Miloš Forman aleggi sopra e quindi il timore e’ quello di realizzare un prodotto molto molto inferiore. Prima o poi, pero’, voglio affrontare questo tema perche’ oggi fa parte oggi della societa’ ed e’ giusto che il pubblico si approcci anche con una commedia, perche’ no, a tematiche di questo tipo”. Anche l’attrice Ambra Angiolini ha voluto dare il suo sostegno a questo progetto, testimoniando come “queste occasioni che vedono coinvolte la societa’ civile e i personaggi pubblici possono dare voce a realta’ spesso guardate con enorme diffidenza ed essere una spinta a superare i pregiudizi e le etichette. Anche il teatro e’ un luogo in cui le persone con queste difficolta’ hanno modo di esprimersi liberamente, portando se stessi sul palco e creando momenti di profonda intimita’ e bellezza”. Ambra ha poi detto all’Agenzia Dire che lo sport e’ “una cura e aiuta a tener duro. Io ne pratico tantissimo, fin da piccolissima: basket, calcio, nuoto e ora in particolare l’arrampicata”. Secondo l’attrice lo sport e’ “terapeutico, rallenta la demenza senile e l’Alzheimer, ma va fatto in maniera sana e senza eccessi”. A condurre il dibattito e’ stato il dottor Emanuele Caroppo, dirigente Psichiatra dell’Uoc Spdc presso l’ospedale Pertini di Roma e segretario Scientifico del seminario, che ha spiegato: “L’esperienza delle due edizioni 2015 e 2016 del progetto ‘Rete!’, realizzato da Figc in collaborazione con l’Universita’ Cattolica e Sprar a favore della salute psico­fisica dei minori stranieri non accompagnati, insegna che attivando sinergie virtuose non soltanto si abbattono i costi di interventi attivi e di ricerca ma, quasi a costo zero, si migliora in modo importante la qualita’ della vita delle persone aumentandone la felicita’ e riducendone la vulnerabilita’. E’ auspicabile, quindi, una collaborazione sempre maggiore tra mondo dello sport, della ricerca, dei servizi di salute mentale, delle istituzioni e della societa’ civile, perche’ questa e’ la strada maestra per affrontare il disagio psichico e combattere i pericolosi e sempre presenti pregiudizi. Raggiungiamo tutti insieme il gol dei Mondiali 2018″. Raggiungiamo tutti insieme il gol dei Mondiali 2018”. Il calcio come sport d’inclusione, ha spiegato ancora durante l’incontro il professor Luigi Janiri, direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma, porta con se’ un mondo “di regole, obiettivi comuni, ruoli da rispettare, responsabilita’ e condivisione che abbassano le resistenze dei soggetti che soffrono di disagi psichici e liberano un’emotivita’ nuova e imprevedibile, rimettendo in discussione i rigidi assetti attraverso cui leggono la realta’ e li rende piu’ felici. I ragazzi coinvolti nel progetto della Nazionale e tutti i pazienti a cui e’ stato proposto di praticare questo sport, infatti, hanno riportato una significativa riduzione dei ricoveri e dell’uso di farmaci”. In conclusione Ruggero, uno dei ragazzi della Nazionale, ha letto i ringraziamenti e l’augurio del presidente del Coni, Giovanni Malago’, per lo straordinario traguardo e l’esempio di volonta’ della squadra italiana che ha partecipato ai Campionati del mondo di Osaka: “Avete dimostrato che niente e’ impossibile­ si e’ letto nel messaggio inviato da Malago’­ per chi crede nella bellezza delle proprie ambizioni. Siete i campioni di una Nazionale che conferma come lo sport sia inclusione e aggregazione. ‘Crazy for football’ rappresenta gli ideali che promuoviamo ogni giorno attraverso lo sport. Facciamolo diventare uno slogan senza tempo­ ha concluso­ perche’ stupirete il mondo”. (DIRE)

Redattore Sociale del 08­06­2016

Paraolimpici, in 600 allo stadio Zecchini

Atletica leggera: da venerdì la kermesse continentale. Il presidente Luca Pancalli: «Un evento senza precedenti» GROSSETO. «Grosseto ospiterà la più grande manifestazione di atletica paraolimpica che si sia mai svolta nel continente». Queste le parole pronunciate dal presidente del Comitato italiano paraolimpico, Luca Pancalli, durante la cerimonia istituzionale di presentazione della quinta edizione degli Europei Paralimpici di atletica leggera che si svolgeranno allo stadio Zecchini di Grosseto da venerdì a giovedì 16 giugno. Ed i numeri danno ragione al massimo esponente del Cip: 600 atleti (numero aggiornato rispetto ai dati precedenti) provenienti da 36 paesi europei si metteranno in mostra in lanci, salti e corse in sei giorni per conquistare ben 171 titoli in palio, maschili e femminili. Oltre alle medaglie celebrative, per i partecipanti Grosseto 2016 sarà l’ultima occasione ufficiale per cercare di strappare il pass per le Paralimpiadi di Rio de Janeiro di settembre oltre che per migliorare i propri record. Le parole di Pancalli danno il via ad un evento sportivo che per la prima volta si svolgerà in Italia, a Grosseto, città scelta dal Comitato internazionale olimpico che riceverà simbolicamente il testimone dalla città britannica di Swansea (2014). E proprio un esponente del Cio, Sir Philip Craven sarà presente alla sontuosa cerimonia di apertura in programma venerdì alle 18 in piazza Dante che si protrarrà per alcune ore ed a cui i cittadini sono invitati a partecipare, nella splendida cornice del centro storico grossetano in cui la città ed il comitato organizzatore daranno il benvenuto ad atleti, tecnici e dirigenti. Oltre a Pancalli, sono intervenuti il sindaco uscente del Comune di Grosseto, Emilio Bonifazi ed il presidente nazionale Federazione sport paraolimpici e sperimentali, Sandrino Porru, oltre ai numerosi volontari che saranno il cuore pulsante della manifestazione ed ai circa venti sponsor locali e nazionali che ne rappresenteranno la parte economico­organizzativa. «Obiettivo è quello di raggiungere un ricco medagliere», è stato l’augurio che gli sportivi intervenuti in sala consiliare hanno rivolto agli atleti che vorranno ben figurare nell’impianto di una delle città regine mondiali dell’atletica. Gli italiani potranno contare su atleti di spicco reduci da primati personali, nazionali ed europei (anche mondiali, in alcuni casi) di prestigio. Tranne Assunta Legnante che sarà assente, sono attese molte conferme a partire dalla portabandiera dei Giochi di Rio, Martina Caironi, due volte campionessa e primatista mondiale nei 100 T42, Oxana Corso, due volte argento paraolimpico ed europeo nei 100 metri T35, Giusy Versace e Federica Maspero nei 400 metri, Monica Contraffatto nei 100 metri T42, Oney Tapia, record italiano nel disco F11, Roberto la Barbera, argento nel lungo T44 alle Paralimpiadi di Atene 2004. Possono rappresentare sorprese Arjola Dedaj nei 100, 200 e lungo T11, Carmen Acunto campionessa tricolore nel disco F55, Emanuele Di Marino nei 200 metri T44, Antonio Acciarino nel peso F42, il plurimedagliato Alvise De Vidi nei 200 metri T5 ed Ivan Messina nei 100, 200, 400 e 800 T53.

di Stefano Fabbroni

Il Tirreno del 08­06­2016

 

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