La nuova Legge sul cinema preveda l’accessibilita’ dei film!

La nuova Legge sul cinema preveda l’accessibilita’ dei film!

Lo chiede una petizione lanciata nel web dall’Ufficio Comunicazione della Fondazione Carlo Molo di Torino, chiedendo che il Disegno di Legge sul cinema approvato nei giorni scorsi al Senato e ora in attesa di passare alla Camera, venga integrato con un articolo in cui si preveda che le produzioni cinematografiche sostenute dallo Stato siano rese accessibili alle persone con disabilità visiva, uditiva e cognitiva, con sottotitolazioni faciltate e audiodescrizione, nel pieno rispetto dell’inclusione sociale e anche – particolare non trascurabile – della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Al di là di come la si pensi, ci sono indubbiamente numerose (e anche positive) novità nel Disegno di Legge sul cinema (Disciplina del cinema e dell’audiovisivo), approvato nei giorni scorsi al Senato e ora in attesa di passare alla Camera. E tuttavia in esso vi è anche una grave lacuna, su una questione particolarmente cara al nostro giornale, che abbiamo trattato proprio ieri, in riferimento a lodevoli eccezioni, come la Festa del Cinema di Roma e all’ormai annoso impegno sul tema di un’Associazione come Blindsight Project. Si tratta in sostanza della mancanza quasi totale, nel nostro Paese, di film accessibili alle persone con disabilità visiva, uditiva e cognitiva, in aperta violazione dell’articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport). Riteniamo quindi del tutto degna di nota l’iniziativa lanciata da Daniela Trunfio, responsabile dell’Ufficio Comunicazione della Fondazione Carlo Molo di Torino, consistente in una petizione intitolata semplicemente Fermiamo la Legge sul cinema!, che sta già raccogliendo moltissime adesioni. Vi si legge tra l’altro: «Questa Legge non tiene fede alla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 [Legge 18/09, N.d.R.], che “riconosce il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di eguaglianza con gli altri alla vita culturale, e invita a prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità godano dell’accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili”». «La resa accessibile – si legge ancora – dà diritto alle persone con deficit visivi, uditivi o cognitivi, come anche alle persone di prima alfabetizzazione, di poter andare al cinema da soli anche senza accompagnatore. Firmiamo dunque perché sia inserito un articolo che preveda che le produzioni che ricevono il sostegno dallo Stato siano rese accessibili con sottotitolazione facilitata e audiodescrizione, nel pieno rispetto dell’inclusione sociale! Perché la resa accessibile è un atto di civiltà». (S.B.)

Superando.it del 13­10­2016

Il menu con il “bollino” si legge grazie a un’app

NOVARA. Una foto al «bollino» con il Qrcode e il telefonino legge il menù: la prima a sperimentare il nuovo servizio a Novara è la pizzeria «Centro» di corso Cavallotti che da tempo collabora con l’Unione ciechi. Un’amicizia nata per caso tra i clienti e un gestore attento alle esigenze di chi è in difficoltà. Così sono cominciate le «Cene al buio» con ciechi e ipovedenti come camerieri e adesso il menù letto dallo smartphone.

Alle pagine con gli elenchi dei piatti verrà applicato un bollino che i clienti potranno «sentire» con le dita: una volta trovato basta scattare la foto e un’applicazione legge il menù con la sintesi vocale. «Senza la vista non vengono meno le attività della vita quotidiana e l’Unione ciechi ­ dice il suo presidente Pasquale Gallo ­ si sta battendo per favorire l’autonomia dei disabili visivi. Magari il non vedente arriva da solo al ristorante ma poi ha bisogno di aiuto per ordinare la cena: vogliamo superare questo ostacolo e speriamo che anche altri locali aderiscano all’iniziativa».

Per adesso sono disponibili menù con fotocopie del Qrcode, i «bollini» in rilievo sono in fase di stampa e tutto sarà pronto per settembre: «Li applicheremo alle pagine dei primi piatti, dei secondi, dei dolci e delle bibite ­ dice Mario Ferrara, contitolare del “Centro” ­. Per le pizze non servono: basta la fantasia di ognuno». [b.c.]

La Stampa del 29­07­2016

Stanno per tornare i “Sensi d’Estate” al Museo Omero di Ancona

ANCONA. Tra percorsi multisensoriali di arte, teatro, musica, odori e sapori, sta per tornare al Museo Tattile Statale Omero di Ancona, l’ormai tradizionale rassegna denominata Sensi d’Estate, che dal 20 luglio al 24 agosto prevede una serie di spettacoli serali, nella corte della Mole Vanvitelliana, sede del Museo Omero (in caso di pioggia si terranno presso il Teatro Sperimentale L. Arena), mentre dalle 17 fino alla mezzanotte è possibile visitare il Museo stesso e le sue mostre, da Visioni animali. Sculture d’Arte Contemporanea, inaugurata nelle scorse settimane (se ne legga anche nel nostro giornale) a Roberto Papini. Metamorfosi del rifiuto, che prenderà invece il via proprio il 20 luglio (ore 18.30).

Si incomincerà dunque il 20 luglio con Mamme suocere e … vajasse, insieme all’attrice Rosalia Porcaro, spaccato comico­musicale della Napoli di ieri e di oggi, fatto di monologhi grotteschi e paradossali e delle musiche dal vivo del trio Ànema. Il 27 luglio, poi, lo storico gruppo folk La Macina presenterà il suo primo disco live, vera e propria antologia dei brani più belli e noti del quasi cinquantenario lavoro di ricerca e di riproposta della tradizione orale marchigiana. E ancora, il 3 agosto andrà in scena Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, tratto dall’omonimo bestseller di Mark Haddon, per la regia di Antonio Lovascio e Stefania Terrè, con la voce narrante della quindicenne Christabel Boone, giovane con sindrome di Asperger e protagonista lei stessa del bestseller di Haddon. Il 10 agosto quindi, sarà la volta di un concerto lirico in collaborazione con l’Associazione Amici della Lirica Franco Corelli di Ancona, mentre il 17 agosto tornerà il Duo Bucolico, irriverente coppia cantautoriale composta da Antonio Ramberti e Daniele Maggioli, che presenteranno il loro sesto disco, centrato sul mondo sottosopra di “Cosmicomio”. Infine, chiusura della rassegna il 24 agosto, con David Anzalone e il suo contro­monologo Targato H, spettacolo comico in cui il filo conduttore è il costante ribaltamento in chiave ironica delle concezioni comuni che si hanno nei confronti della disabilità (regia e musiche di Alessandro Castriota). (S.G.)

Superando.it del 20.­07.­2016

Il museo Marino Marini ha aperto le porte alla disabilita’

Lo ha fatto con un’iniziativa originale: vivere l’arte del grande maestro pistoiese a occhi chiusi. Occhi non vedenti e occhi vedenti, ma bendati. Per il numeroso gruppo di visitatori che ha partecipato all’esperienza sensoriale (foto) lungo le tappe del nuovo percorso tattile, inaugurato negli spazi del Palazzo del Tau dalla Fondazione Museo Marino Marini in collaborazione con l’Unione Ciechi di Pistoia, è stata una visita coinvolgente e intensa. Ha liberato fiducia reciproca, ha ribaltato i ruoli, ha stimolato i sensi e generato forti emozioni. I non vedenti hanno guidato e rassicurato molti dei loro accompagnatori e visitatori normodotati che per la prima volta si trovavano a muoversi bendati tra le sale di un museo, sforzandosi di guardare con altri occhi. Il risultato è stato straordinario. «Abbiamo scoperto insieme ai vedenti cosa può nascondersi dentro alle opere d’arte di Marino Marini ­ commenta Tiziana Lupi, presidente dell’Unione Ciechi di Pistoia ­ e li abbiamo guidati attraverso il nostro mondo e lo strumento della lettura tattile». Il nuovo percorso di visita tattile è costituito da un ciclo di pannelli e opere di Marino. «Abbiamo scelto di inaugurare il percorso tattile ­ spiega Ambra Tuci, responsabile eventi della Fondazione Museo Marino Marini ­ con una modalità di visita diversa, offrendo al gruppo l’opportunità di conoscere Marino con le mani e gli occhi dell’immaginazione. La storia delle origini del mondo, dalla superficie liscia della terra alle forme tonde e avvolgenti delle fertili Pomone, è stata narrata e trasmessa da Anna Maria Iacuzzi dell’associazione Artemisia». IL NUOVO percorso è stato presentato e vissuto a occhi chiusi anche dall’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Elena Becheri. «E’ stata un’esperienza emotivamente intensa ­ ha detto ­ , in cui ho sperimentato direttamente il senso dell’affidarsi agli altri e ho condiviso un diverso approccio e una modalità di conoscenza dei linguaggi di Marino che ne fa riscoprire il senso più intimo e più profondo». All’inaugurazione hanno partecipato anche Giovanni Boldrini che ha realizzato i pannelli tattili e lo psicologo Antonio Frintino. «In vista di Pistoia, capitale della Cultura 2017 ­ conclude Tuci ­ organizzeremo i attività, visite e laboratori in modo da coinvolgere gli ipovedenti in un percorso incentrato sulla manualità attraverso l’uso di argille e l’ascolto di suoni e musica».

La Nazione del 19­07­2016

Trisome Games lo sport non ha limiti

A Firenze, dal 15 al 22 luglio, si svolgerà la prima edizione dei Giochi riservati ad atleti con sindrome di Down In gara 900 giovani provenienti da 34 paesi di tutto il mondo.

LA RASSEGNA. Eccola, la grande novità. Dal 15 al 22 luglio Firenze e la Toscana ospiteranno la prima edizione dei Trisome Games. Sarà una manifestazione dedicata unicamente ad atleti con sindrome di Down, impegnati in nove discipline: vale a dire l’atletica leggera, il nuoto, il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica, la ginnastica ritmica, il calcio a cinque, il judo, il tennis e il tennis tavolo. Al momento hanno aderito 34 nazioni provenienti dai cinque continenti: e a partecipare saranno circa 900 tra atleti e tecnici. Semplice e logica la ragione per cui gli organizzatori hanno scelto il nome «Trisome»: la sindrome di Down, d’altronde, è chiamata anche «trisomia 21». Come detto, insomma, i Trisome Games saranno il primo evento multidisciplinare rivolto a ragazzi con sindrome di Down.

GLI IMPIANTI. Non si tratterà né di Olimpiadi né di Paralimpiadi, visto che gli atleti con sindrome di Down ancora non sono stati inseriti nel programma delle Paralimpiadi. Per intendersi, l’obiettivo sarà creare un evento capace di dimostrare che un ragazzo Down che salta quattro metri o corre i 100 metri in 13 secondi è in grado di compiere un gesto sportivo a tutti gli effetti. E, quindi, una prestazione figlia di un lavoro che coinvolge la famiglia e la scuola, la società e la Fisdir, ovvero la Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale. La rassegna fiorentina si svolgerà tra lo stadio Ridolfi (atletica leggera), la piscina Costoli (nuoto e nuoto sincronizzato), la palestra Sorgane (ginnastica), la palestra Barbasetti (calcio a cinque) e Affrico (judo, tennis e tennis tavolo). Organizzato dal Comitato presieduto da Alessio Focardi, l’evento è stato assegnato all’Italia e nello specifico a Firenze dalla Su­Ds, l’organismo internazionale che sovraintende lo sport per atleti con sindrome di Down. Naturalmente la candidatura azzurra è stata fortemente caldeggiata dal Comitato italiano paralimpico presieduto da Luca Pancalli e dalla Fisdir di Marco Borzacchini. Dunque, questa estate, a Firenze, gli atleti si sfideranno per una medaglia ma allo stesso tempo tenteranno di abbattere stereotipi, e contribuiranno ad accrescere la cultura paralimpica nel nostro Paese. Il Coni, il Comitato regionale della Toscana, la Regione, il Comune e la città di Firenze saranno figure fondamentali nella riuscita della manifestazione. Per Borzacchini, «l’Italia sarà apripista del movimento sportivo riservato ad atleti con sindrome di Down, e questo rappresenta per noi un motivo di orgoglio. Sarà un evento non solo sportivo, ma culturale, che permetterà di conoscere le capacità di questi atleti, animati da una straordinaria volontà. E che dimostrerà al mondo il ruolo che l’Italia gioca nello scacchiere internazionale».

IL PARTNER. Della prima edizione dei Trisome Games è partner Il Gioco del Lotto, che ha l’obiettivo di dare un sostegno importante a un progetto di inclusione sociale capace di rompere la barriera dei pregiudizi. In questo modo Lottomatica vuole offrire una grande opportunità di conoscenza, crescita culturale e sociale per la comunità. Per Il Gioco del Lotto, sostenere lo sport significa promuovere lo sviluppo e la diffusione della cultura sportiva, strumento di incoraggiamento e trasmissione di valori sociali e educativi quali il rispetto dell’avversario e la lealtà. Il supporto al primo evento mondiale dei Trisome Games testimonia ancora una volta l’importanza che Il Gioco del Lotto attribuisce al concetto di responsabilità sociale. E testimonia anche come, legando il proprio nome alle più importanti istituzioni culturali e sociali del Paese, in questi anni il Lotto abbia dedicato forte attenzione e risorse ai territori nei quali opera e si sviluppa.

di Bruno Saccani

Il Messaggero del 24­05­2016

La natura sempre piu’ accessibile

Tra le varie iniziative di Federtrek – Escursionismo e Ambiente, Ente di Promozione Sociale nato per promuovere l’escursionismo come conoscenza del territorio e tutela dell’ambiente, vi sono anche quelle rivolte a persone con diverse disabilità, per far vivere loro splendidi scorci naturalistici del nostro Paese, senza problemi di accessibilità. Ed è in questo àmbito che il 10 luglio si è svolta in diversi territori la prima edizione della manifestazione “Natura senza barriere”

Promozione dell’escursionismo come conoscenza del territorio e tutela dell’ambiente a vari livelli: è sostanzialmente questo il motivo per cui è nato nel 2010 l’Ente di Promozione Sociale Federtrek – Escursionismo e Ambiente, che tramite le numerose organizzazioni affiliate, declina le proprie proposte tra escursioni, gite e corsi durante tutto l’anno, rivolgendosi a diversi destinatari. La manifestazione più visibile è certamente la Giornata Nazionale del Camminare, giunta ormai alla sua quinta edizione, che anche quest’anno, il 9 ottobre, porterà a camminare tante persone in varie città e non solo.

Tra le varie iniziative, poi, è certamente degna di nota anche l’organizzazione di escursioni rivolte alle persone con disabilità (motoria, sensoriale e intellettiva), tramite Associazioni di settore, come, per citarne solo una, Il Cammino Possibile di Roma, già organizzatrice per lungo tempo dell’evento Montagna senza barriere. Vanno ricordati in tal senso Insieme si può, che nel mese di maggio si articola su dibattiti, escursioni e spettacoli, all’insegna della solidarietà e della condivisione dell’esperienza escursionistica, ma anche la partecipazione, nel 2014, al Festival del Camminare di Bolzano e nel 2015 alla Montagna per tutti in città, organizzata dal CAI di Torino o al raduno nazionale di joelette, lo speciale “ausilio da montagna”, organizzato a Lama dei Peligni (Chieti) dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Majella Sporting Team.

Proprio quale naturale evoluzione della citata iniziativa Montagna senza barriere, si è svolta con successo, il 10 luglio scorso, la prima edizione di Natura senza barriere, che ha consentito a numerose persone con disabilità di vivere sino in fondo alcuni splendidi scorci naturalistici del nostro Paese. Per capirlo, basti solo pensare a coloro che hanno aderito e ai territori in cui hanno promosso in contemporanea le rispettive escursioni: il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino (Trento); il Parco Naturale dei Monti Lucretili, con sede a Palombara Sabina (Roma); la Riserva Regionale Sorgenti del Pescara, con sede a Popoli (Pescara); l’Associazione Ethnobrain di Avezzano (l’Aquila); l’Associazione Ti Aiuto Io di Candelo (Biella); l’Associazione Sportiva Dilettantistica Majella Sporting Team di Lama dei Peligni (Chieti); il CAI di Gavardo “Il sentiero di Cinzia” (Brescia); l’Associazione Mo.V.I.S. di Vittoria (Ragusa); e naturalmente la citata Il Cammino Possibile. Chiaramente, come in tutte le “prime”, si sono dovuti scontare alcuni piccoli problemi legati all’emozione dell’esordio, ma grande piacere e soddisfazione è stato espresso da parte di tutti i partecipanti, con la certezza che il prossimo anno – l’appuntamento è per il 9 luglio 2017 – la manifestazione crescerà ancora. (S.B.) manifestazione crescerà ancora. (S.B.)

Superando.it del 16­07­2016

La chance dei Trisome Games “Chiamateli atleti non disabili”

FIRENZE. «Non chiamateli disabili, sono sportivi». È questo il refrain dei Trisome Games, una sorta di Olimpiade per atleti con sindrome di Down, in programma da oggi al 22 luglio a Firenze. Un evento unico al mondo, che si ripeterà ogni quattro anni in nazioni diverse e che, in questa edizione pilota, porterà a Firenze quasi mille tra atleti, allenatori e dirigenti provenienti da 36 nazioni. Quasi tutto sarà concentrato nella zona di Campo di Marte, tra stadio Ridolfi, Affrico, piscina Costoli e palestra Barbasetti. E poi la palestra di Sorgane. In programma gare di atletica, nuoto, nuoto sincronizzato, ginnastica, judo, calcio a 5, tennis e tennis tavolo. Un grande evento sportivo e un’occasione per far conoscere Firenze e la Toscana agli atleti e alle loro famiglie che arrivano dai 5 continenti.A gareggiare saranno loro, i giovani con la sindrome di Down. Disabili, ma campioni di sport. C’è chi studia e chi lavora, ma tutti sono accomunati dalla grande passione per l’attività sportiva. Ragazze e ragazzi che si allenano tutti i giorni per rincorrere medaglie. Tra loro ci sarà anche Nicole Orlando, testimonial dell’evento, una delle più note atlete paralimpiche italiane, campionessa sui 100 e 200 metri, nel lancio del giavellotto, nel salto in lungo e nel triathlon. Madrina del mondiale è Matilde Renzi, sorella del premier e madre di Maria, bambina con sindrome di Down adottata alla nascita. «Nostra figlia dice ci ha insegnato le priorità della vita, non dobbiamo fermarci davanti alla disabilità, perché queste persone hanno tante abilità affettive, sportive, intellettive, lavorative. I Trisome Games sono una grande occasione per dire a tutto il mondo che i nostri ragazzi sono abili». L’evento, organizzato dal Comitato Italiano Paralimpico nazionale, insieme alla Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e promosso in collaborazione con Regione Toscana e Comune di Firenze, è stato assegnato all’Italia da «Sport Union for athletes with Down Syndrome», l’organismo internazionale che sovrintende lo sport per atleti con sindrome di Down. «È un evento del quale ciascun italiano dovrebbe andare fiero sottolinea il presidente del comitato organizzatore, Alessio Focardi finora non esisteva la possibilità, per i ragazzi Down, di avere un evento multidisciplinare interamente ed esclusivamente loro dedicato». Uno degli obiettivi dell’evento, spiega il presidente della Fisdir Marco Borzacchini, è quello di «dare un nuovo approccio culturale, ancora prima che sportivo, al tema della disabilità». E l’invito è quello di «considerare questi ragazzi come sportivi, e soltanto successivamente va semmai analizzata la tipologia della loro disabilità». Tanti i volontari che hanno reso possibile questo grande evento, tra loro anche un gruppo di richiedenti asilo ospitati dall’Aics all’Ostello Camerata. Per partecipare come volontari è possibile iscriversi direttamente sul sito web www.trisomegames2016.org. Oggi è previsto l’arrivo degli atleti a Firenze, domani alle 18 cerimonia di apertura in piazza Signoria con un corteo lungo via Calzaioli da Palazzo Sacrati Strozzi. E domenica il via ufficiale alle gare, tutte a ingresso libero. Nell’ambito dell’evento, martedì 19 luglio, si terrà, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, un convegno medico­scientifico internazionale che tenterà di definire l’importanza dello sport per atleti con sindrome di Down.

di Jacopo Storni

Il Corriere della Sera del 15­07­2016

 

A Firenze le prime Olimpiadi per atleti con sindrome di Down

FIRENZE. Sono ormai giorni di vigilia, a Firenze, per i Trisome Games 2016, prima edizione delle Olimpiadi per persone con sindrome di Down, che dal 15 al 22 luglio porterà nel capoluogo toscano oltre 600 atleti, provenienti da 34 Paesi e da 5 diversi continenti, pronti a sfidarsi in gare di atletica leggera, nuoto, nuoto sincronizzato, ginnastica, judo, tennis, tennis tavolo e calcio a cinque. A scegliere Firenze per questa “prima mondiale assoluta” dello sport praticato da persone con sindrome di Down, è stato l’organismo internazionale SU­DS (Sport Union for Athletes with Down Syndrome), il cui responsabile Geoff Smedley dichiara: «Questa prima edizione dei Trisome Games unirà tutti gli sport attualmente praticabili dagli atleti con sindrome di Down a livello internazionale. Firenze è una città unica e affascinante, con strutture sportive di primo livello, che faranno da cornice a questo importantissimo evento. Ci apprestiamo dunque a vivere un evento esaltante».

«Oggi più che mai – sottolinea Alessio Focardi, presidente del Comitato Organizzatore – “lo sport è di tutti” e dev’essere di tutti. Dev’essere il luogo del fair play, dell’eticità, del rispetto e della correttezza, ma soprattutto dev’essere anche il luogo del benessere e della cultura. Tra Olimpiadi e Paralimpiadi non possono essere più ammesse differenze, ma solo un unico sentimento, “la voglia di vincere”, ovvero quel comune denominatore che lega tutti gli atleti. Trisome Game 2016 rappresenta la possibilità di dare a tutti una pari dignità e pari opportunità ed è in nome di quel comune denominatore, di quell’amore, di quell’eticità che dev’essere presente in ogni luogo, oltre che in ogni campo, che il nostro Gruppo ha deciso di sostenere questa iniziativa». «L’Italia – aggiunge – è molto avanti nell’àmbito dello sport praticato da persone con disabilità, è infatti prima nel ranking mondiale in più di una disciplina e sta facendo, con altri Paesi, da traino per un salto culturale verso l’affermazione e il riconoscimento di questi atleti e delle loro competizioni. L’evento che sta per incominciare, dunque, dovrà rendere fiero ogni italiano, anche perché finora non esisteva la possibilità, per i giovani con sindrome di Down, di avere una manifestazione multidisciplinare interamente ed esclusivamente dedicata a loro».

Per quanto riguarda la logistica delle gare, esse si svolgeranno allo Stadio Ridolfi (atletica leggera), alla Piscina Costoli (nuoto e nuoto sincronizzato), alla Palestra Sorgane (ginnastica), alla Palestra Generale Barbasetti (calcio a cinque), e presso la Polisportiva Affrico (judo, tennis e tennis tavolo), mentre il Trisome Village verrà allestito nell’area della Firenze Marathon, ovvero nei pressi dello Stadio Ridolfi. Una doverosa nota a sé, infine, per la Nazionale Italiana, che sarà composta da 127 elementi di cui 86 atleti, 12 componenti dello staff, 4 dello staff medico e 25 dello staff tecnico (ripartiti tra le varie discipline). (S.B.)

Superando.it del 12­07­2016

Un orto, il legno e l’autismo: per un nuovo modello di welfare

Progetti di agricoltura sociale e di riciclo del legno non utilizzato, come quelli promossi dall’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino), non sono solo iniziative utili ad auto­sostenere economicamente le proprie strutture, ma anche proposte per un nuovo modello di welfare, all’insegna dell’inclusione con la comunità circostante e consentendo alle persone con autismo di imparare un mestiere, in sinergia con altri giovani, e sviluppandone il senso della cittadinanza attiva.

Ente accreditato con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, l’AGSAT (Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino) si occupa di autismo a trecentosessanta gradi, seguendo cioè le persone con questo disturbo – dopo la diagnosi presso il Presidio Ospedaliero Villa Igea di Trento – nella riabilitazione, nell’àmbito scolastico, nel sociale e in ogni altro momento dell’esistenza, cercando di creare per loro un progetto di vita individualizzato. L’Associazione opera in rete con numerosi altri enti e si avvale esclusivamente di personale specializzato in disturbi dello spettro autistico, formatosi presso la Cooperativa Sociale Autismo (CSA) Trento.

Da circa un anno, oltre al Centro Riabilitativo di Via Maroni a Trento, l’ANGSAT ha avuto in gestione dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari anche la bella struttura di Maso Zancanella, con un attiguo terreno di circa 4­5 ettari, oggi curato in gran parte dalla Fondazione Mach. «Ovviamente – spiega Sabrina Dalpiaz, direttore organizzativo dell’AGSAT – le dimensioni di questa struttura offrono la possibilità di pensare a molte attività, ciò che appare in linea con i nostri obiettivi a medio­lungo termine, tra i quali vi è quello di rendere sempre più sostenibile da un punto di vista economico la gestione di un centro di questo tipo, anche grazie all’idea che le persone che lo frequentano possano essere, ognuno con le proprie risorse e limiti, dei lavoratori che producono beni di qualità spendibili sul mercato, su tutto il territorio del Trentino». In tal senso, dunque, sono stati promossi due progetti, il primo dei quali, avviato nella primavera scorsa, assieme a CSA Trento e alla Cooperativa Arianna, è centrato sull’ agricoltura sociale e si chiama Coltiviamo il senso.

«Tale iniziativa – spiega Dalpiaz – consiste nella coltivazione di un orto, che vuole diventare un’occasione per fare sinergia tra il mondo dell’autismo con altri giovani, cogliendo e accogliendo la sfida di ampliare il concetto stesso di integrazione sociale. Coltiviamo il senso, dunque, avrà l’obiettivo di realizzare un orto sociale condiviso attraverso il coinvolgimento della comunità tutta, e in particolare dei giovani, sviluppando nei ragazzi competenze lavorative che permettano loro non solo di coltivare fattivamente i prodotti dell’orto, ma di acquisire un set di competenze trasversali, utili anche a favorirne l’ingresso nel mondo del lavoro e nello sviluppare forme di cittadinanza attiva». «Si parla quindi di agricoltura sociale come nuova frontiera di cultura – aggiunge l’esponente «Si parla quindi di agricoltura sociale come nuova frontiera di cultura – aggiunge l’esponente dell’AGSAT ­, di promuovere progetti di riabilitazione e di futuro inserimento lavorativo, un tema molto delicato, ma secondo il nostro parere “affrontabile”; e dev’essere un’opportunità non solo per i singoli, ma per il territorio, per un welfare a più ampio raggio, un nuovo modo di fare agricoltura, il prendersi cura della persona».

Parimenti interessante e su linee concettuali analoghe, marcia anche l’altro progetto, chiamato Mobili in pallets e basato proprio sui pallets, ovvero le note attrezzature utilizzate per l’appoggio di vari tipi di materiale, destinate a essere immagazzinate nelle industrie e movimentate con specifiche attrezzature. «L’idea – spiega ancora Dalpiaz – è molto semplice: prendiamo del materiale di recupero, i pallets inutilizzati, e costruiamo dei mobili da arredamento per interni e per esterni. Il legno viene prima levigato e trattato, verniciato con colori atossici dai nostri ragazzi e i vari pezzi vengono montati per creare dei “pezzi unici” di arredamento. In questo modo stiamo costruendo sedie, tavoli, panche, cassette multiuso (si possono comporre librerie, armadietti, portabottiglie ecc.), che poi vendiamo. Ovviamente il ricavato va ad essere “reddito” per i ragazzi che lavorano e per questo vengono creati progetti ad hoc, quali uscite in montagna, al mare, serate in pizzeria o al cinema, a prezzo ridotto o “gratuito” per loro e per le relative famiglie, in quanto viene “pagato” dal loro stesso lavoro. Anche qui l’ottica è la stessa: proporre un nuovo modello di welfare, attraverso il quale un centro socio­sanitario come il nostro si possa auto­sostenere, grazie appunto a progetti come questi». Complimenti AGSAT e buon lavoro! (S.B.)

Superando.it del 07­07­2016

 

Gli Itinerari Culturali d’Europa e l’accessibilita’

STRASBURGO. Si è tenuto recentemente a Strasburgo un importante incontro organizzato dall’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali (European Institute of Cultural Routes), in collaborazione con il CAST (Centro di Studi Avanzati sul Turismo dell’Università di Bologna) e con il contributo degli studenti del Corso di Laurea ITALI (International Tourism and Leisure Industries) dell’Università di Bologna (Campus di Rimini), operanti nell’àmbito dei progetti continentali Erasmus e Hector. Durante le giornate di lavoro, cui hanno partecipato oltre cento persone, erano presenti i manager dei venticinque Itinerari Culturali già riconosciuti dal Consiglio d’Europa e i rappresentanti dei nove Cammini candidati anch’essi a questo importante riconoscimento. Attraverso metodologie interattive e lavori di gruppo, si sono affrontati temi relativi alla comunicazione (nuovi media, comunicazione istituzionale, come arrivare ai diversi tipi di pubblico ecc.) e si è tenuto tra l’altro anche il workshop intitolato Cultural Routes of the Council of Europe and Accessibility (“Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa e accessibilità”). Per affrontare dunque in quest’ultimo incontro il tema dell’accessibilità nell’àmbito dei Cammini d’Europa, sono state invitate alcune organizzazioni provenienti da alcuni Stati europei, come la francese Association Braille & Culture, la tedesca Via Regia, la britannica In the Footsteps of Robert Louis Stevenson e, per il nostro Paese, la Cooperativa Sociale valdostana C’era l’Acca e l’Associazione lombarda Free Wheels, selezionate per le loro esperienze svolte in questi ultimi anni relativamente alla Via Francigena e al Cammino di Santiago di Compostela, come riferito a suo tempo anche su queste stesse pagine.

La Via Francigena, lo ricordiamo, è l’antica strada dei pellegrini che, avviandosi da Canterbury in Inghilterra – da dove ne partì nel X Secolo l’Arcivescovo Sigerico – attraversa la Francia, la Svizzera e l’Italia, per arrivare fino a Roma e poi proseguire fino alla Terra Santa. Nella fattispecie, il progetto sperimentale cui si fa riferimento si chiama Via Francigena per tutti e riguarda la realizzazione di interventi su un tratto della Valle d’Aosta di circa 2 chilometri, dal Monastero Mater Misericordiae al Castello di Quart, nei pressi del capoluogo della Regione. Proposta dai Lions Club locali, l’iniziativa ha un duplice obiettivo e ricaduta, ovvero da una parte coinvolgere nei lavori di adeguamento persone in difficoltà economica, dall’altra realizzare interventi finalizzati al miglioramento della fruibilità, in particolare per persone con disabilità sensoriale, lieve disabilità motoria e persone con disabilità intellettiva. Dal canto suo, la Cooperativa C’era l’Acca ha collaborato all’analisi e all’individuazione dei diversi adeguamenti (elementi guida, staccionate, corrimano e un’audioguida a supporto della visita di persone con disabilità visiva o con lievi disabilità motorie), che si stanno realizzando proprio in questo periodo lungo il percorso. Inoltre, sempre C’era l’Acca, in collaborazione con l’Associazione Girotondo, anch’essa di Aosta, sta terminando la prima guida elaborata nella Regione ad alta comprensibilità, indirizzata soprattutto a persone con disabilità intellettiva.

Per l’esperienza, invece, dell’Associazione Free Wheels di Somma Lombardo (Varese), fondata da Pietro Scidurlo e particolarmente impegnata in questi ultimi anni proprio sui Cammini, bisogna fare riferimento a quello, celeberrimo, di Santiago di Compostela, vale a dire il lungo bisogna fare riferimento a quello, celeberrimo, di Santiago di Compostela, vale a dire il lungo percorso che i pellegrini intraprendono fin dal Medioevo, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al Santuario della città iberica presso cui vi sarebbe la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Su di esso, lo stesso Scidurlo, insieme a Luciano Callegari, ha realizzato la Guida al Cammino di Santiago per tutti, edita da Terre di Mezzo, e ora intende farlo anche per la Via Francigena.

Partendo dunque dalle esperienze delle organizzazioni presenti a Strasburgo, è stato chiesto loro di condividere quelle già realizzate o in fase di realizzazione con i manager dei diversi Itinerari, per arrivare a definire una serie di standard comuni sull’accessibilità, ma soprattutto per individuare buone prassi da diffondere e promuovere. Si è trattato quindi di un primo positivo confronto su questi temi, basato sull’interesse comune di qualificare maggiormente il patrimonio esistente attraverso la chiave dell’accessibilità. Gli Itinerari Culturali, del resto, anche se molto diversi fra loro, sono legati da uno stesso obiettivo, che è quello di valorizzare la memoria, la storia e il patrimonio europeo, mettendo in evidenza le diversità culturali di ogni Paese. Tutto ciò è parte integrante del nostro patrimonio europeo ed è quindi quanto mai importante che il tema della fruizione e dell’accessibilità riguardi anche i Cammini e gli aspetti culturali ad essi collegati, operando così nella direzione dell’effettiva partecipazione e pari opportunità per tutti i cittadini ed evidenziando – ciò che non è da meno – l’opportunità di sviluppo economico connessa al turismo accessibile, che permette di accrescere, qualificare e diversificare l’offerta complessiva. (Maria Cosentino e Stefano Borgato)

Superando.it del 07­07­2016

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