D’ESTATE CON A.R.C.A.

Laboratori per bambini e ragazzi!
Per partecipare è necessaria la prenotazione, inviando una mail a bibliotecaspeciale@fondazionearca.org o chiamando lo 071.7931107.

L’iscrizione è obbligatoria. Il laboratorio è destinato a bambini e ragazzi.

D’estate con A.R.C.A.

LUGLIO

Giovedì 8:
Giochiamo con le parole
Età: 3-6 anni
Orario: 10:00-11:00
[Libro 2.0 e gioco: L’alfabetiere degli animali; Alfabetiere di Munari]

Mercoledì 14:
Tutti a pesca!
Età: 3-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e gioco: A cavallo sotto il mare; La pesca magnetica]

Giovedì 15:
Scopriamo la gentilezza con Arcobaleno
Età: 6-8 anni
Orario: 10:00-11:00
[Libro 2.0 e gioco: Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari; Costruiamo insieme il pesce Arcobaleno]

Mercoledì 21:
Chi ha paura dell’acqua?
Età: 2-5 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e gioco: Il fatto è/Il coccodrillo che non amava l’acqua; Il mosaico degli animali e la balena blu]

Giovedì 22:
Giochiamo con le parole
Età: 9-14 anni
Orario: 10:00-11:00
[Libro 2.0 e gioco: La grande fabbrica delle parole; ABC Dring!]

Mercoledì 28:
Una nave piena di…
Età: 3-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e gioco: La nave; La Scatola delle sorprese: troviamo tutti i pezzi e costruiamo i personaggi della storia]

Giovedì 29:
Bicicletta Sprint!
Età: 7-12 anni
Orario: 10:00-11:00
[Libro 2.0 e gioco: Marco va in bicicletta/Milly e molly vanno in bici; Le regole da tenere in bicicletta e i segnali stradali]

VIRTUAL LABS

Laboratori per bambini, ragazzi, adolescenti e giovani adulti
Per partecipare è necessaria la prenotazione, inviando una mail a bibliotecaspeciale@fondazionearca.org o chiamando lo 071.7931107.

Il laboratorio si terrà con un minimo di 5 iscritti.

L’iscrizione è obbligatoria e la Biblioteca Speciale fornisce la possibilità di seguirli online.

VIRTUAL LABS

Venerdì 7 maggio:
Auguri mamma
Età: 3-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Voglio un’altra mamma/Ti aspetto qui; Storie per sognare]

Mercoledì 12 maggio:
Il Maggio dei Libri: Amor…
Celebriamo Dante!
Età: 11-15 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0: Vai all’inferno, Dante!]

Venerdì 14 maggio:
Per il Ciclo “I diritti sono di tutti”:
Ognuno a suo modo
Età: 4-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0: Va bene se…; Con le orecchie di lupo]

Mercoledì 19 maggio:
Il Maggio dei Libri: Amor…
Celebriamo Dante!
Età: 8-11 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0: Dante per gioco: l’inferno e Dante in CAA, in versione digitale]

Venerdì 21 maggio:
Per il Ciclo “Impariamo insieme”:
La diversità delle piccole cose. Cartoni animati e non solo
Età: 3-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e cartone animato: Ada al contrario; Pablo]

Mercoledì 26 maggio:
Il Maggio dei Libri: Amor…
Celebriamo Dante!
Età: 16-18 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0: Divina Commedia Manga]

Venerdì 28 maggio
Per il Ciclo “I diritti sono di tutti”
Festa della Repubblica: la Costituzione in tasca
Raccontiamola con Scratch
Età: 7-12 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Libere e sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione/
La costituzione è come un albero; Scratch]

Venerdì 4 giugno:
Per il Ciclo “Agenda 2030: Terra, mon amour”:
Il metodo ST[R]EAM e i piccoli gesti che fanno bello il mondo.
Età: 7-11 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Piccoli gesti che fanno bello il mondo/Fai la cosa giusta; Buck Bradley Comic Adventure]

Venerdì 11 giugno:
Per il Ciclo “Impariamo insieme”:
Il giro del mondo in bicicletta
Età: 5-10 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Pedala con me; Fitoons]

Venerdì 18 giugno:
Per il Ciclo “I diritti sono di tutti”:
Anche le principesse si annoiano
Età: 6-11 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0: C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa?]

Venerdì 25 giugno:
Per il Ciclo “Agenda 2030: Terra, mon amour”:
Salviamo il mare
Raccontiamolo con Scratch
Età: 5-8 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Blue. L’ultima balena; Scratch]

Venerdì 2 luglio:
Per il Ciclo “Impariamo insieme”:
Il metodo ST[R]EAM e le avventure nel mondo del Coding
Età: 11-14 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e app: Hello Ruby; Story Bird]

Venerdì 9 luglio:
Per il Ciclo “I diritti sono di tutti”:
A piccoli passi. Cartoni animati e non solo
Età: 3-6 anni
Orario: 17:00-18:00
[Libro 2.0 e cartone animato: Una gamba dispettosa; Paw Patrol Dino Rescue]

Giovedì pomeriggio: Lettura Day!
In diretta sulla pagina facebook della Fondazione, ogni Giovedì dalle 17.00 alle 18.00, si terrà una lettura a sorpresa.

Corso di Sensibilizzazione Lingua Italiana dei Segni (LIS)

I corsi di sensibilizzazione sono strutturati per soddisfare l’esigenza di informare e sensibilizzare la società in generale o particolari contesti operativi e lavorativi sulle tematiche di base inerenti l’interazione e la comunicazione con le persone sorde e ai processi d’inclusione, approcciandosi agli aspetti specifici della sordità, con particolare attenzione a quelli sociali, linguistici e culturali. Prevedono un percorso didattico che ha come obiettivo principale quello di fornire un approccio corretto al mondo della sordità, ed in particolare:

  • apprendere le nozioni basilari delle tecniche di comunicazione con le persone sorde;
  • accostarsi alla lingua, attraverso elementi di base della LIS;
  • accostarsi alla Cultura della Comunità Sorda per comprendere:
    • il significato di “sordità” come fattore socio—culturale—linguistico in un contesto più ampio rispetto al semplice percorso riabilitativo;
    • il significato di minoranza culturale e linguistica;
    • il significato di canale comunicativo diverso;
  • apprendere le basi per stimolare e sfruttare la memoria visiva;
  • approfondire un linguaggio settoriale specifico secondo la tipologia dei destinatari e/o su richiesta del committente.

Argomenti del corso:

LIS:

  • Principi fondamentali della LIS
  • “Presentarsi / scambio di informazioni personali”
  • “Il contesto sociale”
  • Lessico specifico

DISCIPLINE COMPLEMENTARI:

  • Strategie comunicative possibili e adatte alle persone sorde
  • Cenni sulla storia, comunità, cultura ed educazione dei sordi
  • L’Ente Nazionale Sordi: struttura, finalità e servizi

Il corso è costituito da un totale di 30 ore ed è riservato ad insegnanti (curriculare e/o di sostegno), dirigenti scolastici, educatori, operatori, pedagogisti, psicologi, genitori, caregiver, studenti, pedagogisti, e prevede un massimo di 24 posti.

Il corso verrà tenuto in collaborazione con ENS, Centro accreditato a livello nazionale per la formazione del personale della scuola. Centro accreditato per il rilascio dell’attestato di traduttore per operare nei centri privati e nel pubblico, in sinergia con l’attenzione mostrata dalla Regione Marche con la Legge Regionale n. 5 del 18 febbraio 2020: “Disposizioni per la promozione del riconoscimento della lingua italiana dei segni e la piena accessibilità delle persone alla vita collettiva”.
La frequenza al Corso da parte degli iscritti è obbligatoria

Docente:
ENS – Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi Onlus, Sezione Provinciale Ancona

Calendario:
Aprile – Maggio 2021

ISCRIZIONI APERTE
ISCRIZIONE CON CONTRIBUTO

Per iscriversi ai corsi, compilare il seguente form: Corso LIS

Sede dei corsi: Il corso si terrà in modalità e-learning sulla piattaforma moodle della Fondazione

Per informazioni: inviare una mail a formazione@fondazionearca.org

DAL LIBRO AL FARE: laboratori creativi che partono da storie e arrivano ad altre storie

ANAGRAMMI SPAZIALI

Dalla storia di Omar nell’Universo (PAV edizioni), alle tante storie che si possono ricavare mescolando le lettere del proprio nome, fino alla creazione di un libro che le contenga.

Docenti:
Daniela Battaglia, Metodo Montessori e Rodari, IPSE – Accademia Belle Arti e Design – Poliarte di Ancona
Marisa Melonaro, Metodo Munari, IPSE – Accademia Belle Arti e Design – Poliarte di Ancona

Calendario: Mercoledì 12 maggio, 16.30-18.30

ISCRIZIONI APERTE
ISCRIZIONE CON CONTRIBUTO

Sede dei corsi: Il corso si terrà in modalità e-learning sulla piattaforma moodle della Fondazione

Per maggiori informazioni: formazione@fondazionearca.org

Information Literacy per tutti (BES): educazione civica trasversale per essere cittadini “informati”

ID Corso: 51396

Ambiti:
Ambiti trasversali: Didattica per competenze e competenze trasversali
Ambiti specifici: Bisogni individuali e sociali dello studente; Sviluppo della cultura digitale ed educazione ai media; Inclusione scolastica e sociale; Cittadinanza attiva e legalità

Implementare/potenziare nei docenti di ogni ordine e grado competenze digitali e informative utilizzando le risorse della rete; far crescere lo spirito critico volto ad un approccio aperto e collaborativo al fine della trasmissione di nuove pratiche legate all’appartenenza ad una community. Il corso di formazione prevede un percorso di bypassaggio di saperi  per offrire una formazione di base sui temi dell’educazione civica digitale, uso di fonti per essere cittadini informati e uso corrette delle nuove tecnologie per una comunicazione globalizzata non abusata.

Programma:
Il progetto formativo, destinato a docenti di  ogni ordine e grado ha come fine quello di creare una cassetta digitale di risorse trasversali sull’educazione civica, ed anche formare cittadini attivi.

Moduli:

  1. Information Literacy: Come fare ricerca e rendersi soddisfatti e felici anche nel tempo post Coronavirus 
  • Lezione 1:
    • Introduzione al corso: come utilizzare INTERNET e vivere felici!
    • Chi ci difende dalle bufale?
    • Internet risponde sempre!
    • La “sindrome di Stendhal” della letteratura online
    • GOOGLE è solo “rumore”? impariamo a giocarci!
    • Parliamo di Youtube
  • Lezione 2:
    • Il mondo di GOOGLE: dall’impostazione della stringa alla barra degli strumenti
  • Lezione 3:
    • Salire sulle spalle dei giganti: GOOGLE SCHOLAR
  • Lezione 4:
    • Il mondo delle «BANCHE DATI» e ripasso delle puntate precedenti
  1. Information Literacy per tutti nell’ambito educativo: Google Scholar, Campustore ed altri contenuti in ambito scolastico (contenuti da attivare non solo in una didattica a distanza). Include anche questionario ed esercitazioni.  
  • Lezione 1:
    • Information Literacy, Media e Academic Literacy. Chi ci salva? Strumenti della Media Literacy per il consumatore bambino sulle materie scientifiche. Video e trailer di risorse di qualità
  • Lezione 2:
    • Media Education 2.0 e giochiamo insieme pensando più all’educare e meno all’insegnare
  • Lezione 3:
    • Follow up: Confronto su classi virtuali e quali risorse presentare e perché

Moduli successivi:
Lezione frontale (o webinar) sulle risorse dell’educazione civica trasversale anche rivolta ai BES, laboratori a piccoli gruppi (eventualmente webinar) con produzione del loro contenuto in bit, simulazione di educazione tra pari (peer to peer).

Destinatari: Docenti scuola primaria, Docenti scuola secondaria I grado, Docenti scuola secondaria II grado, Personale Educativo
Competenze attese in uscita: Apprendimento del saper fare e del saper essere volte ai loro discenti (anche i BES) per divenire cittadini “partecipativi”.
Materiali e metodologie utilizzati: computer, Google Scholar, Pub Med, Campustore
Docente: Francesca Pongetti e Stefano Giuliodoro
Sede e periodo  di svolgimento: Il corso prevede l’utilizzo della didattica a distanza e avrà la durata di 20 ore.
Tipologia di verifica finale: Questionario a risposte aperte

ISCRIZIONI APERTE

È possibile iscriversi al corso tramite la piattaforma SOFIA. 

A Roma la trattoria gestita dai ragazzi autistici

ROMA. Pizza, biscotti, torte rustiche. E ancora un maneggio, un casale con vista su un campo incorniciato e un piccolo spazio agricolo coltivato. Si chiama Articolo 14 ed è la trattoria tutta speciale gestita da ragazzi disabili e autistici a Roma. A guidarli, la ‘Cooperativa Sociale Garibaldi’, formata da 20 soci, di cui 13 giovani con disabilità psichica grave, dove genitori, operatori, psicologi e persone autistiche condividono esperienze di vita e di lavoro.

Tutto è nato nel 2006, quando un gruppo di genitori di ragazzi autistici deciso di unirsi per per dare una risposta concreta all’isolamento cui sono costretti molti degli autistici oggi, soprattutto quando entrano l’età adulta. Il nome prende spunto proprio dall’Articolo 14 della legge 328 del 2000 che prevede – appunto – per ogni individuo con disabilità un percorso personalizzato in grado di accompagnarlo nelle principali tappe della vita.

«L’obiettivo è quello di incoraggiare il ribaltamento del paradigma ‘Più abilità più accesso al lavoro, meno abilità più assistenza’», spiega Francesco Sapia, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Garibaldi (di via Ardeatina, 524) che ospita il progetto. La sede operativa è il casale denominato ‘Casa delle autonomie’, annesso a quattro ettari di terreno. Le associazioni dei familiari, qualche insegnante, i ragazzi con disabilità della scuola e i loro compagni lo frequentano, coltivano la terra, organizzano le loro feste di compleanno, preparano da mangiare.

La giornata inizia alle 9, quando le squadre composte da giovani accompagnati dagli operatori sono già pronti: i ragazzi si impegnano nella serra, nel campo, nel frutteto. E ancora, curano gli olivi, la cucina, si occupano del servizio ai tavoli e del mercatino della verdura. Alcuni sono impegnati nella manutenzione del sistema d’irrigazione e nella falegnameria. Ad assisterli ci pensano operatori specializzati, tre tirocinanti della Facoltà di Psicologia della Sapienza, quattro giovani volontari del Progetto Erasmus e sei studenti che svolgono il loro tirocinio di Alternanza Scuola-Lavoro.

Più che una trattoria (tel. 3403480914), i ragazzi sono stati coinvolti in un vero e proprio laboratorio. Il lavoro all’aria aperta ha permesso a molti di loro di acquisire competenze specifiche, che ne fanno potenziali ottimi lavoratori. Anche i comportamenti più difficili da gestire che ne caratterizzavano a volte il quadro clinico si sono ridotti in maniera esponenziale, arrivando in alcuni casi a ridefinire completamente la severità della diagnosi. In più, oltre alla ristorazione, i ragazzi si occupano della cura e coltivazione della terra, con i prodotti venduti nei mercati locali del IV, VI e VII Municipio.

Nel 2015 gli iscritti con disabilità nell’istituto Garibaldi sono diventati 126, di cui 58 con diagnosi nello spettro autistico. Il progetto ‘La cura della terra, la terra che cura’, è andato avanti, ha ricevuto importanti riconoscimenti accademici ed è stato al centro dell’attenzione della comunità scientifica. «In pochi avrebbero creduto che quei ragazzi potessero preparare da mangiare o servire a tavola», continua il dirigente scolastico. «Sono convinto che conoscerci e vedere quello che succede valga più di ogni parola», aggiunge Maurizio Ferraro, papà di Chiara, una delle ragazze autistiche protagoniste del progetto.

«Il nostro sogno è quello di riuscire a dimostrare attraverso la nostra idea – conclude il dirigente scolastico – che tutti possono imparare a lavorare. Anche le persone che il mondo del lavoro taglierebbe fuori a prescindere». Il futuro? «Realizzare una grande fattoria sociale e integrata, che offra al maggior numero possibile di persone con autismo di migliorare le proprie condizioni di vita».

di Raffaele Nappi

Il Messaggero del 30-04-2017

Befree, l’app che segnala percorsi senza barriere per i luoghi d’arte

Disponibile per i dispositivi Android, è stata sviluppata da Global Accessibility, con il contributo di Das e Abiliatour, che la scorsa estate avevano testato sul campo l’accessibilità delle principali attrazioni turistiche di Verona.

VERONA. Una app che indica i percorsi “senza barriere” per raggiungere i luoghi d’arte di Verona fornendo anche informazioni sulle strutture e sul loro gradi di accessibilità: sviluppata da Global Accessibility, “Bfree” è nata grazie alla sinergia con Das, la compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, e con la onlus romana Abiliatour, che la scorsa estate avevano testato sul campo l’accessibilità delle principali attrazioni turistiche veronesi, tracciando la mappa riportata nella app.

La prima versione dell’applicazione è ora disponibile per dispositivi Android, ma entro settembre sarà sviluppata una versione 2.0, che permetterà alle aziende turistiche di proporre itinerari e servizi alternativi, purché accessibili e a misura dei portatori di handicap.

“Das è scesa in campo – commenta Roberto Grasso, amministratore e direttore generale della compagnia – per verificare direttamente, con alcuni colleghi disabili, l’accessibilità dei principali punti di interesse nel centro storico di Verona. Oggi il frutto di questo lavoro, grazie alla app gratuita BFree, è a disposizione di tutti coloro che hanno difficoltà di mobilità, non solo persone con disabilità, ma anche mamme con passeggini”. Das continuerà a sostenere la onlus Abiliatour, per proseguire in questo percorso di “abbattimento delle barriere architettoniche”: anche nel 2017, per il terzo anno consecutivo, devolverà infatti all’associazione 50 centesimi per ogni polizza “Difesa in movimento” venduta, il prodotto che tutela gli assicurati dai rischi legati alla circolazione stradale.

Redattore Sociale del 24-04-2017

Come il disability manager cambiera’ l’approccio all’inclusione lavorativa

Presentiamo un ampio approfondimento dedicato al disability manager e al suo ruolo in un contesto aziendale, ovvero a quella persona che deve definire, coordinare e gestire diverse altre figure professionali, con l’obiettivo di soddisfare i bisogni delle persone con disabilità e contemporaneamente di valorizzarle, apportando vantaggi e opportunità all’intera azienda e non alla sola persona con disabilità. «Una figura – scrive Palma Marino Aimone – che potrà giocare un ruolo importante nell’auspicata inversione di tendenza all’approccio dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità».

In un momento di profonda dinamicità e di contestuale criticità del mercato del lavoro, la notizia della recente sottoscrizione a Roma tra la Direzione Aziendale della multinazionale farmaceutica Merck Serono e le rappresentanze sindacali di settore di CISL, CGIL e UIL, di un accordo per un progetto sperimentale della durata di due anni, volto all’inserimento dei lavoratori con disabilità, con la presenza di uno specifico Osservatorio Aziendale sull’Inclusione Lavorativa e con la nomina di un disability manager [se ne legga già ampiamente anche nel nostro giornale, N.d.R.], non può che destare apprezzamento e soddisfazione, in particolare per l’elemento ispiratore, ossia la ricerca del benessere dei lavoratori in azienda.
Si tratta della prima azienda in Italia che nell’adozione di politiche di Disability Management (1) (orientamento gestionale che si focalizza sulla persona con disabilità e sulla sua valorizzazione, con l’obiettivo di adattare l’organizzazione al fine di accoglierla e gestirne i bisogni), ha seguito le indicazioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La buona prassi.
Il progetto di Merck Serono rappresenta una proposta strutturata di azioni e di interventi frutto di un gioco di squadra tra azienda, sindacati, lavoratori e professionisti e di una cultura inclusiva delle persone con disabilità, garantiti dalla presenza di un Osservatorio Tecnico Aziendale sull’inclusione lavorativa, ossia di un organismo paritetico bilaterale aziendale. In sintesi: l’optimum della politica di Disability Management, senza nulla togliere alle buone prassi di IBM, TIM, Intesa San Paolo, Gruppo Hera ed altri (2), che con le loro divisioni dedicate hanno rappresentato i primi esempi pratici in azienda di introduzione della figura del disability manager e di azioni di Disability Management.

L’incertezza interpretativa e le indicazioni della SIDIMA
La positività di quel progetto deriva anche dal fatto che iniziative del genere avvengono in un contesto normativo in cui, ad oggi, le nuove linee del collocamento mirato previste dalla riforma del lavoro (il cosiddetto Jobs Act: Decreto Legislativo 151/15, articolo 11), per la «costruzione di una rete integrata (accordi territoriali con sindacati e organizzazione datoriali) capace di migliorare il sistema di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, di sostenere la predisposizione di progetti di collocamento mirati e di valorizzare (anche attraverso incentivi economici), e per regolare le figure del disability manager e dell’osservatorio aziendale sulla disabilità», annunciate ormai da tempo come imminenti, non sono state ancora pubblicate, creando incertezza interpretativa sulla figura professionale del disability manager.
E anche il settore pubblico – seppure pioniere nell’inserimento di tale figura professionale – non è esente da tali difficoltà interpretative: infatti, dal primo ed esemplare caso dell’ORAS (Ospedale Riabilitativo ad Alta Specializzazione) di Motta di Livenza, in provincia di Treviso – dove dal 2010 un architetto disability manager trova soluzioni per agevolare l’autonomia di ciascun paziente, anche dopo le dimissioni (3) – passando per l’esperienza del Comune di Alessandria – dove i professionisti operano nei campi dell’urbanistica e dell’accessibilità in genere, del trasporto, della logistica e del potenziamento dei servizi a sostegno delle famiglie e della domiciliarità, adoperandosi per abbattere le barriere architettoniche e mentali, in modo tale da favorire la piena integrazione della persona con disabilità nella città (4) – si arriva alla recente vicenda del Comune di Latina, che nello scorso mese di gennaio, volendo istituire la figura del disability manager, ha cercato tra i suoi dipendenti e le Associazioni di volontariato persone che a titolo gratuito ricoprissero tale incarico, ignorando le caratteristiche di tale professionalità (5).
Tutto ciò premesso, in assenza di una precisa normativa e di un ordine professionale di riferimento, sono preziose le indicazioni di Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDIMA (Società Italiana Disability Manager), la prima e unica Associazione di categoria in Italia: «Il disability manager è una competenza aggiunta ad una professionalità di base già consolidata che può spaziare dai campi dell’ingegneria e dell’architettura alla fisioterapia, alla giurisprudenza, e non ultimo il settore delle HR [Risorse Umane, N.d.R.], parlando sia di consulenza che di HR Manager. Attraverso poi un percorso formativo dedicato di perfezionamento o un master, il professionista assume tali nuove competenze che gli consentono di svolgere questo innovativo ruolo. Il disability manager deve avere conoscenze di normativa sul lavoro in ambito di valutazione della disabilità, di bioetica, di accessibilità di inserimento nel mondo del lavoro e della formazione, di definizione dei piani di Disability Management e una sensibilità su una serie di temi relativi al terzo settore e all’inclusione sociale» (6).
Aggiungo inoltre che non necessariamente il disability manager dev’essere una persona con disabilità, seppure questa condizione potrebbe (ma non è appunto condizione necessaria) dare alla figura professionale un maggiore coinvolgimento.

Le funzioni specifiche.
Un esempio di funzioni specifiche che un disability manager potrebbe svolgere in un’azienda sono quelle previste dal citato accordo con l’azienda Merck Serono:
° essere primo referente di supporto del lavoratore con disabilità, sia in fase di accesso all’impiego che per lo svolgimento delle sue mansioni o per ogni altra situazione di possibile conflitto o disagio;
° elaborare, con il coinvolgimento del lavoratore, soluzioni operative a situazioni di disagio che condizionino negativamente la piena inclusione lavorativa nello specifico contesto aziendale e favorire soluzioni e processi che permettano l’inserimento nel contesto aziendale e il mantenimento nel tempo del posto di lavoro;
° relativamente all’adeguamento delle postazioni di lavoro, degli strumenti di lavoro, dei luoghi di lavoro, pianificare e promuovere interventi che consentano l’adeguata formazione del lavoratore ad eventuali dispositivi adattati e l’accesso, ove possibile, da parte dell’azienda, ai rimborsi attivabili presso l’INAIL o presso il Fondo Regionale per l’Occupazione dei Disabili;
° monitorare costantemente le singole situazioni, i cambiamenti del contesto lavorativo e delle caratteristiche individuali, al fine della prevenzione e della rimozione di eventuali problematiche, della costruzione di opportunità di valorizzazione professionale e della definizione di soluzioni organizzative e adattamenti ragionevoli da adottare;
° fornire ogni elemento necessario e/o utile per l’espletamento dell’attività dell’Osservatorio Aziendale sull’Inclusione Lavorativa, in particolare gli elementi utili per la valutazione dell’andamento dei singoli percorsi dei lavoratori disabili e delle complessive condizioni dei lavoratori con disabilità nell’azienda; verificare l’efficacia delle azioni intraprese, nonché ricercare ogni elemento utile a valutare l’accessibilità da parte di tutti i lavoratori, compresi quelli con disabilità, delle prassi e opportunità aziendali in essere;
° mettere in atto, sentito il parere del lavoratore, le indicazioni dell’Osservatorio, coordinando e interagendo con le strutture aziendali interessate;
° esercitare un ruolo di coinvolgimento delle figure aziendali preposte alla gestione delle risorse umane, degli addetti alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni;
° applicare e/o agevolare l’applicazione delle indicazioni vincolanti espresse dall’Osservatorio e cogenti per l’azienda, entro i limiti della propria competenza.

Gli strumenti necessari.
Gli strumenti che un disability manager può utilizzare per garantire un adeguato inserimento delle persone con disabilità e per creare una reale cultura inclusiva, sono legati in primis alle dimensioni aziendali e poi ai diversi passaggi di cui si compone un efficace piano di Disability Management.
Nella prima fase – dedicata all’analisi organizzativa – si possono utilizzare questionari, interviste, focus group ecc., allo scopo di rilevare e analizzare i valori, gli atteggiamenti, il clima, le regole, la prassi, per poter capire come e dove intervenire. Successivamente si possono sia utilizzare gli strumenti di natura informatica, tecnologica, ergonomica, economica o altro, sia intraprendere iniziative formative di tutoraggio, di mentoring ecc.
Tra gli strumenti di tipo economico ricordiamo i seguenti incentivi:
– Per l’anno 2017, l’INAIL prevede (Circolare 51/16 e Delibera n. 2 del 22 febbraio 2017) una serie di contributi per gli interventi volti alla conservazione del posto di lavoro presso lo stesso datore di lavoro, per il quale il lavoratore, assicurato all’INAIL, svolgesse attività al verificarsi dell’infortunio, della malattia professionale o al momento del relativo aggravamento che l’abbiano portato alla disabilità: contributo fino a 95.000 euro per l’abbattimento di barriere architettoniche quali rampe, scale, ascensori, bagni, porte ecc.; fino a 40.000 euro per interventi di adeguamento delle postazioni di lavoro (arredi, dispositivi informativi, attrezzature lavoro ecc.); fino a 15.000 euro per la formazione dei lavoratori con disabilità.
– Decreto Legislativo 151/15, articolo 10 (Jobs Act): contributi all’assunzione per la durata di 36 mesi, con un bonus pari al 35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, in caso di una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67 e il 79% e invece pari al 70% della suddetta retribuzione, se il lavoratore è in possesso di una riduzione superiore al 79%.
Oppure, nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica dalla quale derivi una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, l’incentivo spetta per un periodo di 60 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato, o di assunzione a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi, per tutta la durata del rapporto a termine.
– Fondo Regionale per l’Occupazione dei Disabili (articolo 14 della Legge 68/99): contributo a carico del Fondo Regionale Disabili in favore dei datori di lavoro, quale rimborso parziale delle spese sostenute allo scopo di adeguare il luogo di lavoro alle esigenze della persona, purché si parli di soggetti con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%. Lo stesso contributo è concesso anche per agevolare il telelavoro delle persone con disabilità.

Altri strumenti innovativi.
Si parla innanzitutto delle politiche attive del lavoro locali dedicate alla disabilità: alcuni esempi sono dati dalla Dote Lavoro Disabili Lombardia, dal Programma Garanzia Giovani Disabili del Piemonte, da Giovani Sì della Toscana (7), o dalla Legge della Provincia Autonoma di Trento 19/83, che rappresentano soltanto alcuni esempi i quali – come tutti i programmi di politica attiva del lavoro dedicati – prevedono l’utilizzo di strumenti (non solo incentivi e tirocini) e la collaborazione di operatori specializzati per favorire l’inserimento e il reinserimento delle persone con disabilità.
Vi è poi il cosiddetto Smart Working (il relativo Disegno di Legge approvato dalla Camera è ora all’esame del Senato), ossia la possibilità di lavorare in parte o totalmente fuori dalla sede aziendale negli orari concordati, grazie al supporto di una serie di strumenti quali laptop, cellulare aziendale ecc.
Ai vantaggi tipici dello strumento, che consente di ottimizzare il costo del lavoro e le politiche retributive orientate maggiormente al merito e al raggiungimento effettivo degli obiettivi, si aggiungono i vantaggi dell’abbattimento dei costi di gestione e di adeguamento dello spazio fisico per il personale con disabilità e della reale integrazione lavorativa, ciò che vede nelle strutture di Co-Working (che supera le caratteristiche alienanti del telelavoro) un possibile spunto innovativo per i piani di Disability Management.
Lo Smart Working, inoltre, determina anche una riduzione dei costi dell’assenteismo, specie quello relativo alla disabilità, il tutto a beneficio dell’efficienza produttiva. E in attesa che venga promulgato il relativo provvedimento normativo, ci sono già dei casi consolidati di buone prassi (8).
Infine, il Welfare Contrattuale di Previdenza e la Sanità Integrativa specificatamente rivolti alle persone con disabilità, così come tutti gli altri strumenti di Work-Life Balance, ovvero di equilibrio tra vita personale e professionale (oltre allo Smart Working, vi è la cessione di permessi a colleghi disabili o con parenti disabili; la priorità nell’accesso al part-time; i permessi orari o giornalieri per motivi di cura o di percorsi terapici), che consentono non solo di incidere sul cuneo fiscale, ma anche di creare reale integrazione e valorizzazione delle persone con disabilità o con gravi patologie, dal momento dell’inserimento sino al termine della loro vita professionale (9).

Le competenze.
Da quanto detto finora emerge che il disability manager dovrebbe avere competenze di tipo manageriale ed economico, oltreché psicologico-sociali. Nello specifico, competenze nella gestione delle risorse umane, di politiche organizzative aziendali di Change Management (“gestione del cambiamento”), di normativa del lavoro, di natura informatica, tecnologica e medica. Ovviamente non è possibile trovare tutto ciò in una singola persona e pertanto, a livello pratico, si può dire che il disability manager sia un “facilitatore” che coordina e gestisce diverse altre figure professionali e che pertanto deve poter guidare un gioco di squadra da parte di:
° Istituzioni, e in particolare quelle locali, per regolare e facilitare gli interventi necessari.
° Sindacati, i quali svolgono un ruolo fondamentale non soltanto nel promuovere progetti e azioni, come ad esempio quello citato della Merck Serono (10), ma che in sede di contrattazione collettiva aziendale possano introdurre – oltre agli istituti di welfare aziendale – gli strumenti di Work-Life Balance e di Smart Working di cui si è prima detto. Possono inoltre intervenire in altre aree, quali le modifiche nella disciplina del comporto o della copertura retributiva della malattia, i percorsi formativi, il sostegno alla carriera, quello economico (implementazione delle causalità per anticipo del Trattamento di Fine Rapporto TFR ecc.) e battersi per un calcolo della produttività rispettoso delle specificità, creando condizioni di vantaggio e di benessere, sia per l’azienda che per i lavori con disabilità.
° Professionisti, quali architetti, medici, informatici, consulenti del lavoro, specialisti HR (Risorse Umane) (11), recruiters [“reclutatori”, N.d.R.] (12), agenzie per il lavoro (13). Queste ultime hanno il vantaggio di poter lavorare a stretto contatto con le realtà aziendali e attraverso la pluralità dei servizi offerti – comprese le missioni in somministrazione di durata pari o superiori ai 12 mesi, utili per l’adempimento ai fini del collocamento obbligatorio – possono costruire soluzioni dedicate di Disability Management. Le agenzie per il lavoro, del resto, sono l’unico settore ad avere il Fondo di Formazione di categoria (Forma.Temp), con un linea formativa dedicata esclusivamente all’inserimento delle persone con disabilità del mondo del lavoro (14).
In ogni caso il disability manager deve avere una formazione di base adeguata e a tal fine la SIDIMA – anche in convenzione/collaborazione con altri operatori specializzati – è in grado di supportare, formare e aggiornare professionisti sia del settore pubblico che quello privato.

Il ruolo.
In sostanza, quindi, il disability manager è una persona che definisce, coordina e gestisce diverse altre figure professionali, con l’obiettivo di soddisfare i bisogni delle persone con disabilità e contemporaneamente di valorizzarle, apportando vantaggi e opportunità a beneficio dell’intero contesto aziendale e non del solo disabile.
Può essere un dipendente oppure un consulente esterno e deve ricoprire un ruolo aziendale adeguato ad incidere in maniera significativa sulle strategie e sulle politiche dell’azienda stessa. La coincidenza della figura professionale con il responsabile delle Risorse Umane (HR Director), come avvenuto per la Merck Serono, è un’ottima scelta, ma non l’unica possibile. Molto, infatti, dipende dalle dimensioni aziendali, per cui mentre grandi aziende saranno magari maggiormente portate a creare un soggetto interno, piccole e medie imprese potrebbero avere più facilità a rivolgersi a un professionista del settore.
L’istituzione di tale figura professionale, in alcuni casi, viene incentivata a livello economico da iniziative locali, come ad esempio quella del Piano Provinciale di Mantova per l’inserimento delle persone con disabilità.

Le prospettive.
Nel rimarcare alcuni elementi indispensabili della professione del disability manager, non si vuole né pubblicizzare l’attività di qualcuno né sminuire una figura professionale ad alto valore aggiunto nelle moderne organizzazioni aziendali. Si vuole soltanto mettere dei punti fermi ed evidenziare iniziative e azioni concrete da parte dei sindacati, degli operatori specializzati e dell’associazione di categoria, intensificatesi dal settembre dello scorso anno, a partire dalla Quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità di Firenze.
Nonostante il vuoto normativo lasciato dalla mancata pubblicazione delle nuove linee sul collocamento mirato e dal dubbio messaggio del Decreto Milleproroghe, che ha rinviato al 2018 la nuova disciplina del collocamento obbligatorio per le piccole imprese, negando così a tante persone con disabilità l’opportunità di accedere al mondo del lavoro (15), l’auspicio è che si stia assistendo a un’inversione di tendenza all’approccio dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e che si stia formando un mercato del lavoro focalizzato sempre più sulle persone e sulla loro valorizzazione. In tale contesto la figura del disability manager, con la sua professionalità, può giocare un importante ruolo nel processo di cambiamento del mercato del lavoro e delle realtà aziendali.
Si spera inoltre che il più volte citato progetto pilota di Merck Serono possa rappresentate un importante punto di riferimento per altri accordi da siglare in altre aziende e non solo dello stesso settore.

Palma Marino Aimone,
Consulente HR (Risorse Umane), Normativa e Costo del Lavoro; diversity e disability manager, socia della SIDIMA (Società Italiana Disability Manager).

***
Note:
(1) Palma Marino Aimone, Gioco di squadra e una nuova cultura, per garantire l’inclusione lavorativa, in «Superando.it», 25 gennaio 2017 (testo già apparso in «Network e Lavoro», con il titolo Il Disability Mangement: spunti di riflessione per consulenti del lavoro e specialisti HR).
(2) Cúram Solution for Disability Management, in sito di IBM; TIM: al via la “TIM Equity & Inclusion Week”, per un’azienda sempre più inclusiva, in sito di Telecom; Diversity, in sito di Intesa San Paolo; Disabilità e lavoro. Opportunità e diritti per il lavoratore disabile e per il lavoratore che assiste disabili, in sito di Gruppo Hera.
(3) C’è il primo disability manager nominato in un ospedale, in «Superando.it», 15 settembre 2010.
(4) Alessandria alla fase finale del premio Access City Award 2017. La city manager Paola Testa: “Il risultato di un costante lavoro di squadra negli anni”, in «Corriere AL», 1° novembre 2016.
(5) Giusy Cavallo, Disability manager, il Presidente di SiDiMa: “A Latina sbagliano, serve un professionista e va pagato”, in «LatinaQuotidiano.it», 14 marzo 2017.
(6) Quel che dev’essere un disability manager, in «Superando.it», 17 ottobre 2016; Rodolfo Dalla Mora, Contro ogni strumentalizzazione del disability manager, in «Superando.it», 4 ottobre 2012.
(7) Dote Lavoro Disabili Lombardia (Piani Provinciali Disabili Triennali) a questo link; Garanzia Giovani Disabili Regione Piemonte (Rifinanziamento dal 31 marzo 2017) a questo link; Tirocini Disabili Giovani Sì Toscana a questo link.
(8) Se ne legga in: Francesco Moroni, Smart Working, e il mondo può diventare il tuo ufficio, in «La Stampa», 13 giugno 2016.
(9) Si veda il Contratto Collettivo Aziendale di Intesa San Paolo.
(10) Un’Osservatorio sull’Inclusione e un disability manager in un’azienda farmaceutica, in «Superando.it», 17 marzo 2017.
(11) La Società Diversity Opportunity coniuga talento e innovazione per la valorizzazione della diversità e della disabilità e per una nuova cultura organizzativa aziendale. Page Personnel ha una divisione dedicata alla disabilità e così via.
(12) Jobmetoo è ad esempio un’agenzia di recruting esclusivamente dedicata alle categorie protette.
(13) Tra le principali agenzie per il lavoro con divisioni dedicate alla disabilità, vanno citate: Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, Randstad Hopportunities, Articolo 1 Categorie protette, Quanta Diversity e Openjobmetis Diversity Talent.
(14) Forma.Temp (Fondo per la Formazione dei Lavoratori Temporanei), Vademecum. Note operative per la gestione delle attività formative finanziate dal Fondo, ottobre 2008, p. 44.
(15) Se ne legga in Palma Marino Aimone, L’inclusione lavorativa non funziona a colpi di rinvio delle norme, in «Superando.it», 27 febbraio 2017.

 

di Palma Marino Aimone*

Superando.it del 20-04-2017

Terapia Multisistemica in Acqua (TMA): gestire le emozioni e modificare gli schemi cognitivo-comportamentali dei bambini con autismo

La Terapia Multisistemica in Acqua è usata con bambini autistici, si avvale di tecniche cognitive, comportamentali e relazionali. I risultati sono notevoli.

E’ la Terapia Multisistemica in Acqua, la cosiddetta “TMA”, che oramai da tempo viene praticata con i bambini affetti da disturbi dello spettro autistico. Si avvale di tecniche cognitive, comportamentali, relazionali e senso-motorie e produce risultati davvero ammirevoli.

Aufiero Daiana – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Modena

Nata anni fa, nel 1990, nel cuore e nella mente di alcuni giovani psicoterapeuti (P. Maietta, G. Caputo e G. Ippolito) che, ancora studenti, si trovarono a fare gli istruttori di nuoto per persone diversamente abili. Notarono per la prima volta i cambiamenti comportamentali messi in atto da bambini con diagnosi di disturbi generalizzati dello sviluppo e autismo.

Gli stessi bambini che incontrati negli spogliatoi o all’interno della struttura, nei corridoi o nelle stanze, li ignoravano completamente, in acqua assumevano atteggiamenti meno oppositivi e meno evitanti: già dai primi incontri cominciavano a relazionarsi, sia pure con modalità anomale. Da qui cominciarono a raccogliere i primi dati per creare le basi teoriche e le tecniche pratiche di quella che è diventata la Terapia Multisistemica in Acqua, una vera e propria terapia praticata in molte piscine d’Italia.

Terapia Multisistemica in Acqua: perché multisistemica? E perché in acqua?
La Terapia Multisistemica in Acqua è multisistemica perché valuta e interviene sui diversi sistemi funzionali del bambino, ossia sul sistema relazionale, cognitivo, comportamentale, emotivo, senso-motorio e motivazionale. Il sistema relazionale è quello attivato prioritariamente dalla terapia in acqua. I miglioramenti degli altri sistemi sono una conseguenza degli interventi che si fanno su questo.

Il terapeuta valuta le modalità di approccio e di interazione del bambino osservando posture corporee, evitamento oculare, interazione con l’ambiente e con gli altri; interviene offrendo un’opportunità di cambiamento del sistema relazionale attraverso tecniche mediate dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby e derivanti da modelli teorici di riferimento come la teoria dell’aggrappamento primario di Balint (1991). Secondo tale modello teorico, il bambino avrebbe una tendenza innata ad entrare in contatto con l’altro e ad attaccarsi ad un essere umano. Per l’autore si tratterebbe di un bisogno indipendente dal cibo ed essenziale quanto il cibo.

Per i bambini che presentano un disturbo autistico, sembra che questa tendenza ad aggrapparsi sia poco presente, o meglio, poco attivata: sono soliti stare da soli evitando il contatto con l’altro. Con la terapia multisistemica in acqua, attivandosi la paura per la sopravvivenza, il bambino mostra un innato bisogno di aggrapparsi al terapeuta, bisogno chiaramente non manifestato fuori da questo ambiente.

Ecco perché la terapia si svolge in acqua, in quanto questa risulta essere un forte attivatore emozionale che diventa anche attivatore relazionale (le emozioni vanno dalla felicità, eccitazione o gioia, alla paura, frustrazione e rabbia ed il terapeuta, riconoscendole, aiuta il bambino a contenerle ed esprimerle in modo congruo).

La Terapia Multisistemica in Acqua e la teoria dell’attaccamento.
Se da un lato, l’aggrappamento primario spiega il comportamento del bambino, che istintivamente si aggrappa al terapeuta, dall’altro, poco ci dice sulla relazione che successivamente si creerà tra terapeuta e bambino. La teoria centrale che permette di spiegare e interpretare tale comportamento è la teoria dell’attaccamento di Bowlby (1969-1973), secondo la quale l’attaccamento sarebbe un sistema motivazionale primario. Nella Terapia Multisistemica in Acqua il bambino ha la possibilità di sperimentare un attaccamento sicuro con il terapeuta e di immagazzinare un modello operativo interno di una persona sensibile ed affidabile, capace di contenerlo; questo lo condizionerà in tutte le altre relazioni.

Obiettivo fondamentale della Terapia Multisistemica in Acqua è quello di stabilire con il bambino una relazione significativa che modifichi le modalità comunicative disfunzionali. L’ingresso del terapeuta nel sistema relazionale del bambino crea fin da subito una rottura delle modalità relazionali pregresse e degli schemi sottostanti, incrementando in modo congruo interscambi più funzionali. Il terapeuta diventa per il bambino una figura di riferimento e successivamente una base sicura, dalla quale partire per poi esplorare il mondo, ampliando le proprie conoscenze e alla quale ritornare nei momenti avvertiti come difficili e/o pericolosi.

La Terapia Multisistemica in Acqua: come interviene sulle capacità cognitive?
Le capacità di adattamento all’ambiente stimolate dall’intervento presumono l’attivazione di capacità cognitive. Il bambino in piscina evidenzia aumentate capacità mnemoniche e attentive, mostrando interesse e propensione verso alcune attività e oggetti, prestando attenzione alle richieste dell’operatore, riuscendo ad eseguire i compiti anche attraverso richieste verbali. Inoltre, in acqua è possibile e necessario ai fini terapeutici, produrre situazioni imprevedibili e non già vissute per promuovere le capacità di problem solving.

La Terapia Multisistemica in Acqua interviene positivamente anche sul sistema comportamentale, in quanto attiva una serie di condotte che, con l’intervento del terapeuta, diventeranno man mano adeguate al contesto, permettendo l’estinzione o l’attenuazione di eventuali “comportamenti problema”. Il sistema senso-motorio viene attivato dall’acqua e dagli stimoli che il terapeuta può offrire al soggetto: imparare a muoversi nel nuovo ambiente in relazione continua con il terapeuta facilita le capacità di coordinazione; I giochi motori-relazionali e la temperatura dell’acqua creano, inoltre, delle sollecitazioni che in nessun altro ambiente possono essere offerte. Secondo Piaget le attività cognitive risultano dall’interiorizzazione degli schemi senso-motori: in acqua è possibile operare su quella che Piaget definiva “l’intelligenza senso-motoria”, caratterizzata dall’azione diretta che il bambino compie sugli oggetti, i quali vengono manipolati e conosciuti come realtà limitata nel tempo e nello spazio.

Particolarmente interessante, in tutto ciò, è notare come l’attività del bambino autistico in acqua possa cambiare le dinamiche interne familiari: i genitori cominciano a osservare in piscina un figlio “diverso” da come sono abituati a vedere in tutti gli altri contesti (il ragazzo aggressivo, poco capace di instaurare relazioni significative, poco attento e oppositivo); un po’ alla volta, riacquistano fiducia nelle potenzialità del figlio e ciò porta ad un loro maggiore equilibrio relazionale con il bambino.

Applicazione della Terapia Multisistemica in Acqua.
Ma vediamo meglio come si applica la Terapia Multisistemica in Acqua. La terapia segue una metodologia specifica che presuppone: l’utilizzo di una piscina aperta al pubblico che costituisce il setting privilegiato in quanto ha il vantaggio di una possibilità costante di piena integrazione sociale del bambino con disturbi di questo tipo; il rapporto individualizzato tra terapista e utente, almeno nelle prime fasi della terapia; la suddivisione della terapia in fasi; i colloqui anamnestici diagnostici e valutativi con le famiglie; la valutazione funzionale del bambino in acqua; la progettazione individualizzata dell’intervento con obiettivi a medio e lungo termine; la supervisione in acqua e in setting tradizionale; la verifica dei risultati attraverso checklist e scale di valutazione; le figure professionali specializzate.

Le fasi della terapia permettono di immaginare la Terapia Multisistemica in Acqua come un “macroprocesso” suddivisibile in “microprocessi”; queste sono:
• Fase valutativa
• Fase emotivo-relazionale
• Fase senso-natatoria
• Fase dell’integrazione sociale.

Ogni fase ha finalità specifiche, senza aver raggiunto le quali non è possibile passare alla fase successiva. Le fasi si susseguono e si sommano nel senso che: gli obiettivi raggiunti nella fase precedente si sommano con gli obiettivi della fase successiva.

La Terapia Multisistemica in Acqua, pur nascendo come terapia per il disturbo autistico, può essere generalizzata ad altri tipi di disturbi: disturbo iperansioso dell’infanzia, ritardo mentale, disturbo da attenzione e iperattività, disturbo reattivo dell’attaccamento, fobie, disturbo della condotta, disturbo oppositivo-provocatorio, schizofrenia ed altri disturbi psicotici, sindrome di Down, disturbi motori ed altri ancora.

E’ necessario sottolineare che la Terapia Multisistemica in Acqua non deve essere utilizzata da sola, ma deve essere affiancata ad altri interventi terapeutici e se necessario da cure farmacologiche. Non presenta nessuna controindicazione, soprattutto se si condividono gli obiettivi con altre figure professionali per il raggiungimento del benessere del soggetto beneficiario. La riuscita dell’intervento terapeutico pare sia maggiore quanto minore risulta essere l’età del paziente che intraprende la terapia e quanto più precoce sia l’inizio delle attività specifiche.

 

State of mind del 27-03-2017

Tre progetti per i giovani con autismo

“Autismo viaggia Europa”, “Vele spiegate all’autismo” e “Creatori di bellezza”: si chiamano così i tre progetti lanciati dall’Associazione romana Il Filo dalla Torre, che vedono per protagonisti i giovani con autismo dell’Associazione stessa e che possono essere sostenuti sino alla fine di questo mese, nell’àmbito del Programma “Aviva Community Found”.

ROMA. Autismo viaggia Europa, per la realizzazione di un viaggio con sei ragazzi autistici, in diverse capitali europee, dando vita a un percorso non solo turistico, ma anche di sensibilizzazione sull’autismo, a livello europeo; Vele spiegate all’autismo, che prevede uscite in barca a vela per i giovani che afferiscono all’Associazione, all’insegna del divertimento e della sperimentazione di nuove autonomie e conoscenze; Creatori di bellezza, per avviare un laboratorio artistico finalizzato alla creazione di oggetti di bigiotteria, sempre da parte dei giovani con autismo: sono questi i tre progetti lanciati dall’Associazione romana Il Filo dalla Torre, che sono stati “messi in gioco” nell’àmbito del Programma Aviva Community Found, e che tutti potranno dunque sostenere fino al 30 marzo prossimo. (S.B.)

Ringraziamo Sandro Paramatti per la segnalazione.

Superando.it del 20-03-2017

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