In Power Rangers il primo supereroe gay e il primo con disturbo autistico

In Power Rangers il primo supereroe gay e il primo con disturbo autistico

Il reboot della serie anni ’90 è destinato a rompere molti tabù, parlando di identità Lgbt e autismo. I film e le serie tv di questo periodo ci stanno abituando a una più ampia e realistica rappresentazione della diversità sullo schermo. Molti primati li sta raccogliendo in questo senso Power Rangers, il reboot della serie anni ’90 in arrivo ad aprile, che si apre a un racconto più sfaccettato della realtà giovanile.

Qualche giorno fa, infatti, è stato annunciato che la pellicola vedrà fra i protagonisti il primo supereroe Lgbt del grande schermo: si vede la Yellow Ranger Trini (interpretata da Becky G) alle prese con la propria sessualità, discutendo con gli altri personaggi dei suoi “problemi coi ragazzi” ma anche “con le ragazze“. Il regista Dean Israelite lo considera un momento fondamentale del film, dichiarando a Hollywood Reporter: “È un piccolo momento ma cruciale, Trini mette in discussione chi è veramente“.

Ma un’altra prima volta nel film è rappresentata dal Blue Ranger Billy. Il suo interprete RJ Cyler ha infatti raccontato a ScreenRant che il suo personaggio si colloca nello spettro autistico: “Volevo mostrare un punto di vista differente sull’autismo,” ha detto.
“Il mio compito è di far vedere come siano assolutamente normali, perché questo significa molto per un sacco di persone. Ha aggiunto onestà al film“.

La notizia arriva pochi giorni dopo un altro annuncio riguardante la rappresentazione dell’autismo nei media: nella famosa serie per bambini Sesame Street, infatti, apparirà un pupazzo di nome Julia, una ragazzina affetta da disturbo dello spettro autistico.

di Paolo Armelli, blogger

Wired.it del 24-03-2017

Il tocco magico dei ragazzi speciali Storie di autismo tra gioia e coraggio

«Un giorno alla Maddalena nuota fino a un isolotto di gabbiani e sparisce alla nostra vista. Dopo un po’ vediamo i gabbiani volare radenti. Minacciosi. Preoccupati, urliamo: “Achille! Achille!”. Finalmente riappare, si tuffa, torna: “Scusa mamma, c’erano nidi che avevano due uova e altri nessuno: così ho messo un uovo in ogni nido”». E il guaio è che il pazzerello, tentando di ripartir le monetine nel cappello, lo fa pure coi mendicanti . Basterebbe questo aneddoto tenero e ironico narrato da Antonella per spiegare come la disabilità non sia solo un macigno angoscioso che schiaccia insostenibile la vita delle persone. Può esser anche vissuta, grazie proprio al tocco magico di certi ragazzi «speciali», con un pizzico di leggerezza. E questo ha voluto raccontare il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti. Che ha girato l’Italia col regista Massimiliano Sbrolla per raccogliere le testimonianze di tante famiglie che vivono con figlie e figli autistici colpiti da diversi gradi di disabilità. Più o meno gravi (ricordate Dustin Hoffmann che gioca a Blackjack in «Rain man»?), più o meno invalidanti. Protagonista principale, potremmo dire il Virgilio chiamato a condurre il padre lungo il viaggio, è proprio il figlio dell’autore, che dà il titolo al film: «Tommy e gli altri». Un riccioluto ragazzone che superando la soglia dei diciotto anni, ironizza il papà, «non è più autistico. Mi piacerebbe dire che è stato un miracolo, ma è soltanto la guarigione forzata per cui sono passati tutti gli ex “bambini autistici” prima di lui». Per la legge e per i protocolli sanitari, infatti, «l’autismo adulto non esiste: c’è solo quello infantile». Risultato: gran parte dell’assistenza, col compleanno fatidico, evapora nell’iperuranio burocratico. E lo Stato si limita spesso a un contributo mensile, tutto compreso, di 805 euro e alla visita per poche ore a settimana di un addetto (magari incapace) di qualche cooperativa. Un sistema che solo ora comincia a cambiare dopo lo scandalo di mafia capitale. È un viaggio sospeso tra il dolore e la speranza, quello di Tommy e Gianluca Nicoletti, che al tema aveva già dedicato due libri, «Una notte ho sognato che parlavi» e «Alla fine qualcosa ci inventeremo». Storie tutte uguali, tutte diverse. Come quella di Gabriella, che prima di dedicarsi totalmente a Benedetta faceva il medico e ogni notte, messa a letto la ragazza che ha vent’anni, le invia un’e-mail in inglese firmandosi Harry Potter. E-mail alle quali Benedetta risponde, sempre in inglese, confidando all’amico immaginario segreti che alla madre non direbbe mai. O quella di Simone, anche lui ventenne, che porta il fardello d’una stereotipia che incessantemente lo spinge a dondolarsi avanti e indietro, come un metronomo. Disabilità pesante, racconta la mamma, perché non dà tregua: «Può capitare che ti sei addormentata da un’ ora e lui fa la pipì a letto e viene a svegliarti come un sacco immerso nell’acqua e tu non ci capisci nulla e dici “Dio mio devo ricominciare tutto da capo e non ho avuto il tempo di recuperare”». Ecco Vincenzo Fornino, che aveva un gran allevamento di polli a Forlimpopoli finché il figlio Antonio al ritorno da una gita, già adolescente, «disse che aveva un grande dolore allo stomaco e sentiva delle voci. Da allora è iniziato il mio problema, si parlava di schizofrenia». Anche un amico, Edo Valmori, aveva un problema simile. Decisero di mettere su, insieme, una struttura per accogliere i ragazzi autistici nel mondo più accogliente possibile: «È costata 15 milioni di euro tra me e il mio socio, abbiamo impiegato otto anni per i permessi e tre per costruirla. Potrebbe funzionare dal primo giorno in cui l’abbiamo inaugurata, abbiamo 14 dipendenti e potrebbero essere ospitati venti ragazzi residenziali e venti solo in attività diurne. Eppure non parte mai perché nella sofferenza, purtroppo, ci sono degli interessi » È fortissimo, dice Nicoletti, il rapporto che può nascere tra padri e figli: « A volte il padre di un autistico scappa via. Se riesce a restare però, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa. Forse per questo quando siamo insieme io mi sento tranquillo». Al punto di aiutare il ragazzo ad arrampicarsi: «Sarebbe bellissimo se riuscisse a salire sugli alberi ». Damiano canta «Non più andrai farfallone amoroso» da «Le nozze di Figaro». Dice il papà Mauro che ha un buon timbro e «quando ha cominciato a cantare gli si è aperto il mondo». Lui spiega d’avere un sogno: «Ho la sindrome di Asperger media Come primo passo riguardo al fare il botto vorrei andare al Festival di Sanremo sezione giovani o nuove proposte». Ha una voce da baritono e ha passato la selezione (una volta 6 e una 7 su 26 concorrenti) per il conservatorio, ma non è stato preso. «Dobbiamo convincere il mondo che i nostri figli autistici sono opere d’arte chiosa Nicoletti , la follia è accettata solo nell’artista e solo all’artista è concesso di essere folle». E poi ecco Giacomo, che ha il viso di un pacioccone e le spalle larghe come un armadio, e siede accanto al papà Walter, così minuto al confronto («Da tre anni sono in pensione, da tre anni mi dedico principalmente a lui. È il mio migliore amico ») da sembrare «il gigante Machnov e il nano Colibrì». E Lorenzo che sa leggere e scrivere da quando aveva tre anni e avrebbe grandi potenzialità ma, si sfoga la madre che sogna di lasciare la Calabria per il Trentino, «come ci si lavora con questo cambio continuo di insegnanti di sostegno»? E poi ancora le gemelle Martina e Roberta Coletti. E Virginia che vorrebbe far l’imprenditrice. E altri ancora. E via via che scorrono tutti i figli di un Dio minore del film (in onda su Sky Arte e poi Sky Cinema Cult a partire dal 1 aprile), emerge prepotente il significato più forte: il coraggio. Il coraggio di uscire dal buio in cui la disabilità è stata costretta per secoli come fosse qualcosa di cui arrossire. I tempi in cui perfino un genio politically correct come Arthur Miller teneva nascosto a tutti il figlio disabile, forse, sono un po’ più lontani.

Il Corriere della Sera del 25-03-2017

di Gian Antonio Stella

Autismo, la “danza in un minuto” di Andrea e Giada

Due corpi – quello di Andrea Gagliardi e di Giada Petroni – che si esprimono a proprio modo attraverso la danza nell’arco di un minuto: c’è tempo fino al prossimo 23 marzo per votare – esclusivamente online attraverso il sito dell’associazione COORPI – il video che, tra gli altri in gara, li vede protagonisti e partecipare così alla sesta edizione di un contest di videodanza “La danza in un minuto”. Andrea Gagliardi è un ragazzo autistico di vent’anni appartenente all’associazione Dalla Luna, Giada Petroni è una giovane ballerina della Junior Dance Company e una psicologa, terapista specializzata in particolare sulle tematiche dell’autismo. Il video – dal titolo “Ma sì, ma no, ma nì” – che li vede insieme sulla scena, è solo l’ultima espressione di un progetto di interazione e scambio che continua a funzionare, quello tra la passione per la danza, l’arte e il movimento da lato e la disabilità dall’altro, in particolare legata ai disturbi dello spettro autistico. “Lo spunto per questo scambio, per Dance for All, nasce dalla mia collaborazione in Galles con Janet Randeell, coreografa costretta sulla sedia a ruote che fa uso di un programma digitale – spiega Sara Accettura, ballerina professionista direttore artistico della compagnia di danza giovanile di Bari Junior Dance Company, aperta a giovani ballerini tra i 14 e i 18 anni -; Rientrata in Italia l’esperienza si è sviluppata con l’idea di mettere quella coreografia a disposizione di tutti, a prescindere dalle capacità, e coinvolgendo i ragazzi dell’associazione Dalla Luna, che stava prendendo forma”. E’ andato così in scena nel 2013 il primo spettacolo di Dance for All, tra i tanti progetti della Junior Dance Company, fin da subito ben caratterizzato per i suoi obiettivi: essere non uno spettacolo sulla disabilità, ma un vero e proprio spettacolo, una messa in scena con costumi, balletti, coreografie. “Siamo partiti fin da subito con l’idea della danza come lavoro sul corpo, come scambio a livello umano tra persone anche senza alcuna esperienza di danza – afferma Accettura – Ogni elemento degli spettacoli realizzati ha preso sempre vita attraverso spunti forniti dai ragazzi con disabilità, da loro passioni o interessi, da abilità particolari”. Dal 2013 ad oggi sono state realizzate, sempre a Bari o in zone della provincia, sei edizioni di Dance for All – che vuole appunto essere aperto a chiunque, anche al di fuori dell’associazione Dalla Luna – a cui hanno partecipato ogni volta circa quindici ballerini della Junior Dance Company e dieci persone con disabilità dell’associazione Dalla Luna. Ogni edizione è stata messa in piedi attraverso vari workshop tematici che hanno poi dato vita ad uno spettacolo finale della durata di un’ora con un filo conduttore.

“Il senso di questo progetto è che i ballerini prendono ispirazione dai movimenti delle persone dell’associazione e li trasformano in danza, prendono l’idea per una coreografia o per i costumi – sottolinea Guido D’Angelo, analista comportamentale, psicoterapeuta presso l’associazione Dalla Luna di Bari, attiva dal 2012 accanto a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico – .Vogliamo passare il messaggio che la bellezza della danza non è dedicata solo a chi è esperto, ma può avvicinarvisi chiunque”. Ogni edizione degli spettacoli è stata preparata attraverso incontri di una volta a settimana, che hanno consentito nel tempo di cementare i rapporto tra i ballerini e i giovani dell’associazione. “In molti casi ai ragazzi con queste problematiche manca soprattutto la possibilità di passare del tempo insieme ai coetanei – aggiunge D’Angelo -. Questa esperienza lo consente, e ha portato ad un’evoluzione delle loro capacità e autonomia, della capacità di aprirsi e di allargare gli interessi, che in questi casi sono molto spesso ristretti”. Non è così scontato, per tutti e in particolare per chi vive determinate difficoltà, trovarsi a stretto contatto con luci, musiche, rumori. “Nella costruzione dei primi spettacoli, infatti – supportati anche grazie ad un contributo minimo da parte dei partecipanti – i giovani dell’associazione Dalla Luna hanno avuto accanto il supporto degli operatori, che nelle ultime edizioni non è stato necessario proprio grazie al maggior grado di autonomia raggiunto. C’è sempre un’idea di fondo per ogni spettacolo – precisa Accettura – ma come si sviluppa viene fuori attraverso i workshop, dall’interazione tra i ragazzi. Si tratta di giocare proprio con gli interessi, anche con le fissazioni, creare qualcosa sempre partendo dalle passioni”. Il prossimo spettacolo di Dance for All dal titolo “Frammenti”, andrà in scena nel giugno prossimo in occasione di “DiversArte”, in programma presso il Fortino S.Antonio di Bari. Tema centrale sarà proprio il racconto dell’autismo attraverso la danza e la musica. Intanto le votazioni online per il contest “Danza in un minuto” saranno dunque aperte fino al 23 marzo prossimo. E’ stata proprio di Sara Accettura l’idea di partecipare coinvolgendo, non a caso, Andrea Gagliardi e Giada Petroni. “Tra di loro c’è un’intesa particolare – afferma – Andrea è stato il primo ragazzo che Giada ha conosciuto tra i membri dell’associazione, inizialmente non poteva stare solo, non si faceva avvicinare ma poi ha conquistato molta più autonomia. Il video è stato realizzato in una mattina come gioco, incontro spontaneo di mani e corpi”. L’intento è che chi lo guarda non capisca immediatamente che Andrea è un ragazzo con determinate problematiche. Ci tiene a precisare Accettura: “Questo minuto di danza nasce da una selezione dei momenti più riusciti dell’incontro tra i due, mettendo in primo piano il ruolo delle mani, il loro movimento, così importanti nelle loro movenze soprattutto nelle persone con autismo. Un gioco con le mani richiamato anche nel titolo ‘Ma sì, ma no, ma nì”, pensato volutamente con leggerezza, proprio per non mandare il messaggio di qualcosa di troppo serio o troppo pesante. Ma sì, ma no, né bianco né nero”. (sm)

Press-In anno IX / n. 784
Giornale dello Spettacolo del 20-03-2017

Autismo: parte da Firenze il 1 aprile la mostra itinerante “L’arte risveglia l’anima”

FIRENZE. Opere d’arte come “dispositivi relazionali”, strumenti in grado di mettere in contatto persone con disturbi dello spettro autistico con il resto della società facendone emergere le grandi potenzialità creative. Con questo importante obiettivo nasce la mostra itinerante L’arte risveglia l’anima, (www.larterisveglialanima.it) progetto internazionale di inclusione culturale e sociale promosso da Associazione Autismo Firenze, Associazione Culturale L’immaginario e Associazione Amici del Museo Ermitage (Italia) e patrocinato dal MIBAC, Regione Toscana e Comune di Fiesole. Coloratissimi disegni, tratti essenziali che giocano con lo spazio e le forme, come pure figure sinuose e riconoscibilissime ispirate ai capolavori della storia dell’arte, il percorso espositivo esplora l’estro mai narrato di 18 pittori e 6 ceramisti autistici provenienti da Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio e Marche, un’epifania dell’anima che più della patologia rileva il talento degli artisti e coinvolge alcuni tra i più importanti musei presenti sul territorio nazionale. La mostra, che si snoderà lungo tutto l’arco del 2017, inaugura sabato 1 aprile alle 16 a Palazzo Davanzati con una selezione di lavori che, grazie alla collaborazione con il museo, reinterpretano alcune opere della collezione permanente dell’antica magione fiorentina e altri masterpieces promuovendone il valore esistenziale oltre che estetico. In contemporanea, presso l’edificio dell’Ex-Stato Maggiore del Museo Ermitage, il Centro Anton’s Right Here (Anton è qui accanto) di San Pietroburgo per il lavoro creativo, l’apprendimento e l’abilitazione sociale di persone adulte affette da autismo guidato da Zoya Popova e partner fondamentale dell’intero progetto, inaugura la mostra Coi soli colori (Odnimi kraskami) curata da Ilia Ermolaev. Un collegamento satellitare audio video durante il vernissage a Palazzo Davanzati consentirà alle autorità presenti di conoscere più nel dettaglio le opere realizzate dagli allievi del centro in collaborazione con la Fabbrica Imperiale di Porcellana. Domenica 2 aprile alle 11, Giornata Mondiale dell’Autismo, ciascuno degli artisti coinvolti esporrà, inoltre, parte del proprio repertorio – tele, disegni, sculture di ceramica – presso la Sala del Basolato a Fiesole, a testimonianza di un esercizio espressivo ed emotivo pronto ad essere toccato con mano e a suggerire bellezza.

Il senso di questa narrazione per immagini avente, tra gli altri, lo scopo di modificare l’atteggiamento di chi vede nelle persone autistiche soltanto portatori di un handicap più o meno grave, verrà squadernato in altre sedi artistiche e culturali d’eccellenza quali i Musei di San Salvatore in Lauro a Roma (Giugno), la Fondazione Conservatorio di San Giovanni Battista a Pistoia (Ottobre), il Museo Omero ad Ancona (Dicembre). Nel periodo precedente a ciascun allestimento verranno programmate attività museali e laboratori creativi per giovani e adulti con disturbi dello spettro autistico finalizzati sia alla disseminazione di progetti museali accessibili a queste persone sia alla realizzazione di opere ad hoc. “Vogliamo andare oltre la patologia – spiega la coordinatrice del progetto Anna Maria Kozarzewska -, queste persone hanno molti punti di forza, talenti nascosti che a causa della mancata vita sociale non vengono fuori. È il momento di fare sapere al mondo cosa sono in grado di fare”. Accompagna il progetto espositivo il bellissimo catalogo in tre lingue – italiano, inglese e russo – L’arte risveglia l’anima curato da Cristina Bucci, con un saggio introduttivo del noto psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Maurizio Arduino sul rapporto tra arte e autismo. Il progetto grafico è di Gonzalo Sanchez e Christina Pfeifer, fotografie di Aurelio Amendola e Caroline Elo, edito da Polistampa (176 pag., Euro 23,00).

 

Il Velino.it del 22-03-2017

Autismo: interventi psicoeducativi e clinici

Far luce sui nuovi scenari rispetto alle possibili cause e alle caratteristiche dei disturbi dello spettro autistico, con uno sguardo attento agli interventi psicoeducativi e clinici più accreditati ed efficaci: sarà questo l’obiettivo del seminario formativo intitolato “Autismo: interventi psicoeducativi e clinici”, promosso per il 1° aprile a Cagliari dal Centro Studi Erickson, in collaborazione con Inclusion, e rivolto a psicologi, educatori e insegnanti.

CAGLIARI. «I disturbi dello spettro dell’autismo hanno delle notevoli ripercussioni sulla qualità della vita delle persone interessate e delle loro famiglie. Il bisogno di conoscerli meglio coinvolge profondamente sia i familiari, sia le diverse figure professionali sanitarie, sociali e scolastiche direttamente coinvolte nell’interazione con persone autistiche. Partendo dunque dalle più recenti teorie cognitive e comportamentali sull’autismo, questo seminario si prefigge di fornire linee guida essenziali e concrete strategie di intervento, proponendo un approccio flessibile, dinamico e altamente integrato»: viene presentato così il seminario formativo rivolto a psicologi, educatori e insegnanti, in programma per sabato 1° aprile a Cagliari (Hotel Regina Margherita, Viale Regina Margherita, 44, ore 9.30), a cura del Centro Studi Erickson, in collaborazione con Inclusion (Personalizzazione Co-Progettazione per il Sociale).
L’obiettivo è segnatamente quello di far luce sui nuovi scenari rispetto alle possibili cause e alle caratteristiche dei disturbi dello spettro autistico, con uno sguardo attento agli interventi psicoeducativi e clinici più accreditati ed efficaci.

A condurre i lavori sarà Marco Pontis, autore del corso online avanzato di Erickson Autismo: interventi psico-educativi e clinici, docente a contratto di Pedagogia e Didattica Speciale delle Disabilità Intellettive e dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo all’Università di Bolzano, oltreché responsabile del Progetto Nuove abilità per l’autonomia e l’inclusione della ONLUS CTR (Comunicazioni Territorio Relazioni) di Cagliari.
Porteranno inoltre il loro contributo Francesca Palmas, pedagogista, componente dell’Osservatorio Ministeriale per l’Inclusione Scolastica e Marco Espa, presidente nazionale dell’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi). (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione Francesca Palmas.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti, accedere a una pagina specificamente dedicata al seminario nel sito di Inclusion.

Superando.it del 28-03-2017

“In viaggio verso l’aeroporto”: Oltre il labirinto insieme a Enac e Save contro l’autismo

Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività a tutela dei diritti dei passeggeri con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo.

TREVISO. “Autismo – In viaggio attraverso l’aeroporto” è questo il nome del progetto ideato dall’ENAC con la collaborazione di Assaeroporti, delle Società di gestione aeroportuale italiane e con il coinvolgimento delle Associazioni di categoria, per formare operatori e personale nel relazionarsi con soggetti autistici. Per gli aeroporti Marco Polo di Venezia e Canova di Treviso, gestiti da SAVE, la formazione è stata affidata ai professionisti della Fondazione Oltre il Labirinto di Treviso.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle molteplici attività a tutela dei diritti dei passeggeri e delle persone con disabilità e ha l’obiettivo di facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori. Per i bambini e gli adulti con autismo, infatti, compiere un viaggio in aereo può rappresentare un’esperienza molto difficoltosa, ma grazie all’implementazione del progetto i loro spostamenti saranno agevolati attraverso visite anticipate ai percorsi e agli ambienti aeroportuali e con l’ausilio di personale specializzato e di supporto anche agli accompagnatori.

SAVE ha aderito al progetto in collaborazione con la Fondazione Onlus per l’Autismo Oltre il Labirinto, per assicurare un’assistenza adeguata ai soggetti con autismo e aiutarli a preparasi e accettare serenamente il loro viaggio. Il progetto ha visto la realizzazione di una brochure informativa “Autismo – In viaggio verso l’aeroporto” scaricabile dal sito http://www.veniceairport.it/in-aeroporto/autismo.html, la possibilità di conoscere in anticipo gli ambienti del terminal attraverso brevi descrizioni e immagini che mostrano gli spazi interni ed esterni dello scalo e la facoltà di effettuare una visita del terminal preparatoria al viaggio, prenotandosi al link http://www.veniceairport.it/in-aeroporto/autismo.html. Il personale SAVE è stato opportunamente formato dalla Fondazione Oltre il Labirinto per le visite preparatorie e per il supporto durante il giorno effettivo del viaggio.

“Dopo la formazione ai Vigili del Fuoco di Treviso, arriva quella specifica per il personale e gli operatori di aeroporto. Crediamo sia molto significativa sia la volontà di queste importanti realtà nel voler approfondire e specializzare il loro approccio alla persona con autismo, sia la volontà di affrontare il tema dell’inclusione e della disabilità in maniera trasversale” ha affermato Mario Paganessi Presidente di Fondazione Oltre il Labirinto.

“Questo progetto è prezioso per dare finalmente la possibilità alle famiglie di soggetti con autismo di poter valutare l’idea di prendere un aereo, aprendo loro nuovi orizzonti – dichiara la dott.ssa Paola Matussi psicologa e membro del comitato scientifico di Oltre il Labirinto- I corsi sono stati seguiti con molto interesse e partecipazione dal personale che ha sottolineato come sia molto funzionale sapere come accogliere e gestire le persone con autismo per non precludere loro nessuna opportunità.”

Treviso Today del 01-03-2017

La vita con un figlio autistico

ORISTANO. Il primo passo è prendere consapevolezza della malattia, dicono gli specialisti. Poi bisogna accettarla e non vergognarsi «se tuo figlio urla o si butta in terra in un locale» racconta Graziano Masia da vent’anni è in prima linea per i diritti dei ragazzi con autismo e delle loro famiglie. Un percorso lungo e difficile fatto di piccole ma grandi conquiste. L’ultima è il centro diurno aperto in via Cimarosa grazie a una sorta di colletta tra genitori, con i fondi per le disabilità gravi della legge 162. Ma tanto si fa anche a scuola, grazie allo Sportello autismo provinciale aperto un anno fa dall’Ufficio scolastico.

LA STORIA. La diagnosi era stata fatta quando Nicola aveva tre anni. «Non parlava e non ci guardava negli occhi – racconta – era troppo strano per un bambino di tre anni e così abbiamo iniziato i vari controlli». Dopo la diagnosi, lo smarrimento e la paura per il futuro. «Poi grazie a un’associazione nazionale abbiamo intrapreso un percorso di consapevolezza e abbiamo iniziato a guardare nostro figlio con occhi diversi». Nessuna vergogna, nessun atteggiamento eccessivamente protettivo per una persona che ha bisogno di aiuto ma che ha anche «ha diritto ad uscire – spiega Masia – alla sua autonomia e a costruirsi un futuro».
Ed ecco che Nicola va a scuola, ha seguito programmi specifici, oggi frequenta l’ultimo anno dell’istituto d’arte e «ama tantissimo le attività manuali, soprattutto lavorare il legno». Un percorso faticoso anche per i genitori: «Per me e mia moglie è stato fondamentale il confronto e la condivisione con altre famiglie che vivevano i nostri stessi problemi». Ed è così che è nata l’associazione Autismo Sardegna , di cui Masia è presidente e da alcuni mesi il nuovo progetto. «Con altri genitori abbiamo pensato che sarebbe stato più efficace utilizzare i fondi della legge 162 per creare un centro diurno piuttosto che per pagare un educatore e tenere i ragazzi a casa» spiega. Una vera scommessa: al centro i ragazzi sono seguiti da un gruppo di psicologi, e monitorati costantemente dagli specialisti. «Al momento ci sono sette ragazzi dai 13 ai 40 anni – va avanti – possono fare laboratori di cucina, ma anche imparare ad andare a fare la spesa».

I DATI. Nelle scuole della provincia si registrano complessivamente 130 casi. «Nella scuola dell’infanzia tra i nuovi alunni disabili il 73 per cento ha la diagnosi di disturbo dello spettro autistico», spiega Emilio Chessa , dell’Ufficio scolastico provinciale. «Su 26 alunni disabili nuovi iscritti nelle scuole dell’infanzia, 19 sono affetti da autismo». La settimana prossima si terrà un corso di formazione organizzato in collaborazione con l’istituto Othoca e il Centro Victor dell’Ufficio scolastico.

di Valeria Pinna

L’Unione Sarda del 04-03-2017

L’unica strada e’ difendere l’universalita’ dei diritti

«È una congiuntura di grande rischio per i più fragili, i cui diritti acquisiti negli ultimi trent’anni – nel campo non solo del lavoro, ma anche dello studio, dell’assistenza e dei servizi – sono sempre più in pericolo per presunte ragioni di crisi economica: ma solo la promozione e la difesa dell’universalità dei diritti potrà restituire umanità a una società la cui vera profonda crisi è quella morale»: a sottolinearlo è stata Daniela Piglia a Milano, chiudendo il seminario intitolato “Viaggiatori inattesi”, dedicato all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Il 20 febbraio scorso ha avuto luogo a Milano, presso la Sala Franco Bomprezzi della Casa dei Diritti, un partecipato seminario sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità – promosso dalla Fondazione Pio Istituto dei Sordi, grazie all’attività organizzativa di Martina Gerosa – con la presenza di molti esperti. Le riflessioni si sono sviluppate a partire dalle suggestioni offerte dall’ultima recente opera dello psicologo Carlo Lepri, intitolata anch’essa Viaggiatori inattesi. Appunti sull’integrazione sociale delle persone disabili (Milano, Franco Angeli, prima edizione 2011, terza ristampa 2015).

Coordinati dal giornalista Simone Fanti, noto blogger di In Visibili del «Corriere della Sera.it» e “firma” spesso presente anche su queste pagine, gli interventi sono stati preceduti dal saluto istituzionale di Daria Alice Mastri, dirigente del Comune di Milano e da quello di Daniele Brandolino, vicepresidente della Fondazione Pio Istituto dei Sordi.
Carlo Lepri ha raccontato poi le «due o tre cose che abbiamo imparato sull’integrazione delle persone disabili», partendo dalle rappresentazioni culturali della disabilità che si sono avvicendate nelle varie società occidentali, dall’antichità ad oggi.
Successivamente, Claudio Messori, già responsabile del Collocamento Mirato presso la Provincia di Milano e oggi direttore dell’Agenzia per il Lavoro dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), ha illustrato le norme e le buone prassi per l’inclusione in azienda, affinché anche le persone con disabilità più fragili vengano assunte e mantenute al lavoro.
E ancora, la psicologa del lavoro ed ergonoma Isabella Ippoliti ha spiegato come sia possibile realizzare postazioni lavorative di accessibilità universale, partendo proprio dal dialogo con i lavoratori disabili: «Superare le barriere fisiche, architettoniche e sensoriali – ha sottolineato – aiuta a superare le barriere culturali e mentali, così che il lavoro sia a portata di tutti».

Alle voci degli esperti si sono via via intrecciate quelle di chi ha portato testimonianze di vita ed esperienze lavorative personali, come Antonio Giuseppe Malafarina, altra nota “firma” di «Superando.it», giornalista e poeta, pensatore, direi – se non fosse termine desueto… – mai messo all’angolo da una grave disabilità; e anche Fabrizia Rondelli, madre di un giovane uomo con autismo ad alto funzionamento e presidente dell’Associazione l’Ortica, impegnata nel proporre attività artigianali di grande livello, come fini tessiture, alla pari della grande tradizione italiana; fino a Elisabetta Bianchessi, architetto dell’Associazione T12-lab, che ha presentato i numerosi laboratori creativi realizzati a partire da materiali di recupero, svolti con giovani con disabilità e anche con giovani profughi.

Chi scrive, infine [Daniela Piglia, giurista dell’Associazione InCerchio per le Persone Fragili, N.d.R.], ha chiuso con una sintesi che ha cercato di legare i vari contributi, sottolineando la congiuntura di grande rischio per i più fragili, i cui diritti acquisiti negli ultimi trent’anni – nel campo non solo del lavoro, ma anche dello studio, dell’assistenza e dei servizi – sono sempre più in pericolo per presunte ragioni di crisi economica: ma solo la promozione e la difesa dell’universalità dei diritti potrà restituire umanità a una società la cui vera profonda crisi è quella morale. (Daniela Piglia)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: legale@associazioneincerchio.com.

I contesti agricoli possono essere utilizzati a sfondo terapeutico per disturbi psichici

Cosa significa fare agricoltura sociale? Significa mettere insieme due parole, con significati che fino ad ora erano parsi distanti: l’agricoltura, con le sue pratiche legate al lavoro della terra e con gli animali, e il sociale, ambito generico e astratto che ha che fare con la tutela del popolo nella sua interezza, con particolare attenzione alle persone svantaggiate.
Mettere insieme due ambiti così differenti significa trovare dei punti di aggancio, con vantaggi per entrambi gli interlocutori dello scambio, cosicché dalla somma delle parti possa emergere un terzo punto, un terzo polo al di fuori del continuum: l’agricoltura sociale, appunto, che negli ultimi anni ha trovato in Italia lo spazio che altrove -per esempio i luoghi del nord-Europa, in primis l’Olanda con le care farm- aveva già conquistato da tempo.

CONTESTI AGRICOLI USATI A LIVELLO TERAPEUTICO.
Dal punto di vista terapeutico/riabilitativo, usare i contesti dell’agricoltura per promuovere progetti di reinserimento significa riconsegnare il corpo a una dimensione più naturale, con i tempi dell’attesa e della stagionalità caratteristici del lavoro agricolo. All’università di Pisa, nel lavoro del prof. Francesco Di Iacovo, portano avanti da anni un lavoro di promozione di interventi e progetti di questo tipo.
La difficoltà maggiore, nel trattamento e nel recupero di persone con problematiche di handicap di vario tipo o disturbi della personalità, è riconsegnarli a una normalità sociale che preveda, per loro, la possibilità di sentirsi parte del gruppo sociale e di percepirsi connessi agli altri. Quest’ultimo punto è un problema molto antico. Anni fa si usava il termine ergoterapia per descrivere il potere curante di un’attività manuale a contatto con altre persone, in alternativa alla cronicizzazione e al rischio della lungodegenza.
Usare il contesto agricolo significa inoltre rispondere all’urgenza «biofilica» dell’uomo, che lo riporta sempre, come per una forma di nostalgia incurabile, al contatto con la natura e i suoi tempi quando in cerca di un periodo di ristoro e di «cura».

INSERIMENTO DI PAZIENTI CON HANDICAP PSICHICI.
L’agricoltura sociale prevede l’inserimento di pazienti con handicap psichico, persone con trascorsi di tossicodipendenza, ragazzi affetti da autismo e, negli ultimi tempi, soggetti «espulsi»” dal mondo del lavoro e non più in grado di rientrarvi per ragioni di età (dai 45/50 anni in su).

AGRICOLTURA SOCIALE E AUTISMO.
Le patologie dello spettro autistico tendono, nel corso della vita, a perdurare; entrati in età adulta, quando la famiglia di origine non consenta loro di permanere in un contesto casalingo, i portatori di questa complessa problematica psichica -connessa alla questione dell’intersoggettività, estremamente problematica- rischiano di proiettarsi in un «vuoto progettuale» fatto di una sola via di possibile collocazione: le strutture dedicate con il rischio della cronicizzazione (per non dire segregazione).

I progetti di agricoltura sociale propongono un modello non urbano di possibile inserimento, ispirato dal lavoro del pedagogo utopista Rudolf Steiner e in linea con le direttive universalmente condivise a proposito della presa in carico di disturbi di questo tipo.

UN ESEMPIO IN PROVINCIA DI PAVIA.
L’esempio più strutturato lo troviamo in Provincia di Pavia, presso Cascina Rossago, residenza e insieme azienda agricola per ragazzi autistici fondata da un’ex ricercatrice dell’Università di Pavia (qui un video esplicativo). In questo contesto operano seguendo le linee guida riconosciute valide per il trattamento di disturbi di questo tipo, modulate intorno al concetto di «educazione strutturata permanente» -una forma di genitorialità protratta con un’attenzione specifica alla risorse residue e alla trasmissione di competenze.

Inoltre, qui si lavora dando il fondamentale supporto alla famiglia del paziente per rispondere alla domanda «e dopo di noi?» (questo aspetto è centrale dal punto di vista clinico: il supporto cioè alla rete familiare, e non solo al singolo).

Altro ente capo-fila in progetti di questo tipo, Coldiretti, che a partire dal Piemonte (con a seguire regioni come Marche, Calabria e Sicilia, ora molto attive in questo ambito) ha promosso la costruzione di nuove reti di servizi che fanno del contesto agricolo luogo elettivo per l’erogazione di servizi di natura «terapeutico/riabilitativa», focalizzandosi sulla «domiciliazione» dei servizi (per esempio, progetti di assistenza a persone in difficoltà in aree «fragili» a rischio spopolamento.
Per approfondimenti: piemonte.coldiretti.it).

di Raffaele Avico (raffaeleavico.it)

La Stampa del 27-02-2017

I progetti finanziati grazie a “#sfidAutismo”

Verranno presentati il 21 luglio, presso la Sala Conferenze Stampa della Camera, i primi
progetti finanziati grazie alla campagna denominata “#sfidAutismo”, lanciata in aprile dalla
FIA (Fondazione Italiana per l’Autismo), con il supporto della RAI e si incomincerà dalla
presentazione del Telefono Blu, linea gratuita attivata dall’ANGSA (Associazione Nazionale
Genitori Soggetti Autistici), con l’obiettivo di sostenere e orientare i familiari di bambini e
adulti con autismo.
ROMA. Come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, era stata la FIA – la Fondazione
Italiana per l’Autismo nata lo scorso anno da un gruppo di esperti, associazioni, enti e realtà
locali e nazionali (si veda l’approfondimento in calce) – a lanciare in occasione del 2 Aprile
scorso, Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, la grande campagna di
sensibilizzazione e raccolta fondi denominata #sfidAutismo e supportata dalla RAI.
I primi frutti di quell’iniziativa verranno ora presentati nella mattinata del 21 luglio (ore 10)
presso la Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati, a incominciare dal Telefono Blu
(800 031819), linea gratuita attivata dall’ANGSA – l’Associazione Nazionale Genitori Soggetti
Autistici, aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – e
finanziata appunto con i proventi di #sfidAutismo, il cui obiettivo è quello di sostenere e
orientare i familiari di bambini e adulti con autismo.
Altri progetti, inoltre, sempre derivanti da #sfidAutismo, verranno presentati durante l’incontro,
insieme alle nuove candidature per il prossimo anno.
Saranno presenti per l’occasione Davide Faraone, presidente della FIA, Carlo Hanau,
componente del Comitato Scientifico dell’ANGSA Nazionale ed Eleonora Daniele, volto RAI e
madrina della campagna #sfidAutismo. (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: fiafondazioneautismo@gmail.com (Sabrina
D’Orsi).
***
La FIA (Fondazione Italiana per l’Autismo)
La FIA (Fondazione Italiana per l’Autismo) è un’organizzazione senza scopi di lucro nata nel
2015, per promuovere, sostenere e potenziare le attività di ricerca, istruzione, formazione,
riabilitazione e cura, nell’àmbito delle disabilità e in particolare dei disturbi dello spettro
autistico. Tra le sue finalità vi sono la promozione e il sostegno delle:
° attività di ricerca: attraverso il sostegno a fondazioni, enti, istituti di ricerca e università che
operano al fine di incrementare la ricerca scientifica a favore delle persone con autismo, sia in
età evolutiva che in età adulta;
° attività di cura, abilitazione e sostegno: attraverso il sostegno, la promozione e/o l’attivazione
di appositi centri ambulatoriali, diurni o residenziali dedicati all’autismo nei quali gli interventi
e i trattamenti siano quelli basati sull’evidenza, così come indicato dalla Linea Guida n. 21
e i trattamenti siano quelli basati sull’evidenza, così come indicato dalla Linea Guida n. 21
dell’Istituto Superiore di Sanità;
° attività di ricerca per la didattica speciale e la scuola inclusiva: sostenendo, promuovendo o
attivando sia centri­studi per la didattica speciale e l’inclusione scolastica, sia percorsi formativi
per gli insegnanti curriculari e di sostegno, finalizzati all’acquisizione della più moderna ed
efficace didattica per il supporto delle persone con autismo nella scuola e per la piena
inclusione scolastica;
° attività a favore delle famiglie: sostenendo, promuovendo o attivando percorsi efficaci di
affiancamento, sostegno genitoriale, parent training e/o occasioni e servizi di sollievo familiare.
La Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo del 2 Aprile rappresenta un
momento di grande importanza, per le attività della FIA, che lo assume quale veicolo di
comunicazione per la diffusione della consapevolezza sull’autismo nella comunità nazionale.
Per tale motivo, le attività di comunicazione della FlA sono orientate e finalizzate a far
convergere il massimo dell’attenzione nella settimana in cui si colloca temporalmente la
Giornata del 2 Aprile.
Tra i soci fondatori della FIA vi sono: l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti
Autistici); la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui la stessa
ANGSA aderisce; la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con
Disabilità); l’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), aderente alla FAND;
la SlNPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza); la SIPED
(Società Italiana di Pedagogia); la Fondazione lstituto Ospedaliero Sospiro di Cremona; l’APRI
(Associazione per la Ricerca Italiana sulla Sindrome di Down, l’Autismo e il Danno Cerebrale);
la Fondazione Radio Magica; la Fondazione Marino per l’Autismo; la Scuola Istituto
Cottolengo di Torino.

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