Notte Dei Musei

“L’immagine della visione” – L’uomo col cuscino bianco sotto il braccio.

“L’uomo col cuscino bianco sotto il braccio” é la figura portante della espressione artistica: é colui in grado di farci vedere una realtà altra, diversa da quella che potremmo essere indotti, osservando un evento, un paesaggio, o fermando una situazione che manifestandosi ci attrae.

Questo uomo incarna la figura del VISIONARIO, capace di vedere e/o anticipare, avendole già “vissute in futuro”, esperienze diverse, rispetto a coloro che le vivono nell’istante contemporaneo: “adesso”.

Parlando del paesaggio marchigiano, ritengo, al di là della intrinseca bellezza, che molto spesso abbia significato un rifugio, l’alcova, il luogo dove potersi riparare o perdersi, schivando situazioni enigmatiche, a volte avverse, a volte anche favorevoli…

Questo progetto espositivo, attraverso il segno, l’atmosfera, l’immagine, ci racconta e ci mostra quasi come davanti allo specchio, il ritratto dell’Autore. 

Ognuno di questi Autori (Mario Giacomelli, Alessandro Gagliardini, Paolo Monina, Giuseppe Chiucchiù, Renzo Tortelli, Enzo Romagnoli, Lorenzo Cicconi Massi) ha fotografato, o realizzato il proprio autoritratto.

Mario Giacomelli

“Pur amando la fotografia e sentendomi un REALISTA, difendendo la stessa come
COMUNICAZIONE, credendo in un genere fotografico che DOCUMENTI, ho scoperto da un paio di anni, che la POESIA é il linguaggio col quale credo di realizzarmi per poter fuggire dalle regole e dalle banalità quotidiane.

Lo spazio non é più appiattito, le cose che vedevo sempre uguali: le strade e la gente della mia città, pensando alla poesia, ora mi sembrano modificate, tutto sa di avventura che mi coinvolge in esperienze nuove, mi fa vivere viaggi in territori immaginari”.

Da sempre conosce le rughe, da quando piccolo seguiva la madre che lavorava – per necessità – in un ospizio, quei solchi gli appartengono, appartengono all’umanità, alla madre Terra. con sempre più drammatica partecipazione, materializza in immagini la morte della sua terra: la parte centrale della regione Marche.
“MI SONO POI ACCORTO CHE FOTOGRAFAVO LA MIA ANIMA.”

L’opera di Mario Giacomelli, può riassumersi nel significato de
“IL SENSO DEL TEMPO”

Alessandro Gagliardini

Il fascino delle visioni di Gagliardini é quello che parte dallo sguardo che é capace di catturarle, mettendole poi ordinate in un sistema competitivo a Lui congeniale.

Gagliardini mantiene sempre vivo il legame tra l’uomo che conosce il territorio e lo stesso che ne é affascinato.

In questa sorta di simbiosi, egli si presenta come il narratore che fa sua la vicenda e se ne impadronisce.

Molte delle sue immagini, parlano descrivono il tentativo di trovare una risposta (é l’immagine della suora che sembra “buttarsi” sul sagrato) che sembra digradare in depressione: si resta immobili al montare della paura; é la visione dal fondo del pozzo.

L’importanza del paesaggio nella sua opera, diviene allora metafora vitale, a volte orrida ed inquieta dell’animo del “Poeta-Fotografo”.

Paolo Monina

Fare é uno stato attivo, io procedo verso uno scopo che é anche un desiderio. Non c’é paura. Nei termini di una relazione con la vita, va tutto bene o tutto male.

Sono colei e colui che dà, e che provvede. Ogni mia immagine racchiude una visione:

é il “Ti amo”, qualunque cosa accada.

Disfare é sfasciare, il tormento che le cose non siano al loro posto e l’angoscia di non sapere che fare. é il ritorno del rimorso; é la sparizione dell’oggetto amato.

Il senso di colpa spinge ad una profonda disperazione e a lasciarsi andare, alla passività. Ci si ritira nella propria “fetta di universo”, per riorganizzarsi, riprendersi,pensando di poter ritornare.

L’immagine ha preso consistenza: “il senso della visione”

Giuseppe Chiucchiù

Attraverso i suoi scatti, va ad indagare un paesaggio marchigiano ricco di misteri e la sua ricerca mette a nudo non lo sconosciuto, ma l’inconoscibile.

Le sue immagini parlano di aneddoti, di storie e novelle dedicate alle credenze più antiche e radicate, alle fate, alle streghe che frequentavano le accese fantasie dei contadini, esse le si vedeva nella notte di San Giovanni; l’aratro di San Floriano che divise in due l’Appennino creando la Gola della Rossa…

Le Marche della sirena Mitì e Azzurrina; perché poi non ricordare lo spostamento della Santa Casa di Loreto dalla Terra Santa alla balcanica Tersatto, per giungere poi a Loreto….

Solo a chi si ostina ad ignorare che questa é una terra nella quale tutto é già accaduto, e tutto può ancora succedere.

L’unica logica, nell’antica Marca, é l’incrocio di mondi diversi!

Renzo Tortelli

Rappresenta sin dagli inizi del suo percorso artistico il pensiero della fotografia come espressione, come linguaggio e come arte, al di là del mero aspetto/approccio prettamente tecnico.

Viene introdotto da Mario Giacomelli nell’ambiente di Giuseppe Cavalli, guida e anima di “quella piccola patria della fotografia “che era Senigallia in quegli anni ’50.

Assieme a loro, liberò la fotografia dai vincoli tecnici e dal valore “del Bello e del Brutto” legati a certi dettami, smontando quegli aspetti per individuare valori specifici della forma o dimensione fotografica.

In quella direzione, si stava affermando l’idea della fotografia intesa come “visione fotografica”, come ricerca dell’atmosfera e del momento, come “istante” successivamente diventato “decisivo (H. C. Bresson).

Formalismo/astrattismo e realismo come in pittura: dibattito che impegnò le arti figurative negli anni ’50 in Italia, da cui scaturirà l’arte contemporanea e la nuova fotografia. Renzo Tortelli cresce in questo giardino “selvatico”, con quella visione personale, che a volte diviene una sorta di presagio, intuizione correlata al proprio stato d’animo.

“Una grande fotografia deve essere una espressione piena di ciò che uno sente; ed ecco prendere sempre più consistenza “la vera espressione di ciò che si sente sulla vita nella sua totalità”.

Nascono così i suoi grandi reportage: Il Cantagiro, l’Istituto Santo Stefano di Porto Potenza, Scanno e Piccolo Mondo.

In tutta la sua attività artistica, condivisa da Giacomelli e Cavalli, l’immagine dell’“altro”, di colui che per motivi di “grandezza” rappresenta il Piccolo, a volte invisibile, a tanti.

Enzo Romagnoli

Nella sequenza di tutti i momenti determinati, che possiamo definire decisivi, a colpirci é l’armonia del tono e la scelta della luce che, evidenziando, sottolinea il percorso del suo vedere.

Guardando le immagini di Romagnoli, ci soffermiamo sul cromatismo, sulla luce e sulla saturazione del colore, che impregna l’atmosfera capace di coinvolgere chiunque le osservi; le sue fotografie raccontano l’identità del luogo: la marchigianità.

Le sue immagini nascono da sopralluoghi meticolosi, diretti alla scelta delle situazioni e dei luoghi da fotografare, in molti casi prive di persone.

Una scelta di solitudine utile soprattutto per evitare distrazioni e favorire rapporti più profondi con i luoghi e le poche persone incontrate: un prezzo che si paga volentieri per ottenere l’intima poesia da una prosa visiva.

L’utilizzo delle pellicole Polaroid diviene fondamentale per poter operare manipolazioni condotte direttamente sulla stessa superficie, per ottenere immagini uniche.

Anche l’uso del B/N non é accademico, i toni riescono a dare il sapore della storia marinara di pescatori, del loro lavoro in mare, del fatto di essere rimasti ormai in pochi, le situazioni create nel familiarizzare, dedicandosi alla raccolta con le reti, molluschi, delle lumachine, etc.

La fotografia ha un ruolo storico e sociale, Romagnoli offre il suo contributo.

Lorenzo Cicconi Massi

Lorenzo Cicconi Massi è uno strano personaggio. Non solo è fotografo, sceneggiatore e regista, ma è, in tutte queste cose, soprattutto un visionario.

Un autore capace di interpretare la realtà umana trasformandola, piegandola ad una sua visione interiore.

Sceglie i suoi soggetti con cura, nella sua ricerca nulla è lasciato al caso: luce, personaggi e scelta delle inquadrature.

Nulla è fuggevole. Nelle sue fotografie tutto rimane immobile, tutto sembra
esserci per sempre.

I suoi ritratti di giovani sono figure dell’anima,
spettri bellissimi senza  tempo. I luoghi che sceglie sembrano terre sconosciute, mondi lontani.

Eppure Lorenzo si muove laddove lo spazio gli è più familiare, in quell’Italia antica e contadina, dove le stagioni della natura, le colline, i cieli e la luce diventano elementi della composizione visiva dell’autore. La sua fotografia è sensibile ed intelligente, ricca di suggestioni, capace di trasmettere la visione di un sogno. Nelle immagini dei giovani che ritrae c’è lo splendore dell’incanto, il sapore ambiguo
dell’innocenza, la forza degli sguardi che lasciano allo spettatore la magia dello stupore. (di Renata Ferri, Photoeditor)                              

Paolo Monina, curatore

L’esposizione verrà inaugurata Sabato 18 maggio alle ore 18,00, in concomitanza con la Notte dei Musei alla quale la Fondazione partecipa (con apertura serale dalle 21,00 alle 23,00)e resterà aperta, anche su appuntamento, fino alla fine di giugno 2019.

 

Per informazioni: 

SpazioArte della Fondazione A.R.C.A. – Onlus
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